Che tra la stampa e la politica sussista un rapporto “particolare”, fatto di gioie e dolori da condividere o meno, è un dato col quale chiunque si fosse documentato sulle vicende degli ultimi anni potrebbe tranquillamente avere familiarità.

Molto spesso accade che, nelle parti coinvolte in questa interazione, avvengano spontanei fenomeni di contrapposizione, col politico di turno che s’imbestialisce allorquando il giornalista racconta una “verità scomoda” e, viceversa, quando al professionista della stampa appare lesivo il comportamento di chi “passa le notizie” solo a chi è ritenuto allineato.

Nel caso in questione questo tipo di rapporto è addirittura secondario, perché ad aver incrinato e poi rinsaldato il canale relazionale tra le parti è stato un “atteggiamento”.

Comunque la si voglia guardare, è inscindibile la relazione che lega un uomo politico all’efficacia della sua parola, soprattutto se viene pronunciata in un contesto ancora disponibile a dargli credito indiscutibile e pronto ad assecondarla ad ogni piè sospinto, pertanto nessuno si meravigli se – all’origine dello sfumato battibecco giudiziario di cui si darà conto – c’è la parola che il sindaco di Paola, avv. Basilio Ferrari, espresse in concomitanza di un successivo rogo che interessò la vettura di uno stimato collega.

La vicenda parte un paio di giorni prima del fatto delittuoso, quando il primo cittadino paolano – dall’alto di un palco comiziale – espresse opinioni poco lusinghiere nei confronti del professionista Guido Scarpino, messo all’indice perché vicario di una chiave di lettura astrusa rispetto a quella con cui, l’amministrazione comunale, avrebbe voluto interpretare la realtà dell’epoca. Parole pesanti quelle del sindaco, dirette e senza filtri contro una persona che – a parte la “pubblicità” della sua professione – non ha mai cercato popolarità e teatrini compatibili alle ribalte di cui si nutre il confronto politico.

Orbene, siccome a pochi giorni di distanza da siffatto comizio l’auto di Scarpino (una Mercedes Classe A di colore grigio – per leggere la cronaca clicca qui, e qui se invece l’interesse riguarda gli sviluppi) è stata data alle fiamme, lo stesso giornalista (reso edotto riguardo la solidarietà che il sindaco gli espresse in quel frangente) rispedì al mittente la presunta vicinanza, utilizzando un termine che Ferrari non avrebbe gradito e per il quale è arrivato ad intentare una causa con richiesta di risarcimento da 50mila euro.

Una strana modalità per dimostrare sensibilità nei confronti di un uomo comunque condizionato da una pesante intimidazione.

A distanza di quasi tre anni, sviluppato per intero l’iter procedurale funzionale all’emissione di una sentenza, per Basilio Ferrari è arrivato il giorno di raccogliere i frutti della sua querela, sennonché – poco prima che il giudice si pronunciasse – non l’avesse ritirata. Il primo cittadino paolano, forse in virtù di alcune “rivisitazioni” riguardo taluni comportamenti mantenuti all’epoca in cui la cresta dell’onda gli era favorevole, ha preferito lasciar cadere la faccenda, dimostrando una sorta di empatia con chi – del suo lavoro – ha fatto un’esperienza esemplare.

A Basilio Ferrari va pertanto riconosciuto che le questioni “accessorie” non fanno più parte del suo registro etico, sopravanzate da sostanziali prese d’atto che – da qui al prossimo appuntamento elettorale – potrebbero giovare al suo desiderio di ricandidarsi a sindaco.

Paola: Un buon segnale, Ferrari ritira querela contro giornalista ultima modifica: 2016-07-10T18:13:11+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.