La compagine rappresentata in consiglio comunale dalla consigliere Maria Pia Serranò, perde tre elementi.

Con la defezione di un trio, composto da un dipendente Asl, un ferroviere e un giovane imprenditore, lo schieramento nato dalla fusione degli ideali siciliani di Gianfranco Micciché e Angelino Alfano, convertiti in calabrese da Sarra Alberto, Scopelliti Giuseppe e dai fratelli Gentile, alleggerisce il suo peso politico nell’aula Lo Giudice.

Grande Paola” continuerà a sedere in consiglio e, malgrado il dimagrimento dei suoi ranghi, potrà esprimere ancora per cinque anni il suo stile amministrativo.

Perché la gestione del movimento è ormai affar proprio della sola donna sopravvissuta al cataclisma elettorale del centrodestra, la consigliere che per la terza volta consecutiva ha centrato l’obiettivo.

Rappresentante di una politica volta alla tutela del cittadino, presidente di un’associazione che si batte contro la violenza (soprattutto quella sulle donne), da sempre in grado di intessere cordialità con i suoi interlocutori, Maria Pia Serranò potrebbe essere assoggettata alla figura del “diplomatico”, tanta è la grazia con cui riesce a compiere manovre da camionista.

Perché a detta del trio di critici passati a strizzare l’occhio a Ferrari e Lo Gatto (“Moderati per Paola” senza ancora un capogruppo né un esponente in qualche commissione, sia essa interna o esterna al consiglio), la Serranò avrebbe “acconsentito” al «riequilibrio di bilancio della giunta Perrotta», macchiandosi dell’ulteriore “peccato” d’aver fatto dichiarazioni sulla frequenza di una «linea politica assai distante da quella del centro destra e in contemporanea in disaccordo con l’operato politico amministrativo posto in atto dal candidato sindaco Basilio Ferrari e dal consigliere Antonio Lo Gatto».

Una svolta considerata molto severamente, cui è seguito un benservito offerto forse troppo rapidamente, per i tre dissidenti i rapporti sono ormai oltre il solco della rottura.

Una disdetta imprevista, che potrebbe celare altri tipi di intenzioni nel perseguimento dell’azione politica, perché sin dal primo momento – ovvero da quando si è avuta la certezza dell’elezione – la stessa Serranò ebbe a commentare che la sua sarebbe stata un’opposizione «costruttiva» che, al netto di tre consigli comunali, l’ha condotta ad approvare parecchi dei punti messi all’ordine del giorno dall’amministrazione Perrotta.

Di certo una delle due parti continua a tendere nel verso del bene collettivo, di una città da riappacificare.

Paola – La Serranò è autonoma col “suo” movimento, ma perde 3 pezzetti ultima modifica: 2017-08-14T08:55:32+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.