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Tra Paola e San Lucido fiorivano Vini ricercati tra Medioevo e Rinascimento

di Bruno Sganga

In un recente incontro a “La Tavernetta Letteraria” di San Lucido e con eguale attenzione negli spazi del Comune di San Lucido grazie anche agli sforzi della Pro Loco, abbiamo avuto il piacere d’ascoltare, quasi degustando…, lezioni approfondite e documentate con il Prof. e studioso Antonello Savaglio e Demetrio Stancati  Presidente del Consorzio Terre di Cosenza, intorno ad una rivisitazione storica sugli antichi vini di qualità tra San Lucido e Paola.

Tutto nasce dalle appassionate pagine sulla “Viticultura nelle terre di Cosenza”, scritto da Savaglio su quella Calabria Citra d’un tempo ed oggi praticamente identificabile con la provincia di Cosenza.

Ritrovandosi dinanzi ad una serie di documentazioni approfondite, aneddoti, curiosità e citazioni varie imperniate sulla presenza di qualità, produttiva e commerciale di alcuni vini tipici nelle dolci colline tra Paola e San Lucido.

Come ha chiosato brillantemente Antonello Savaglio, dottore di ricerca in Storia dell’Europa mediterranea e deputato di Storia per la Calabria, oltre che docente di materie letterarie nelle scuole superiori, e soprattutto studioso di storia del Mezzogiorno e delle famiglie feudali.

Con la presenza qualificatissima di Demetrio Stancati che, oltre ad essere vignaiolo di grande qualità (Azienda Agricola Serracavallo di Bisignano) è un profondo conoscitore della viticultura calabrese e non a caso Presidente di quell’importante Consorzio Terre di Cosenza che ha rivoluzionato e dato finalmente la giusta immagine, oltre che chiarezza tecnica, a tutto il territorio vitivinicolo della provincia cosentina.

Dunque, qualche riflessione prima nel bel chiostro dell’ex convento ora sede del Comune di San Lucido, grazie ad una perfetta organizzazione della Prolo Loco con il suo Presidente Emanuela Moscato insieme al nuovissimo Sindaco Leverino Bruno ed altri ospiti tra cui il neo eletto e più votato consigliere sanlucidano Luigi Novello.

Occasione anche per degustare con estrema semplicità i buoni vini e molto familiari di Piero Cesareo che eroicamente difende e prosegue nel coltivare il vigneto originario sanlucidano conosciuto come “marcigliana”, dialogando intorno al vino e l’importanza dell’autentica tipicità di prodotti o piatti o saperi locali a cui dedicare poi le veronelliane De.Co. (Denominazioni Comunali).

Quindi spostandosi, pur contro un meteo molto ostile nel simpatico ambiente familiare de “La Tavernetta Letteraria” ove ad Enrico Sarli piace non solo accogliere ospiti soprattutto amici ma anche variamente difendere e privilegiare quanto appartiene alla storia sanlucidana soprattutto , ma non solo, del centro storico.

Ed è in questo spazio che Savaglio e Stancati hanno approfondito i temi storici sui vini di San Lucido e delle zone vicine, Paola inclusa, e sempre con presenza ed attenzione significative di Emanuela Moscato, Floriana Chiappetta, Stefano Bruno ed altri ospiti.

Abbiamo così appreso, e con piacevolezza di racconti ben coinvolgenti, come era dalla metà quasi del 1200, ma soprattutto nel ‘500 (al tempo dei Re spagnoli cattolici che allora dominavano) che in Calabria insieme ad un fenomeno d’incremento demografico e dunque maggiore forza-lavoro, si affermarono vaste aree rurali e specialmente rivolte a quella viticoltura che dunque consentiva ed alimentava un proficuo commercio del vino e proprio nei porti di San Lucido e Paola come da tante documentazioni storiche in proposito e soprattutto negli Archivi di Stato di Cosenza e di Napoli.

In quel di Paola i vini bianchi godevano d’una fama di forte gradazione che “dava bella e popolare ebrezza” ed i rossi erano invece molto corposi, di colore intenso e così amabili al gusto da fornire risultati di grande consumo. Precisamente in quei documenti era scritto: “Il vino chiamato Paola è di due sorti, bianco cioè et è vino di famiglia, è simile al sapore della Vernaccia, si cuoce difficilmente, riempie la testa; il rosso è chiamato Falsamico, è molto grosso, et d’una rossezza tanto intensa, che quasi s’accosta al nero, et s’accomoda facilmente allo stomaco; se l’uno et l’altro è sincero, durano lunghissimo tempo”.

Situazione di pari rilievo in quel di San Lucido col dominio d’una Vernaccia di qualità ed appunto denominata di San Lucido, per la quale, si legge: “Tanto potente, che se uno ne beveva una volta, non ne può bever l’altra, senza nocumento, ambedue empiono la testa, et durano lunghissimo tempo”.

Quindi vini molto apprezzati e ben valutati anche commercialmente, chiaramente innanzitutto dalle classi sociali dominanti, ma sia italiane che europee, e spesso presenti sulle tavole aristocratico-nobiliari ma anche ecclesiastiche. Vino bruzio di grande prestigio

con una lunga storia che soprattutto nel Cinquecento ebbe il suo massimo splendore come raccontava Sante Lancerio, bottigliere di papa Paolo III Farnese, a cui presentava i vini calabresi decantandone le qualità e le varietà, come documentato in una lettera al cardinale Ascanio Sforza.

Un giudizio per altro concorde anche dall’Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Napoli e Duca di Borgogna che giudicava la qualità dei vini delle “terre” di Cosenza addirittura superiore ai vini spagnoli.

Con ulteriori testimonianze a circa metà del 1500, anche per l’uva ed il vino nelle campagne intorno a Bisignano e con uso persino nei ricevimenti preparati in onore di Carlo V dal principe Pietro Antonio Sanseverino. Dunque una bella occasione non solo didattica ma di rinforzo alla volontà di riprendere confidenza vitivinicola con vigneti esistenti nelle zone di San Lucido e Paola oggi quasi solamente utilizzate a livello pressoché familiare o per amici purché in docile e paziente attesa.

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