sabato , 29 Febbraio 2020
franco cortese

Paola – L’ultimo saluto al compagno Franco, Cortese di nome e di fatto

Si sono tenuti in forma laica l’altro ieri mattina, dinnanzi la porta d’ingresso del municipio, i funerali di Franco Cortese.

Il primo paolano ad essere eletto in consiglio regionale, se n’è andato nell’abbraccio di una folla, una catena di baci, abbracci e lacrime, tutti insieme piovuti sulla sua bara mentre intorno suonava “Imagine”, la celebre canzone di John Lennon.

Così, nella stretta di una famiglia (commossa e commovente nei discorsi dei familiari), nell’abbraccio delle istituzioni (con il sindaco che ha encomiato la figura “onorevole” di un politico innamorato del suo territorio) e nella fusione di un’intera collettività (intervenuta in tributo ad un’esistenza a lei dedicata), Franco Cortese se n’è andato.

«Cortese – ha specificato Giorgio Sgangache ci ha insegnato la curiosità verso tutte le direzioni in cui si può volgere lo sguardo, tramutando ogni occasione nel momento giusto per conoscere il mondo».

«Zio Franco – ha raccontato Marta Perrottache in tono confidenziale ci ha detto come ha fatto ad imporre all’attenzione della giunta regionale la questione delle scuole paolane».

Perché la “Francesco Bruno” ed il plesso di Fosse del Rango recano, indelebile, il segno dell’ex consigliere regionale comunista che, per quanto fosse nelle frange della minoranza, è riuscito a fare tante opere per la sua città di provenienza.

«Paola – ha detto Roberto Perrotta – è grata all’opera di un politico che le ha voluto bene, un pilastro della sua stessa stabilità», annunciando al contempo che – nel nome delle tante battaglie condotte per la salvaguardia dell’ospedale – il prossimo 19 gennaio saranno aperte le buste con le offerte per la gara d’appalto per assegnare i lavori di ripristino della collina franata ormai da troppi anni.

Tra aneddoti e saluti, la cerimonia di commiato per un uomo che ha saputo coniugare il verbo all’azione concreta, ha conosciuto momenti toccanti, nei saluti dei tanti che si sono alternati al microfono per parlargli e raccontare, nell’abbraccio spontaneo di Mario Valitutti, alzatosi commosso per un’ultima pacca al “compagno” di tante battaglie nel nome del comitato popolare “Michela Bonavita”.

«Al compagno Franco – ha quasi sospirato Lucio Sessache ci ha insegnato quanta aderenza ci sia tra l’essere comunista e il comportarsi di conseguenza», perché Cortese – anche da quanto ha detto Alessandro Pagliaro – alla svolta della Bolognina disse “No”, continuando a ravvivare il senso del simbolo con la falce ed il martello e trasmettendolo alle nuove generazioni.

«Ho preso la parola solo per ringraziarti», è stato il saluto dell’avvocato Francesco Giglio, cui ha fatto eco Emanuele Carnevale, il quale ha anche confidato un aneddoto particolare.

«È stato il primo a chiamarmi “Tamburino” – ha detto l’ex segretario di Rifondazione – dicendo che somigliavo al personaggio descritto nel Libro Cuore. Il mio battesimo politico, un momento del quale mi sento particolarmente orgoglioso».

Ad aprire e chiudere il momento dell’ultimo abbraccio sono stati il nipote Franco e la figlia Paola, col primo a trattenere la commozione («L’irrequietezza di nonno Franco mi mancherà tantissimo, malgrado l’età mi ha dimostrato quanta giovinezza possiamo conservare in questa vita») e la seconda a rivolgere un grato saluto ai presenti.

Da questo spazio poi, il dottor Cosmo De Matteis (direttore del “Marsili Notizie”) è voluto intervenire per salutare pubblicamente «l’Uomo che ha rappresentato spesso l’esempio da seguire. Il Politico che ha saputo condensare i propri principi in un alveo condivisibile da quanti sono animati dal desiderio di uguaglianza. A lui va un deferente saluto, nella consapevolezza di una perdita che per molti sarà difficile colmare».

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