Protocollata ma mai apparsa sull’albo pretorio, come uno spettro infestante, una determina dirigenziale aleggia ancora al Sant’Agostino.

Fino all’arrivo degli “acchiappa fantasmi” è stata impossibile da vedere,  ma una volta portata alla luce si è svelata nella sua “allarmante” entità.

Perché l’atto catalogato col numero 42, sottoscritto dall’ingegner Fabio Pavone lo scorso 22  maggio, riguarda l’approvazione di una “Perizia di Variante”, con cui si allargava – di oltre 27mila euro – il totale complessivo del progetto relativo al “waterfront”.

Rimescolando numeri e voci di spesa, l’allora responsabile Utc ha tentato di proporre qualcosa che, all’ufficio preposto al controllo contabile, potrebbe essere stato difficile da approvare immediatamente.

A risultato elettorale ormai acquisito, cambiati anche i responsabili degli uffici, forse la deliberazione di quella determina non è neanche più necessaria.

Perché ormai è assodato che il capitolo di bilancio, dal quale era stato ritenuto opportuno attingere i fondi per pagare i lavori sul lungomare, è soggetto ad un pignoramento che – di fatto – rende praticamente impossibile agire prima dell’approvazione del consuntivo.

Eppure l’ingegner Fabio Pavone, solo a maggio, deliberava – senza successo – un’impennata nei costi, giustificandola con l’approvazione del recente Psc che «prevedrà – sono le parole dell’atto – la concessione a privati di nuove aree demaniali e la possibilità […] di realizzare piani attuativi di interesse collettivo, e, quindi, per quanto possibile di incrementare le zone di sosta».

Il tutto senza considerare «le competenze tecniche della progettazione e i relativi oneri riflessi, già liquidate con la deliberazione di Giunta Comunale n°52 del 21/04/2017».

In buona sostanza, quest’ennesimo rimaneggiamento della pratica relativa anche alla celeberrima e “costruendapista ciclopedonale, sposta l’asticella dei costi da 300mila a 327mila euro e rotti, abbassando drasticamente alcuni ambiti ed aumentando esponenzialmente altre spese, in un andamento oscillante a tratti ipnotico.

Ovviamente l’atto ricostruisce buona parte della storia documentale legata all’infrastruttura che, più di ogni altra, sta condizionando la vita stagionale dei paolani, con un lungomare a “cantiere aperto” che mal si concilia con le attrattive turistiche garantite dal posto.

E allora s’apprende che i lavori, valutati in un primo tempo nell’ordine dei 237.988,22 euro, sebbene il “ribasso d’asta” del 2,111%  – con cui la Scutieri Costruzioni di Catanzaro s’è aggiudicata l’appalto – sarebbero lievitati a 289mila 848,24 euro.

Tutto ciò nonostante una  voce di spesa inerente l’architetta Angela Maria Marcelli, relativa alle “competenze tecniche Direzione Lavori e Coordinatore Sicurezza in fase di Esecuzione”, appaia ridotta (da  9mila e 606 euro e rotti a 2mila 500 euro, cifra tonda), e malgrado anche lo stesso ingegner Pavone abbia paventato l’azzeramento del proprio stesso compenso (che come Rup valeva quasi 500 euro).

Ma il tentativo deliberante, implementato con una proposta censita al numero 12228 del Protocollo dell’Ente, appare curioso anche per altre occorrenze.

Infatti, sebbene i lavori di “manutenzione straordinaria” siano iniziati sul finire dell’anno scorso, la consegna della progettazione “definitiva” è stata effettuata almeno due volte (marzo e aprile 2017), con l’avallo di una “conferenza dei servizi” composta da due soli enti territoriali, senza Demanio, Capitaneria di Porto, Dogana e Regione.

Paola – Quella determina “fantasma” che poteva far “lievitare” il lungomare ultima modifica: 2017-07-29T12:52:52+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.