La perdita di “natura ignota” che ha condizionato la vita dei residenti di Sant’Agata, a Paola, ha palesato una sola certezza: era liquida e marrone. Indipendentemente dalla possibilità che si sia trattato dello sbocco sotterraneo di una falda che raccoglie le acque piovane, o di una tubazione di natura diversa (si pensi alla perdita di acqua potabile che per giorni ha “irrigato” la Marina) fa sensazione la constatazione relativa alle tempistiche di intervento poste in atto. Per tre giorni: “non pervenute”.
Nonostante diverse segnalazioni degli abitanti, cui si sarebbe aggiunta finanche quella dei Vigili del Fuoco – intervenuti su chiamata di qualche inquilino della zona – dalle parti del comune ci sono voluti più di quattro giorni per fare qualcosa. Il liquido in questione, del quale si ignora la provenienza, è sgorgato bellamente da un lampione e seguendo la morfologia del territorio, ha irrorato lo spazio antistante un’attività commerciale, scendendo poi copioso lungo una rampa che conduce al piano “garage” di un popolosissimo palazzo. Siccome la questione s’è protratta per oltre quarantotto ore, la pazienza s’è fisiologicamente esaurita. Forse sarebbe il caso che, chi di competenza – considerando anche quanto è accaduto, solo ieri, a Roma con il crollo dell’ala di una palazzina – intervenisse almeno per spiegare la natura del fenomeno e il suo grado di pericolosità.
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