lunedì , 17 Febbraio 2020
zampe in salvo

Paola – Nuova politica per contrastare il randagismo: ecco il vademecum

Nota diramata dal comune di Paola

Il Comune di Paola ha iniziato un’importante opera di contrasto al randagismo che, vista la situazione emergenziale in cui versa il fenomeno e viste le scarse risorse economiche per poterlo fronteggiare diversamente (ovvero mediante l’accalappiamento e la detenzione in canile), non poteva che cominciare con l’accalappiamento dei cani per sterilizzarli e vaccinarli per poi reimmetterli sul territorio, nei termini e modi stabiliti dalla legge (in particolare dall’art. 12 del DCA n.32/15 Regione Calabria).

COS’É LA REIMMISSIONE?

É una misura di contrasto al randagismo prevista dalla legge. Consente di evitare la detenzione in canile dei randagi accalappiati che vengono certificati da un veterinario come “cani socievoli non pericolosi per l’incolumità pubblica, perché non aggressivi e non malati”. Ha un costo di gran lunga inferiore rispetto alla detenzione nei canili e consente di evitare la proliferazione di nuovi randagi. I cani re-immessi sono microchippati e restano di proprietà del Comune che ne è il responsabile. Per ognuno di loro viene nominato un tutor che si occupa di fornire cibo al cane (a proprie spese e nel rispetto dell’igiene e del decoro urbano) e vigila sulle sue condizioni generali di salute.

I cani re-immessi (cd. cani di quartiere) sono dunque cani sani, non pericolosi per i cittadini e sono tutelati dalla legge; sicché è severamente vietato cercare di scacciarli dal loro territorio o impedire ai tutori di dar loro da mangiare.

PERCHÉ NON RINCHIUDERLI NEI CANILI?

Perché in seguito a delle stringenti modifiche legislative il numero dei posti nei canili si é notevolmente ridotto e sono quasi tutti saturi. In più la detenzione in canile ha un notevole costo che al momento il Comune non può permettersi (specialmente se si considera il numero spropositato dei randagi nella nostra città); il Comune dovrà comunque sostenere i costi per il mantenimento nei canili dei cani pericolosi o malati che non possono essere re-immessi sul territorio.

PERCHÉ NON SPOSTARLI IN UN ALTRO POSTO?

La legge prevede che i cani stanziatisi in un certo quartiere già da anni, vengano re-immessi nello stesso territorio di appartenenza. Spostarli altrove, del resto, non risolve il problema del randagismo, dato che continuerebbero a vagare per le nostre strade, con l’aggravante che, trovandosi in un diverso quartiere, i cani re-immessi non sarebbero in grado di procurarsi cibo e sarebbero soggetti a lotte con altri cani “territoriali”; uno spostamento, insomma, comporterebbe la presenza di randagi feriti e incattiviti (e, dunque, pericolosi).

PERCHÉ NON UCCIDERE I CANI RANDAGI?

Questa pratica, oltre che immorale e non necessaria, è vietata dalla normativa nazionale ed europea.

PERCHÉ DOVREI SOPPORTARE LA PRESENZA DI CANI REIMMESSI NEL MIO QUARTIERE?

Al momento, la re-immissione è l’unica via percorribile per contrastare il randagismo.

Accettare i cani reimmessi é un dovere civico (oltre che universalmente riconosciuto come morale ed etico).

La serena convivenza con gli animali vaganti è segno di civiltà che contraddistingue ormai tantissime città italiane che già conoscono da anni l’esperienza dei cani di quartiere.

Si consideri che la presenza dei cani di quartiere potranno evitare l’avvicinarsi di nuovi cani estranei, rappresentando quindi una naturale barriera allo sviluppo del randagismo.

Nel periodo del “calore”, una volta sterilizzati, i cani re-immessi non daranno vita a nuove cucciolate né si scontreranno con altri esemplari.

Con un po’ di fortuna e con l’aiuto di associazioni animaliste, poi, si cercherà di far adottare quei cani. Quindi non è esclusa la possibilità che il numero di cani di quartiere andrà a ridursi anche grazie a chi vorrà accoglierne uno nella propria casa.

É bene sottolineare che il fenomeno ha raggiunto una simile portata perché non sono mai state applicate le leggi in vigore. Se si fosse attuata da tempo una buona campagna di sterilizzazione, oggi i cani randagi sarebbero pochissimi.

É utile evidenziare che le responsabilità di un simile penoso fenomeno non risiedono solo nell’amministrazione comunale ma anche nella mancanza di senso civico di molti cittadini che non sterilizzano i propri cani e, spesso, mettono in pratica la deprecabile e delinquenziale abitudine di abbandonare cuccioli per strada. La lotta al randagismo che ha intrapreso il Comune di Paola terrà in considerazione anche questo fattore, iniziando un’opera di controllo del territorio, sia dei cani vaganti che dei cani di proprietà, interfacciandosi con l’ASP che cura l’Anagrafe canina.

Si confida in una paziente collaborazione di tutti i cittadini. Infatti, vista la portata del fenomeno, l’emergenza non potrà essere risolta in tempi brevi.

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