Sottotraccia, silenziosa come un predatore in procinto di un agguato, la “situazione rifiuti” paolana continua a palesare un trend che solleva dei dubbi. Nonostante l’avvio della raccolta “porta a porta”, parecchi cittadini sembrano essere rimasti fedeli all’abitudine precedente, quando – senza alcuna differenziazione – la spazzatura rappresentava un coagulo marcescente nei neri bidoni a bordo strada. Ciò lo si può desumere constatando l’esorbitante mole di sacchetti che “ricoprono” i punti nei quali tale pratica può continuare ad essere condotta, quelle aree di periferia dove i contenitori del “tutto incluso” sono ancora presenti. Una questione sicuramente “morale” che però, una volta di più dimostra che – se c’è ancora chi preferisce la versione “precedente” del servizio – qualcosa, nel sistema paolano, non funziona a dovere. Indipendentemente dalle cause di questa situazione, in cui – comunque – la parte del leone è interpretata dal cittadino, ciò che lascia davvero sconcertati è l’aggravante incivile con cui qualche zoticone mette in pratica la disseminazione territoriale del proprio pattume, liberandosene alla bell’e meglio dove gli capita.

Se prima il problema “evidente” lo si riscontrava nei pressi dell’ex area mercatale di Via Pantani, oggigiorno lo si registra lungo Viale Charitas.

Probabilmente scoraggiati dall’installazione delle telecamere di sorveglianza, i “vandali del sacchetto” hanno invertito il loro raggio d’azione, passando da sud a nord e andando ad invadere un’arteria che oramai può definirsi tranquillamente “centrale” per il traffico cittadino.

La scena che si presenta a bordo strada è davvero raccapricciante, coi sacchetti a putrefarsi sotto la spinta degli elementi, a due passi dal Torrente in cui il Santo ha più volte attinto acqua, e vicinissimi a terreni coltivati. Definirlo “uno schifo” è fargli quasi un complimento.

Con la città sotto l’attacco dell’idiozia, è forse necessario mettere mano al servizio, perlomeno per instillare nei cittadini la convinzione che il sistema in uso è quello giusto. Forse, per far funzionare questa idea, si potrebbe rafforzare l’organico della società che gestisce il servizio, magari prevedendo nuovi innesti propriamente “locali”, che conoscono il territorio e magari arrivano più agevolmente a casa della gente.

Con la città ridotta in questo stato, urge mettere mano al progetto messo in campo e, per questo, una procedura di collocamento da “emergenza” potrebbe rappresentare una possibilità. Assunzioni per il tempo necessario, indifferentemente sparse su tutti i soggetti che possano mettere mano alla faccenda, sarebbe una soluzione. Qualcosa in comune pare essersi avviato, ma non è un plauso all’intenzione, anzi è una cosa che – se pur letta nella sua “semplicità” – reca in sé i tratti della polemica.

A sollevarla, con un intervento su Facebook, il consigliere di minoranza Francesco Sorace, che titolando: “A VERITÀ”; ha raccontato un siparietto che si sarebbe verificato al suo cospetto. «Stamattina, due ragazzi – ha scritto il consigliere comunale del Psi – neoassunti nel Consorzio Cooperative, a Paola, centro Storico, confabulando tra loro, uno dice all’altro: “cchi paisi i m…., ppi na scupa e na paletta cci vo pure a raccomandazione”. (Cit.)».

Oltre ad incontrare l’approvazione di un folto numero di utenti, il racconto di Sorace ha anche suscitato diversi commenti, tutti volti a confermare quanto scritto e ad ampliare il raggio d’azione dell’usanza che, come denunciato nella parte finale della storia, sembrerebbe essere molto diffusa in città.

La raccomandazione, segno con cui si esprime la “qualità certificata” (quanti hanno scelto un dentifricio perché «Raccomandato dai dentisti italiani»?), è un fenomeno che generalmente viene letto nella sua versione negativa, dove anziché “raccomandare” la virtù di qualcosa, se ne consigliano altre qualità (come, ad esempio, “l’amicizia personale”, “il nucleo familiare comprensivo di parentato” o “il peso elettorale”).

Considerando verosimile il racconto proposto da Sorace, qualora fossero stati raccomandati non per virtù lavorative, coloro che andrebbero a rafforzare le fila dei soggetti coinvolti nella “situazione rifiuti” paolana, non dovrebbero raggiungere l’obiettivo minimo che il loro impiego vorrebbe significare per la collettività. Perché se continuassero a permanere i fenomeni come quello riguardo i bidoni strabordanti ancora presi d’assalto in città, o se – peggio – proseguisse l’odiosa pratica della disseminazione vandalica, allora vorrebbe dire che le eventuali implementazioni d’organico andrebbero solo a costituire un palliativo pre-elettorale.

Ma – siccome il tempo è ancora “clemente”, nel senso che ne ha da venire – è più probabile che Paola torni ad essere quel territorio invidiato su tutte le brochure turistiche: la Città del Santo. Perché aldilà della retribuzione che verrà offerta ad ognuno, è sicuro che chi dovesse andare a lavorare – essendo di Paola – lo farà anche e soprattutto per “senso civico”.

Mentre s’avvicina un nuovo “lunedì”, segue la FOTOGALLERY realizzata nella primissima serata di ieri (23 giugno 2016) percorrendo Viale Charitas

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Paola – La situazione rifiuti evolve o involve? Aria di polemica? ultima modifica: 2016-06-24T11:00:27+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.