«Quello che vi sto per dire è niente rispetto a quello che ho già detto in Consiglio Comunale».

Con queste parole, il vicesindaco di Paola – Tonino Cassano – ha incontrato i giornalisti qualche giorno fa, spiegando la necessità di ribadire quanto già argomentato nell’aula “Lo Giudice”, laddove – forse – il tema “tecnico” della sua spiegazione, potrebbe non essere stato colto appieno da componenti della minoranza e dell’opposizione extraconsiliare che, successivamente al Consiglio Comunale, hanno dato vita ad una conferenza stampa (trasmessa in “diretta/differita” streaming su Facebook) nella quale proprio a Cassano sono state riferite le frecciatine più velenose.

Sebbene nella comunicazione viga una “regola aurea” (recentemente richiamata dalla giornalista Elisabetta Ambrosi in un articolo a commento del pensiero di Vittorio Feltriclicca -) secondo cui: «se un commento, un articolo o un’esternazione sono troppo stupidi, patetici e soprattutto in malafede per essere commentati, la scelta migliore è lasciarli senza risposta, affinché cadano nel dimenticatoio il più presto possibile»; l’assessore alle Finanze del Comune di Paola ha voluto dare ulteriore enfasi a quanto di allarmante già annunciato, riconoscendo ai suoi detrattori – ancora una volta – lo status di “interlocutori”.

Procedendo per gradi, Tonino Cassano è partito dalla prima delle contestazioni mosse contro l’operato della maggioranza di governo cittadino, la quale è stata “accusata” d’aver fatto votare al Consiglio Comunale un atto che, in sé, reca il riconoscimento di una situazione debitoria sempre osteggiata nel corso della campagna elettorale.

Il Conflitto d’Interessi

Secondo i “ferrariani” e gli “stancatiani” – riunitisi per una conferenza giornalisticamente partecipata dal solo corrispondente di Gazzetta del Sud – l’aver deciso di ricorrere contro alcune delle cifre che l’Organo Straordinario di Liquidazione (Osl) ha ritenuto non attinenti a quelle inserite nel dissesto da loro dichiarato, costituirebbe la prova di un’implicita accettazione dell’abnorme situazione debitoria dell’ente, maturata – a loro dire – durante il periodo della seconda gestione di Roberto Perrotta.

Su questo apparente “controsenso”, gli esponenti dell’amministrazione non riconfermata per un secondo mandato, si sono scagliati con veemenza, agitando lo spettro di un “conflitto d’interessi” che andrebbe a viziare le decisioni da assumere in merito all’individuazione dei responsabili dei debiti, tra i quali – secondo i conferenzieri – figurerebbero ex amministratori e consiglieri comunali attualmente in carica presso il Sant’Agostino.

A tale rilievo, il vicesindaco Cassano ha risposto con estrema franchezza, chiarendo immediatamente che l’iniziativa di ricorrere contro una parte dei debiti inseriti nei 5,3 milioni di euro che la commissione liquidatrice ha “rimesso” sul groppone del comune di Paola, è stata frutto di una sua scelta, condivisa – non senza qualche difficoltà – dal resto della maggioranza che, in nome dell’interesse collettivo della comunità paolana, ha inteso avallare un’azione legale per chiarire l’entità delle cifre inserite in un dissesto costato tantissimo.

Carte (dell’amministrazione Ferrari) alla mano, l’attuale delegato alle finanze dell’ente ha spiegato che, ad esempio, nella somma che s’intende contestare c’è anche l’esborso (mai effettuato) per acquistare il terreno dove far sorgere la Caserma dei Vigili del Fuoco, 500mila euro “annullati” in un consiglio comunale della passata gestione che, però, figurano nella “massa passiva”.

Inoltre, sempre dopo un’attenta valutazione dei prospetti, Cassano ha anche rilevato che parte di quei 5,3 milioni di euro sono stati addirittura già pagati, ipotizzando che il loro inserimento nei debiti sia stato il frutto di una scelta finalizzata al “gonfiaggio” delle cifre, usate per delegittimare l’attuale sindaco.

