Allegato alla determina dirigenziale redatta dal segretario comunale Nicola Falcone lo scorso 26 ottobre, c’era un avviso contraddistinto dalla dicitura:  “Locazione immobile posto in Via Nazionale”.

Il documento, pubblicato sull’albo pretorio e diffuso anche a mezzo stampa, ha attirato l’interesse di molti operatori economici, perché inerente gli ambienti sottostanti l’ex palazzo di città che – dalle parti del S. Agostino – vengono concessi ad un canone d’affitto di poco superiore ai mille euro all’anno. Per sei anni.

Ovviamente, stante la clausola posta alla lettera “j” del bando in questione, il termine perentorio entro il quale sarebbero potute pervenire le domande che gli interessati avrebbero dovuto protocollare presso il comune, è stato fissato nelle ore 14.00 del quindicesimo giorno dalla pubblicazione dell’atto (avvenuta lo scorso 14 novembre).

A partire dal 29 novembre, quindi, tutti coloro che hanno presentato regolare domanda dovrebbero aver partecipato alla “Consultazione preliminare di mercato” e, probabilmente, a tutt’oggi sarebbe dovuto essere possibile conoscere i loro nomi.

Tuttavia, in maniera del tutto inaspettata, sull’albo pretorio – alla data del 16 dicembre scorso – è comparso un altro avviso, contraddistinto dalla dicitura “Locazione di locale posto in Via Nazionale. Riapertura termini”, un documento nuovamente vistato col timbro arrecante il nome del segretario Nicola Falcone che, incomprensibilmente, ha riaperto i termini di una gara a cui qualcuno aveva già partecipato.

Quasi fosse una seconda chiamata per qualche sbadato che non aveva preso parte alla consultazione quando era tempo, questo secondo tentativo non è contrassegnato da alcun identificabile elenco di condizioni da rispettare e, soprattutto, cambia il carattere dello spazio da assegnare, facendolo passare da “immobile” a “locale”.

Una specie di gioco di parole col quale, forse, gli avvocati amministratori del comune, dovrebbero poter giustificare un’iniziativa che – posta in questi termini – ha sembianze incomprensibili e a tratti misteriose.

Perché riaprire i termini per assegnare un locale se, dopo la prima consultazione, qualcuno s’era già presentato per partecipare alla gara?

Misteri e miracoli che, negli ultimi tempi, stanno moltiplicandosi negli atti prodotti dall’esecutivo e dal garante amministrativo dell’ente. Su tutti basti ricordare i casi della delibera apparsa, scomparsa e poi riapparsa (modificata) sull’albo pretorio, per non parlare delle sparizioni di atti avvenute quando in comune non sarebbe dovuto esserci nessuno e riguardanti, caso strano, decisioni fondamentali per personale e contenziosi su tasse da pagare.

Paola – Locali sotto ex comune hanno necessitato di un “richiamo” di bando ultima modifica: 2017-01-03T15:03:50+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.