Mentre la scorza della città, mediante apposita ordinanza, ha iniziato ad essere straordinariamente pulita dalla società appaltatrice del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti, nel cuore pulsante che più di ogni altro luogo è rappresentativo della sua municipalità, profilattici apparentemente utilizzati per la loro funzione contraccettiva, danno bella mostra di se sotto al colonnato da cui si accede al piano terra del S. Agostino.

Dell’edificio è inutile ribadire la valenza storica e il patrimonio culturale rappresentato che aumenta il prestigio della città. Il complesso monastico ascrivibile a confraternite che hanno lasciato un segno tangibile e virtuoso nella storia, è tale da non richiedere ulteriore enfasi. Delle sue rimodulazioni urbanistiche nel tempo, è quasi inutile parlarne: perché fu penitenziario, ospedale e scuola, in un crescendo evolutivo che lo ha portato a divenire oggi la sede del municipio.

Sarebbe potuto essere destinato ad altro il S. Agostino, anzi, nelle intenzioni delle amministrazioni che si sono succedute dall’atto del suo restauro, la sistemazione comunale sarebbe dovuta essere talmente transitoria da consentire l’insediamento di una costola universitaria dell’Unical.

Ma poi le cose sono andate diversamente e, l’ultimo atto che la storia ha registrato, è quello relativo al cambio di destinazione e d’uso dei fondi che sarebbero serviti per rimettere in sesto l’ex collegio dei gesuiti di Corso Garibaldi, palazzo che sarebbe dovuto tornare ad ospitare gli uffici nella loro storica sede. Il tutto con un’operazione che era stata pianificata per liberare il complesso monastico e renderlo funzionale ad altri usi.

Nel caso del S. Agostino, qualora fosse stato attivato il circuito che doveva ruotare anche su ostello della gioventù e  biblioteca comunale, s’era pensato di farlo diventare il perno del rilancio cittadino, con gli studenti che avrebbero costantemente popolato il centro storico, insieme ad annesse e connesse ricadute economiche per l’indotto degli affitti e dei pubblici esercizi.

Ma è stato riscontrato un enorme problema di idoneità statica, e il palazzo dei gesuiti è diventato buono solo per ospitare attività commerciali ubicate al suo piano terra, la dove un tempo trovavano ricovero i veicoli municipali e dei vigili urbani.

A causa di questa grave anomalia strutturale, per non perdere i fondi stanziati dalla Regione mediante bando europeo, l’amministrazione Ferrari – col contributo decisivo dell’attuale responsabile dell’Utc, ingegner Fabio Pavone – ha chiesto ed ottenuto una rimodulazione sulla destinazione d’uso, individuata per ciò che ha riguardato Largo Sette Canali.

In buona sostanza è stato ritenuto necessario un palco con poltrone semoventi (da far scivolare dentro e fuori un cassettone mediante apposito binario), e un’installazione di doghe in legno attorno ad un edificio che ospiterà anche gli “incubatori di idee” di Territorio Solidale.

Alla memoria di Mauro Ganeri è stato tributato il luogo degli show, mentre a quella di Antonio Eboli la parte laboratoriale dell’edificio accanto.

Quindi il S. Agostino è rimasto nella sua veste impropria, continuando a rappresentare la sede dell’amministrazione comunale, la quale agisce dall’aula consiliare “Francesco Lo Giudice”.

Il complesso monastico continua dunque a rappresentare il parcheggio ideale per lasciare le vetture degli avventori, i quali – incuranti – continuano a saltellare sui gradini in pietra che fanno da corte interna prima dell’ingresso.

Adesso si presta pure a diventare alcova in muratura per persone in cerca di intimità. Forse una telecamera e un faretto potrebbero inibire almeno questa seconda degradazione.

I residenti della zona, oltre a molti cittadini, non aspettano altro.

Paola – Al Sant’Agostino, tra incuria e degrado, spuntano pure i preservativi ultima modifica: 2017-02-20T19:34:29+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.