Malgrado la gravità dell’impianto accusatorio, per l’uomo diamantese finito sotto processo per questioni legate a maltrattamenti in famiglia, potrebbero essere ridimensionate alcune ricostruzioni.
Stanti i rilievi della difesa, infatti, il racconto delle presunte violenze subite dalla moglie (costituitasi “parte civile”) e dai figli, sarebbe stato un po’ contraddittorio.
Nel pomeriggio di ieri, presso il Tribunale di Paola, si è svolta la prima udienza di un processo a carico di un padre di famiglia accusato dai suoi congiunti del reato di maltrattamenti aggravati nei confronti della compagna e della sua stessa prole.
Assistito dall’avvocato Francesco Liserre – che ha chiesto una perizia psicologica per il più piccolo dei figli, in modo da poter valutarne la capacità e l’idoneità a rendere testimonianza – l’uomo ha ottenuto una cauta disponibilità della Corte, che si è riservata di decidere sulla procedura dell’audizione protetta, secondo le linee guida della Carta di Noto, solo all’esito dell’istruttoria dibattimentale.
Nel corso dell’udienza è stata ascoltata anche la moglie del diamantese, patrocinata dall’avvocatessa Marilyn Silvestri, che – a porte chiuse – ha fornito dinnanzi al Pubblico Ministero e alla difesa dell’imputato, la sua versione dei fatti in un racconto durato circa un’ora e mezza.
Secondo il teorema dell’accusa, l’uomo si sarebbe reso protagonista di gravissime ipotesi di violenze commesse nei confronti della moglie e dei figli minori, arrivando ad infierire con modalità che non avrebbero escluso l’uso di coltello e cintura attorcigliata al collo del pargolo. Arrestato nello scorso mese di Aprile, il diamantese è stato poi soggetto alle disposizioni della Procura dei Minori di Catanzaro, che gli ha comminato un provvedimento sospensivo della potestà genitoriale (dispositivo poi rimodulato dal Tribunale del Riesame in un più lieve “divieto di avvicinamento ai familiari”).
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