In merito poi ai declamati rischi per le casse del comune, il vicesindaco ha specificato che l’ente – allo stato attuale – non rischia nulla, paventando un potenziale “pericolo” solo nell’eventualità di azioni civili (intentate da creditori) che ancora non si sono viste e che, comunque, necessiterebbero di un iter lungo almeno sei o sette anni.

Le “confessioni” dell’ex segretario Nicola Falcone

In merito poi all’entità della voragine, Cassano (sempre con atti ufficiali dei passati amministratori) ha reso noto che l’ex segretario comunale Nicola Falcone, in occasione dell’approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato votata dal Consiglio Comunale in carica il 7 marzo del 2014 (evo amministrativo “ferrariano”), scrisse sulla delibera: «Nella deliberazione di dichiarazione del dissesto sono elencati una serie di debiti fuori bilancio potenziali, ossia ancora non riconosciuti dal consiglio comunale, ma che potrebbero avere i requisiti della riconoscibilità ai sensi dell’art. 194 TUEL. L’elenco è generale, ossia dal 7 maggio 2013 ad andare indietro nel tempo: l’O.S.L. sta valutando quali di questi debiti siano riconducibili alla massa passiva del dissesto perché riferiti all’anno 2011 e retro e quali invece restino nella competenza dell’ente. Su questi ultimi dovrà eventualmente pronunciarsi il consiglio comunale. Ad oggi il consiglio comunale non ha esaminato la questione, non essendo ancora concluso il lavoro dell’O.S.L.; pertanto si ritiene che l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, essendo riferita 2012, non ne possa tenere conto. Solo dopo l’eventuale riconoscimento da parte del consiglio l’ente dovrà provvedere al finanziamento, utilizzando anche la possibilità di provvedere mediante un piano di rateizzazione, della durata di tre anni finanziari compreso quello in corso al momento dei riconoscimento. Quindi, ipotizzando che il riconoscimento avvenga nel corso del 2014. la coperta finanziaria dovrà essere prevista nel bilancio 2014 e nei due successivi ( 2015 e 2016 ). A tal proposito potranno essere utilizzate anche le disponibilità che si creeranno in bilancio in quanto a quell’epoca sarà stato ripianato lo squilibrio 2012 e si saranno liberate le risorse utilizzate a tale scopo negli esercizi precedenti».

Una “polpettina avvelenata” mai resa evidente dai passati inquilini del Sant’Agostino, i quali hanno continuato ad amministrare – ed oggigiorno a tenere conferenze stampa – nonostante finanche i loro stessi revisori dei conti avessero evidenziato che « il Responsabile dell’Ufficio Finanziario in data 17.05.2013, indicava, nella relazione sulla situazione finanziaria dell’Ente, la presenza di un’enorme mole di debiti fuori bilancio, di cui alcuni riferiti all’annualità 2012. Poiché, i debiti fuori bilancio di competenza dell’O.S.L. sono quelli riferiti fino alla data del 31.12.2011, nell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, si doveva tener conto dei debiti fuori bilancio sorti dopo il 31.12.2011, dopo averne verificato la consistenza e indicarne la copertura», specificando – dopo questo accorato “allarme” – che l’ente avrebbe dovuto «verificare l’effettiva entità dei d.b.f. (debiti fuori bilancio, ndr) da riconoscere in Consiglio Comunale come previsto dal Tuel», esprimendo sul punto in questione «eccezione di giudizio».

Un vero guazzabuglio, che Tonino Cassano ha pazientemente riordinato per comprendere come sia stato possibile, in regime di dissesto, operare nel verso che avrebbe comportato un altro default dell’ente.

Il disinvolto utilizzo di fondi a “gestione vincolata”

Ad aiutarlo nella spiegazione, sempre atti prodotti durante l’amministrazione Ferrari, con l’ex segretario Falcone che – al momento del passaggio di consegne dovuto all’insediamento di Roberto Perrotta – ha reso nota la prassi relativa all’utilizzo dei soldi afferenti alla gestione vincolata, cifre che si sarebbero dovute utilizzare per appianare i debiti e che invece sono state dirottate altrove, generando uno scenario da “danno erariale”, i cui presunti autori potrebbero presto essere chiamati a rispondere.

