Le recenti argomentazioni espresse riguardo la vicenda della cooperativa da affiancare alla ditta che si occupa della raccolta differenziata dei rifiuti, indipendentemente dalle posizioni espresse da ciascuno, hanno turbato profondamente l’animo degli ex operai Ecopa.

Loro, i lavoratori, i ragazzi, i padri di famiglia, poco c’entrano con le beghe di un documento, a loro – cui spesso passano inosservati i cavilli di un contratto perché al primo posto c’è la “necessità” – non può essere imputato un atteggiamento superficiale nei confronti di clausole sul gentil sesso.

Forse troppo impegnati ad assistere ad un botta e risposta perpetuo, in molti non si sono posti il problema relativo al morale di coloro che – personalmente – sono coinvolti in questa viscosa situazione, quelli che ogni giorno devono reggere lo sguardo dei propri cari, inermi dinnanzi alle innocenti richieste di un figlio che domanda: «Cos’hai?». Probabilmente il pensiero della miseria, umana prima che finanziaria, non è ancora divenuto prioritario nella mente di coloro che quotidianamente popolano una città in dissesto. Nonostante qualcuno abbia cercato di aprire gli occhi, condividendo da una bacheca virtuale il suo vicino punto di vista, e nonostante questo qualcuno non fosse né un politico, né un sindacalista e nemmeno un operaio, ma un servitore dello Stato che ha toccato con mano la disperazione di chi quest’estate ha occupato il tetto del comune fino a notte fonda; nonostante tutto questo, molti ancora credono che la questione sia da derubricare a margine di uno scontro politico. Forse, per comprendere, sarebbe il caso di riprendere le parole di questo valoroso Agente che, il giorno successivo all’insolita manifestazione agostana, scrisse su Facebook: «Io non sono Paolano…ci lavoro da oltre 20 anni e per quanto possa conoscere tanta gente non mi sono mai sentito parte di questo territorio…ieri sera però ho provato una fitta al cuore nel vedere la disperazione di un padre di 51 anni, sopra il tetto di un comune, piangere lacrime di dolore nel chiedere di lavorare come “spazzino”. Già…quando ero bambino era considerato il lavoro più umile e dignitoso…oggi si piange per poterlo avere. Al di la dei giochi politici io penso che ogni Paolano di coscienza dovrebbe farsi un esame e chiedere a chi ci amministra se sia più serio assecondare i giochi di potere di una classe politica oppure dare la risposta ad un padre disperato che piange su di un tetto…sapendo in coscienza che l’opportunità di un’ assunzione esiste davvero».

Considerando quest’aspetto, sarebbe forse opportuno velocizzare i tempi, coinvolgere al più presto le donne mancanti, ed avviare la procedura di assunzione. C’è più di un bambino, a Paola, che vorrebbe vedere un genitore appagato dal lavoro con cui porta il pane a casa.

Paola – Lontani dalla querelle politica, gli operai ex Ecopa attendono ultima modifica: 2016-03-13T15:30:32+01:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.