sabato , 29 Febbraio 2020
carmelo meo

Paola – “Turisti per sbaglio”, “politicanti da sbadiglio” e “noie allo sbaraglio”

Ci sono detti popolari che, con poche parole, azzeccano il senso intero di questioni per le quali – a voler trovare espressioni pertinenti – alle volte non basterebbero due ore di comizio.

Uno di questi recita: “Non si sporca chi non lavora”. Formula che denota l’illibatezza virginale che contraddistingue coloro che, per natura o vocazione, sono esclusi dall’azione messa in atto da qualcun altro.

Al riparo da ogni sorta d’accidente sopraggiungibile a quanti si impegnano concretamente, ai presunti “verginelli della fatica”, anziché subentrare uno stato di quiete emotiva e di gaudente accoglimento dell’inerzia (dettata soprattutto da ragguagli elettorali inconsistenti), sopraggiunge – molto spesso – un incomprensibile spirito critico, teso a sminuire ciò che gli altri fanno. Perché sicuramente, a parere degli “inerti”, si potrebbe fare meglio.

Ebbene, un caso emblematico in tal senso si sta concretizzando col governo del Paese, dove quelle forze da anni impegnate in scorribande verbali contro tutto e tutti, stanno soprassedendo dall’accendere micce che in altri tempi sarebbero state il corto stoppino per deflagranti polemiche. Come mai tanta calma? Da cosa è suggerita tanta pacatezza? Forse dal fatto che in precedenza s’ignoravano le dinamiche di un meccanismo che si può conoscere solo vedendolo dall’interno?

O era il populismo a dettare la linea?

Si prendano ad esempio anche i casi emblematici di Roma e Torino, dove alle tante belle parole sono seguiti pochi fatti, con la spazzatura che nella Capitale è tracimata, riempiendo buchi nel manto stradale che quasi fanno il paio con quelli del bilancio che tanti grattacapi stanno dando agli amministratori sorti all’ombra della Mole Antonelliana.

Fare parole”, esprimendosi su tutto senza dire nulla, è un’attività tornata in voga anche a Paola, dove l’inconsistenza rappresentativa elettorale ha trovato il suo contraltare virtuale nelle schermate dei social network.

Le bacheche digitali ormai pullulano di lamentele strutturate secondo incredibili canovacci, post e pensieri che – nell’inosservato scrollare delle paginate – alle volte attirano l’attenzione, ma solo perché magari c’è qualche dottore in legge che, alla spasmodica ricerca di una consacrazione “informativa”, propone una congiunzione che magari doveva essere verbo.

È così si va, con appunti e contrappunti.

L’ultima polemica sgorgata da quel pulpito che difficilmente vedrà la consacrazione di un seggio consiliare (imbottito com’è, e com’è stato, da trombati di cui l’ultimo fulgido esempio è stato incarnato da un ex Cisl, poi Udc e candidato di centrodestra, divenuto organizer locale per poi ripiegare tra le comode rotondità di un progetto democratico) riguarda l’allestimento dell’estate cittadina.

Senza tessere lodi non dovute, anche e soprattutto per scelte determinate dall’esigenza di unire l’utile e il dilettevole col bilancio comunale, quest’anno – se non ci fossero state le bizze del maltempo – difficilmente si sarebbe assistito alla desertificazione del passato.

Perché non esiste il turista che capita “per sbaglio” a Paola. Innanzitutto perché è la città di San Francesco e, secondariamente, perché i vituperati appuntamenti (soprattutto con le sagre) sono giunti a trentennali d’edizione che – nella loro semplice età anagrafica – certificano il successo delle iniziative (cui, gioco forza, s’appaia la bontà delle proposte, soprattutto culinarie).

Mortificare l’impegno di quanti continuano a spendersi per tenere alto il nome del proprio paese, del proprio rione o della propria contrada, definendo quasi accidentale (“per sbaglio”) la partecipazione agli eventi da loro organizzati, non è un bel biglietto da visita per chi si propone come rappresentante della comunità.

Così come è noioso (da “sbadiglio”) dover disquisire attorno a critiche che prendono spunto da esempi troppo distanti dall’attualità vissuta localmente. Perché dai servizi alle infrastrutture, ci sono decine di variabili che giocano a sfavore di queste latitudini, impedendo ogni sorta di parallelismo e, soprattutto, di virtuosa competizione.

Molto potrebbe essere migliorato sul piano dell’accoglienza, con aggiornamenti e miglioramenti da proporre alla categoria degli imprenditori, un po’ ingessati su strategie, réclame e soprattutto menù, ormai passati di moda. Anche se questo dipende da scelte “private” che, fintanto che saranno determinate dall’esiguità degli investimenti, non potranno essere corrette. In questo senso il risparmio non gioca a favore.

Ma lo “sbaraglio” si raggiunge allorquando salgono sul trespolo gli esecutori dell’assist per mandare a segno il tiro mancino, quelli che ancora sospirano nella bardatura tricolore che in realtà hanno perduto da parecchio e che, quando organizzavano gli eventi, li pagavano a suon di decine di migliaia di euro a botta non lesinando l’utilizzo dei proventi delle tasse pagate dai cittadini per avere ben altri servizi (e non concerti da due ore e via).

Per il momento il massimo godimento è rappresentato da un mare tornato ad essere quello che è, da un servizio di raccolta rifiuti funzionante (e per il quale molti contribuenti che hanno già pagato, a breve riceveranno qualche gradita sorpresa) e dalla certezza di non aver sprecato denaro pubblico in vortici che il passato recente ha visto interrompersi solo grazie alle interdittive antimafia.

La ripartenza di Paola è avvenuta da fermo, senza l’aiuto di safety car o altre diavolerie. Pretendere di colmare il gap con le altre realtà in un solo giro, è un delirio onirico che solo il populismo o la malafede può avere ispirato.

About Francesco Frangella

Francesco Frangella
Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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