Queste le parole dell’ex garante amministrativo dell’ente: «la situazione di cassa è fortemente deficitaria. Al momento si sopperisce mediante utilizzo per cassa di entrate a destinazione vincolata, nei limiti dell’anticipazione di cassa dovuta dal tesoriere. In questo modo si evita di pagare interessi sull’anticipazione; tuttavia la conseguenze di ciò è che si possono emettere mandati solo con grande cautela, per evitare che si arrivi al 31.12 con anticipazione non restituita, con tutte le conseguenze del caso. Al momento la cassa risulta deficitaria di € 359.282.62 , salvo le disponibilità sui conti correnti postali ancora non incassate».

Un’occorrenza che i conferenzieri riuniti nella sede del Partito Repubblicano Italiano, non hanno per nulla tenuto in considerazione, scagliandosi contro l’attuale gestore delle finanze anche facendo leva sulla sua professione, lamentando che un sottoufficiale militare non dovrebbe fare «comizi contro un politico».

Ma l’intenzione di Cassano non è parsa quella di andare “contro un politico”, bensì quella di fare qualcosa “in favore della città”, stoppando un sistema confusionario al punto da aver frainteso la restituzione di un “fondo cassa” con l’accensione di un “fido bancario” (così come è risultato nella conferenza stampa nel momento in cui ha preso la parola l’ex assessore al bilancio, Stefano – Giovanni – Mannarino).

Altro che “Fido”

In realtà, parlando delle somme che il comune di Paola avrebbe dovuto restituire all’OSL, da un atto della stessa commissione liquidatrice emerge chiara la richiesta del denaro mancante, 1milione 99mila 582euro e 20centesimi improvvisamente sparito sia dagli atti ufficiali che dalle conferenze stampa. Ma esiste una traccia protocollata e ratificata proprio dal trio di commissari presieduti da Giovanni Musacchio, i quali – nel settembre del 2017 – hanno sollecitato il comune a versare «sul conto della liquidazione l’importo di € 739.582,20 (1.099.582,20 – 360.000,00). Con l’occasione – prosegue il documento – si sollecita l’adozione della deliberazione di Giunta comunale, come da proposta già in possesso del Segretario comunale, concernente la rideterminazione del fondo di cassa alla data d’insediamento di questa Commissione. Si chiede inoltre il versamento sul conto della liquidazione della somma di € 3.637.354,99 assegnata dal Ministero dell’Interno a valere sul fondo di rotazione».

Non avendo versato alcunché, è altamente probabile che dall’OSL sia partita – d’ufficio e in virtù del Decreto Legislativo, n.174 del 26 agosto 2016 – una comunicazione alla Corte dei Conti, motivo per il quale si potrebbe spiegare l’inquietudine “ferrariana” contro Cassano, accusato di restare “inquirente” pur incarnando le funzioni di un amministratore pubblico. Peccato però che al vicesindaco non sia servita alcuna delega d’indagine (per quella basta il sequestro di atti e documenti ordinato dalla Procura nell’agosto del 2017), perché i dati sciorinati fanno tutti parte delle ricerche condotte per meglio gestire l’ufficio assegnatogli, che prevede – appunto – l’equilibrato bilanciamento di ogni risorsa.

A tal proposito vale la pena ricordare che proprio Cassano è riuscito, grazie alle opere di transazione con Sorical ed Ecologia Oggi, a stornare cifre importanti da vertenze che avrebbero ulteriormente inguaiato il comune e che invece, almeno sul fronte della Tari, si sono tramutate in “restituzioni” ai cittadini.

L’unico vanto

Malgrado questi “successi”, il vicesindaco ha sempre mantenuto un profilo basso, senza cavalcare sensazionalismi, che comunque sgorgano copiosi dalle carte, e senza palesare atteggiamenti “inquisitori” contro chicchessia. «L’unico vanto di cui vado fiero – ha detto Tonino Cassano a margine dell’incontro con la stampa – è quello di essere figlio di Santo Cassano, una persona onesta».

Paola – L’unico vanto di Tonino Cassano, vicesindaco e assessore finanze ultima modifica: 2018-12-11T22:08:31+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.