A breve, l’ennesimo circo con spettacoli d’animali ammaestrati, farà la sua comparsa sul territorio urbano.

Strano a dirsi ma anche la città “di San Francesco” presterà i suoi spazi pubblici per un’attività che, in sé, non corrisponde assolutamente ai precetti lasciati in dote dal Patrono.

Anzi – per dirla tutta – Paola darà ospitalità ad un’iniziativa che si pone all’esatto estremo opposto rispetto al tipo di rapporto che l’Eremita, Protettore della Calabria, ha lasciato come segno nella Storia.

Inutile rimarcare le testimonianze e i miracoli che dimostrano il tipo di legame tangibilmente ostentato dal Primo Minimo dell’Ordine, con le suggestive visioni ancora impresse nell’area della Calcara al Santuario, laddove l’Agnello Martinello – i cui resti smembrati dagli operai intenti a costruire il Convento erano stati gettati nel tentativo di occultarli – è tornato alla vita grazie per Opera prodigiosa del Santo; o le sponde del torrente Isca, nei pressi del quale riprese a muoversi la Trota Antonella, anch’essa “mortificata” dal comportamento e dall’ingordigia degli uomini, sempre inclini a considerare gli animali come creature venute al mondo per il proprio ludibrio o per fabbisogni di altra natura che, come ha dimostrato il Patrono con la sua dieta, non trovano giustificazione neanche con l’alimentazione.

E si tenga presente che S. Francesco di Paola ha raggiunto i 91 anni senza assaggiare un boccone di carne, uova, pesci o formaggi e – soprattutto – nonostante sia vissuto in un’epoca passata alla storia come Medio Evo (anche se alla sua morte era già iniziata l’era moderna, con Colombo che aveva scoperto l’America già da almeno quindici anni).

Gli spettacoli circensi quindi, contestualizzati in questa dimensione, non dovrebbero trovare mai luogo a Paola (intesa sempre come “Città di San Francesco”).

Eppure succede che, nonostante sia il 2017, esistano ancora spettatori inclini a sollazzarsi con i ruggiti di un leone, belva che continua ad essere presentata come un fenomeno da baraccone (insieme a cavalli, scimmie, ippopotami e così via).

Come se non ci fosse stata alcuna evoluzione e si stesse vivendo ancora nel tempo in cui era necessario il Colosseo, tante persone comprano biglietti per “vedere” realtà ormai arcinote e talmente familiari da essere inserite persino nei cartoon (senza considerare la miriade di validissimi documentari ormai fruibili mediante qualsivoglia supporto tecnologico).

Come se questo non bastasse, lasciando stare l’etica etologica e i maltrattamenti che subiscono gli animali già a partire dal loro “trasporto”, si potrebbe tenere a mente che il prossimo tendone verrà allestito laddove in passato ci sono state feroci critiche, ovvero su quell’ex area mercatale dove, per tendere le funi di sostegno della struttura, sarà necessario bucare l’asfalto.

Forse si potrebbe considerare che Paola non è più idonea per circhi “equestri”.

Paola – Quel tipo di Circo stona con la Città di S.Francesco (e con l’asfalto) ultima modifica: 2017-09-05T18:19:32+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.