Da stamane tutti gli utenti che volessero recarsi presso il Nucleo di Cure Primarie (Ncp), sito a Paola in Via Nazionale, troveranno un’amara sorpresa.
Porte chiuse e servizio sospeso, in attesa che l’intricata situazione venutasi a creare con i vertici gestionali dell’Asp venga chiarita.
Per capire le ragioni che hanno imposto uno stop a tutte le attività garantite fino a sabato, bisogna retrodatare le lancette dell’orologio portandole a gennaio dello scorso anno, perché fino a diciotto mesi fa le cose – malgrado i consueti alti e bassi figli della burocrazia – andavano a gonfie vele.
Perché l’Azienda Sanitaria Provinciale è consapevole dei dati garantiti dal progetto, conosce a menadito le tabelle in cui sono incasellati i numeri relativi a prestazioni ambulatoriali e “codici bianchi” smaltiti nella struttura paolana.
Eppure, dall’inizio del 2016, tutti gli sforzi economici necessari a garantire la prosecuzione delle attività, non sono stati rimborsati, causando un vero e proprio “buco” impossibile da rimpinguare.
I soldi in questione sarebbero dovuti servire esclusivamente a coprire i costi per il mantenimento del poliambulatorio, senza considerare l’esposizione al passivo cui sono andati in contro i medici e i dipendenti (infermieri e amministrativi) che, a loro volta, hanno continuato a lavorare senza vedere il becco di un quattrino.
Le conseguenze per i tanti assistiti che nel tempo avevano preso dimestichezza a recarsi presso il “Nucleo” paolano, sono facilmente immaginabili, perché all’interno del Ncp sono state eseguite prestazioni difficilmente ottenibili altrove.
La sospensione delle attività è giunta al culmine di una battaglia interna alle mura aziendali, tracimata successivamente attraverso canali mediatici alle volte gestiti da chi nutre interessi “particolari” nel settore sanitario, supporti da cui sono partiti con costanza attacchi ordinati su colonne simili a quelle che – nel gergo militare – contraddistinguono assembramenti bellicosi che, nel caso specifico, sono stati schierati per delegittimare il lavoro di quanti hanno condotto un’esperienza positiva apprezzata dall’utenza.
La criminalizzazione sistematica e molto spesso strumentale, è stata una delle gatte da pelare più difficili contro cui hanno tentato di opporsi coloro che hanno dato vita agli Ncp “cosentini”, un nemico subdolo che alla luce della sospensione che avverrà da domani, potrà bearsi di una gioia figlia del successo per una battaglia condotta non escludendo nessun tipo di “colpo basso”.
La guerra, tuttavia, è un’altra cosa, e soltanto il tempo potrà sancirne la conclusione effettiva.
Di certo c’è che da oggi l’offerta sanitaria disponibile a Paola sarà condizionata dall’assenza di un pilastro che garantiva, e questo è acquisito, un alleggerimento non indifferente al pronto soccorso dello spoke che la città condivide con Cetraro, smaltendo una mole incredibile di “codici bianchi”.
Senza tralasciare i risultati ottenuti con lo studio di patologie endemiche, analizzate su larga scala grazie alla disponibilità di utenza che – sin dagli albori – i medici di famiglia coinvolti nel progetto hanno garantito alla struttura.
Professionisti che da domani mancheranno all’appello, insieme ai “familiari” volti degli impiegati del Ncp.
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