il cuore del marsili

Il Cuore del Marsili – Gli impedimenti materiali non fermano l’Amore

Zia Daniela, bella e cattivissima

Una pianta carnivora

Ho vissuto ottantaquattro anni, due matrimoni felici, una figlia, tanti nipoti, una moltitudine di pronipoti. Sono morta all’improvviso, in realtà lentamente consumata dal tempo. Salutata dalle lacrime dei miei cari ma anche di amici, vicini di casa e di tutti quelli che mi volevano bene.

Ancora oggi mi raggiungono le preghiere di tanti, ascolto il racconto della mia vita tramandata di padre in figlio, quasi fosse una favola: la storia della nonna che ha tanto sofferto ma che ha avuto la forza di trasformare il dolore in bontà; la donna che non si arrese alla cattiveria e alla tristezza ma che trasformava ogni gesto in un atto di solidarietà.

E puntualmente ripenso a quando mi hanno informato della sua morte. Mi sono sentita sollevata, leggera, mi girava la testa ma non so… non ero né triste né felice, serena sì, però. Ora non avrebbe più potuto farci del male: nei giorni a seguire mi resi conto che avevo ricominciato a respirare, perché sentivo il profumo dei fiori, ripresi a vedere perché intorno a me notavo i colori sgargianti della primavera e piano piano ho ripreso a ridere con gli occhi, con la bocca, col cuore, con l’anima.

Il primo giorno che la incontrammo ci aveva ammaliato con i suoi modi garbati e dolci, con le sue ciglia lunghe, il suo aspetto perfetto e sempre impeccabile. Forse così aveva catturato anche papà. Con il passare del tempo notavo qualcosa che non sapevo spiegare neanche a me stessa, ma che mi suggeriva di non fidarmi, il turbamento mi si leggeva in faccia e lei lo sfruttava per farmi litigare con gli altri componenti della famiglia.

Non era come la mia mamma, no, niente affatto; lei sì che ci voleva bene, ma era morta e non poteva consigliarmi. Da qualche parte avevo sentito dichiarare che alcune verità sono dirompenti, altre emergono con lentezza, ma se non prendiamo posizione non possiamo godere dei colori che il mondo ci offre…è vero, così decisi, dovevo capire cosa c’era di sbagliato nella mia matrigna.

Bè, non mi sono sforzata tanto, poiché alla fine di quella stessa estate io e i miei fratelli siamo stati spediti in collegio con il parere favorevole di nostro padre. Papà era spesso via per lavoro e lei da sola temeva di non farcela a tirarci su bene… in realtà, partiti tutti, lei iniziò a godersi il frutto dei sacrifici del marito e il silenzio di una casa senza bambini.

Povero papà, morì anche lui, una febbre violenta e improvvisa, ma secondo me lei non chiamò neanche il dottore…era troppo stanca, era sempre troppo stanca, diceva che mantenere una casa la impegnava enormemente. Quando la direttrice condivise con noi la funesta notizia, cercò di renderla più accettabile aggiungendo che lì non saremmo più tornati, e povera donna ora che era rimasta sola doveva occuparsi anche di noi nonostante non fosse la nostra vera madre!

Sì, come no, saremmo stati noi a prenderci cura di lei, anzi, per essere esatti, in un solo colpo e gratis aveva acquisito governante, giardiniere, autista.

Al momento della sua morte, ci aveva tolto tutto, aveva contratto debiti ovunque e si giustificava dicendo che la bellezza costa; forse la malattia aveva abbassato la soglia del suo autocontrollo e quella verità tanto ben celata, ora veniva fuori come una cosa normale e in quel letto d’ospedale, sola, sofferente continuava solo a badare al suo aspetto fisico accusando tutti di non riuscire a trovarle uno specchio…non poteva immaginare l’enorme bene che le veniva offerto, non avrebbe potuto reggere quella vista, quel viso così deturpato.

Ci tolse tutto, sì, ma non l’affetto che provavamo l’un l’altro, addirittura ci proibì di rivolgerci la parola, ma noi giocavamo con le parole al contrario: offese che erano proferite per affermare il contrario. Questo trucchetto che ai tempi ci sembrò una grande trovata, poi mi resi conto che fu la nostra salvezza; un gioco crudele a ripensarlo da adulta.

Ora le tue ciglia non catturano più, non puoi più ingannare nessuno, perché sei anima tra le anime, cara zia Daniela; tu che preferivi tale nome, ma che tuo non era, ho scoperto che così chiamano una bella ma cattivissima pianta carnivora.

Ho sempre sperato di non rivederti mai più, neanche dopo la morte e ora che son morta anche io, porto con me questa speranza!

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