Insieme agli avvocati Nicola Carratelli e Giuseppe Bruno, Gianfranco Ramundo ha avuto modo di dare la sua versione dei fatti dinnanzi agli inquirenti, secondo uno svolgimento che solo i presenti hanno avuto modo di apprendere.

Si sarà probabilmente difeso dalle accuse, magari chiarendo le ragioni che lo hanno indotto a firmare una discreta quantità di ordinanze, volte a prorogare l’affidamento diretto di un servizio che, invece, si sarebbe dovuto appaltare mediante una gara.

Può darsi che Ramundo sia stato chiamato a spiegare anche le ragioni per le quali, sebbene fosse conscio dell’errore, abbia preferito “perseverare” col metodo, che lui stesso ha definito una «forzatura», dal 2012 al 2016.

Un’ipotesi, tra l’altro presa in seria considerazione dagli inquirenti, tende a mostrare una realtà per la quale “s’è forzato” fino a che non c’è stata certezza di un interessamento della Guardia di Finanza su certi argomenti.

Era infatti il 28 settembre 2016 quando, a distanza di due mesi dalla visita delle Fiamme Gialle presso il comune di Paola (avvenuta in virtù di questioni legate al servizio idrico), dalle parti della Casa Natale di Vienna hanno deliberato un formale atto di indirizzo gestionale, volto a porre in essere tutti gli adempimenti necessari al fine di affidare il servizio di depurazione secondo le norme in materia di appalti.

La posizione del sindaco Ramundo sarà stata scandagliata attentamente anche riguardo le discordanze tra le sue versioni dei fatti,  quelle di altri soggetti e degli atti.

Pare infatti che sussistano margini per considerare “mendaci” le attestazioni riguardo lo «studio di appalto consortile su finanziamento regionale», che porrebbero Ramundo in contraddizione con Domenico Maria Pallaria, dirigente regionale di settore, il quale avrebbe «clamorosamente smentito – secondo i PM – le mendaci attestazioni del sindaco. Dimostrando che alcuno studio di appalto era in atto o comunque previsto e programmato presso la Regione e che, in ogni caso, nessun consorzio di comuni potesse derogare alle norme in materia di appalti».

Che nella sua qualità di primo cittadino fosse consapevole di ciò che accadeva – secondo l’ordinanza che ne ha motivato l’arresto – si desume ulteriormente da una conversazione ambientale del 4 gennaio 2017, ovvero dopo quasi cinque anni dalla sua prima ordinanza di affidamento diretto a Impec (per sommarie informazioni clicca qui). In quella circostanza, Gianfranco Ramundo, dopo aver appreso da Michele Fernandez (alias “Merlino”) che avrebbe dovuto predisporre una nuova ordinanza («la facciamo breve, di mese in mese») si lamentava dicendo: «Ho capito, però – Santo Dio – sempre ordinanze su. Porca puttana. Santo Dio».

Una consapevolezza che di fatto “aggrava” la posizione di colui che è stato alla guida del comune tirrenico (oggigiorno commissariato e affidato al dott. Roberto Micucci, già viceprefetto aggiunto alla Prefettura di Cosenza), perché giunta in seguito alla visita effettuata dalla Guardia di Finanza presso il suo comune.

Una circostanza che confermerebbe – secondo gli inquirenti – una disponibilità a proseguire nella sua condotta fraudolenta qualora non fosse stato attenzionato.

Paola – Modello Fuscaldo: i «Santo Dio» e i «Porca puttana» di Ramundo ultima modifica: 2018-11-09T18:57:14+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.