«Come prima, un po’ meno di prima». Travisando la celebre canzone di Tony Dallara, i disagi relativi all’ennesima crisi idrica vissuta a Paola, potrebbero assumere un carattere “sopportabile”. Perché altrimenti ci sarebbe ben poco da stare allegri, soprattutto perché – ancora una volta – ad andarci di mezzo c’è la salute, nella sua duplice declinazione di “privata” e “pubblica”. Salute privata dell’elemento essenziale alla base della vita, divenuta pubblica grazie alla civiltà degli acquedotti, salute che oggigiorno a Paola – a leggere ciò che ordina il sindaco Ferrari – è a repentaglio nelle zone di via Petraro, via Tenimento; zona Petrulla; zona Pantani. Una porzione di territorio cittadino, talmente vasta da implicare una discreta percentuale di cittadinanza, attualmente privata di un bene pubblico che a Paola viene erogato ad un prezzo che – causa dichiarazione di dissesto – è il massimo concesso dalla legge. Un altro ottimo novembre entra nelle case dei paolani ed esce dalle tubature che servono lavandini e docce, un’altra volta la Sorical al centro delle accuse del sindaco Ferrari. Con una premessa “copia e incolla” del documento che l’anno scorso fece detonare la bomba di una polemica infuocata, il primo cittadino paolano ha “ordinato” «la non potabilità delle acque di rete idrica a servizio delle utenze». Pertanto a migliaia di cittadini è stato imposto il divieto di utilizzarla per scopi abituali che, oltre a bere, significano potersi lavare e quant’altro. Se la mente corre nuovamente a poco meno di dodici mesi fa, lo sviluppo degli eventi registrò botta e risposta memorabili, come quello che oppose l’attuale presidente f.f. della Provincia di Cosenza – capogruppo paolano del Pd – Graziano Di Natale, a tutta l’amministrazione di centrodestra. Col consigliere provinciale che bollò come «incapace» il primo cittadino e col sindaco che minacciò azioni legali contro chiunque avesse diffuso ingiustificatamente il panico. Un sentimento che trovò compimento nella manifestazione degli studenti fin dentro il comune e in un pubblico incontro svoltosi al Dlf, dove anche altre componenti dell’opposizione criticarono l’amministrazione. E come scordarsi del momento in cui la Sorical stessa definì «nulla di più falso» la versione di Basilio Ferrari che, per tutta risposta – a distanza di cinque mesi – pagò, con soldi pubblici, i 772mila euro richiesti dalla ditta. E come dimenticare l’intervento consiliare dell’ingegnere Gimigliano, attualmente a libro paga del comune di Paola per la “valutazione […] dei serbatoi utilizzati per lo stoccaggio e la distribuzione dell’acqua potabile alla popolazione e della presenza di impianti di trattamento acqua utilizzabili”; il quale si prodigò in considerazioni a favore dell’amministrazione comunale chiamata a “governare” senza necessariamente dover “capire”. Una situazione che, all’alba di quest’ennesimo disservizio, rischia di ripetersi in tutto il suo grottesco potenziale, perché di reale – al momento – c’è solo la frustrazione della gente che paga per un servizio che non vuol proprio saperne di andare bene.

Paola – Torna l’incubo dell’acqua non potabile per parte della Città ultima modifica: 2016-11-05T20:03:36+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.