lunedì , 17 Febbraio 2020
massimo candela

Paola – Sull’asse con Cetraro c’è un’infinita querelle: posizioni sullo Spoke

Sul campo di quella che è ormai divenuta una battaglia a viso aperto tra filosofie interpretative del servizio sanitario, i “caduti” rischiano di essere proprio gli utenti che si riferiscono allo Spoke “condiviso” da Paola e Cetraro.

Di seguito sono proposti una serie di interventi a mezzo stampa coi quali, esponenti politici ed istituzionali, sigle sindacali e movimenti partitici, hanno preso posizione in merito ai recenti provvedimenti assunti per armonizzare le prestazioni di una struttura imperniata su due ospedali.

Prima di dar sfogo alle varie posizioni, bisogna però aggiornare l’agenda relativa alle criticità, problematiche che – stante la missiva di  Maria Franca Occhiuzzi (direttore dell’unità operativa complessa di Anestesia, Rianimazione e Terapia intensiva) indirizzata ai vertici dell’Asp di Cosenza e degli ospedali di Cetraro-Paola e Praia a Mare, ma anche San Giovanni in Fiore – si ripercuotono sui Livelli essenziali di assistenza.

Categorica, la direttrice degli anestesisti scrive che «non saranno effettuati interventi chirurgici in elezione» e sarà garantita «esclusivamente l’attività chirurgica in regime di urgenza/ emergenza». Questo perché «i medici anestesisti, sottoposti a turni pesanti con un eccesso di ore di lavoro continuativo e, al momento, senza retribuzione, hanno più volte segnalato il loro malcontento» senza che sia stato «intrapreso alcun intervento dell’amministrazione per sanare o migliorare tale grave situazione». Malgrado il dispiacere, la Occhiuzzi s’è detta «costretta a intraprendere tale determinazione anche per la salvaguardia del lavoro e del benessere psico-fisico dei miei collaboratori».

Messa in conto questa importante novità, nello specifico della nuova configurazione dello Spoke emersa dopo i provvedimenti del dottor Massimo Candela, ci sono da registrare una serie di posizioni a favore e contro la possibilità di gestire le Emergenze/Urgenze presso il nosocomio paolano (recentemente ridotato di sale operatorie “a norma”).

Per comodità di lettura, le varie reazioni sono elencate in rassegna e titolate.

Graziano Di Natale difende il dottor Candela, chiede l’attuazione del Decreto Scura e attacca un “qualcuno” che fa politica “di campanile”

«Sto leggendo da giorni reazioni scomposte circa il provvedimento con cui si dispone che le emergenze urgenze siano trasferite presso l’Ospedale di Paola – ha rilasciato a mezzo stampa il neo rieletto consigliere provinciale e presidente del consiglio comunale paolano – sede del polo chirurgico in ottemperanza del decreto 64/2016. La ristrutturazione delle sale operatorie, ora perfettamente funzionanti, permette di garantire una efficiente e puntuale risposta alle tante esigenze che provengono dal territorio. Le reazioni scomposte, degli ultimi giorni, fanno crescere in me la convinzione che ho sempre avuto. Qualcuno frena, strumentalmente, i processi di crescita del “sistema sanità” per ragioni di campanile senza guardare all’interesse primario: i cittadini. Ma questo “qualcuno” è come quei giocatori di calcio che commettono falli senza tener conto che sono stati già ammoniti. Poi i falli di reazione sono i più pericolosi perché sono quelli in cui il soggetto attore pone in essere una condotta senza pensarci. In Sanità non può funzionare così perché abbiamo l’obbligo di tutelare la salute dei cittadini, difronte la quale nessuna posizione politica o sindacale può avere la meglio. Ecco perché sostengo il processo di riorganizzazione non sottacendo che chiederò la valutazione dei servizi che ad oggi, seppur ottengono risultati scarsi non in linea con le disposizioni ministeriali, restano inspiegabilmente aperti in un luogo piuttosto che in un altro. Il tutto per una miope visione della sanità».

Pino Falbo richiama al senso di responsabilità ma esprime solidarietà al dottor Candela

Il rappresentante di Progetto Democratico, già candidato a sindaco di Paola e oggigiorno capogruppo di minoranza nonché neo eletto consigliere provinciale, Pino Falbo, preferisce tenere un assetto non bellicoso con nessuno, datosi che dalle sue parti si resta «convinti che la polemica fine a se stessa e la contrapposizione a prescindere, non giovino alla crescita e al dibattito, riteniamo doveroso esprimere il nostro pensiero sul futuro dello spoke Paola-Cetraro, ripercorrendo quanto già esplicitato in altre circostanze ed in tempi meno sospetti». Per la parte rappresentata dal membro della commissione consiliare sanità non è piacevole «il pensiero di quanti, a giorni alterni, sono a favore di questo o quel provvedimento tecnico, a prescindere se visto di buon occhio da questa o quella parte politica, da questa o quella comunità, spesso per ragioni di parte o, peggio, campanilistiche. Eravamo rimasti a quel famoso decreto Scura che prevedeva la nascita di un polo chirurgico di eccellenza a Paola e di un polo medico di eccellenza a Cetraro. E dobbiamo riprendere quel discorso. Non abbiamo contestato, nei mesi scorsi, il trasferimento di servizi, personale e risorse da Paola a Cetraro, proprio perché il fine era quello di guardare a una sanità funzionale e vicina ai cittadini, come condiviso pubblicamente, a più riprese, dagli amici politici e amministratori di Cetraro. Ma riteniamo che la riorganizzazione dello spoke debba essere buona e giusta sia quanto “tolgono” all’ospedale di Paola, per “dare” a Cetraro, sia quanto “tolgono” all’ospedale di Cetraro, per “dare” a Paola (formula poco o nulla praticata). Ci piacerebbe che non si guardasse al provvedimento tecnico come “fatto politico”, ossia che si continuasse a praticare la strada della sintonia e della sinergia, mettendo da parte il campanilismo. Riportare gli interventi chirurgici di emergenza e urgenza a Paola, all’indomani della ristrutturazione delle sale operatorie, è un atto dovuto, legittimo. E, anzi, nella immediatezza si dovrà avere il coraggio di rilanciare lo spoke, potenziando sia Paola sia Cetraro, rispettivamente come polo chirurgico e polo medico. Ecco perché ci sentiamo in dovere di esprimere vicinanza al dottor Massimo Candela, guardando a lui come il professionista che riesce a gestire circa mille interventi chirurgici all’anno, portando migrazione in entrata ed eccellenza nella nostra Azienda, nonché – essendo lui anche capo dipartimento – come il tecnico che deve agire nell’interesse delle comunità, senza guardare al colore politico e al campanile. Ci piacerebbe, ancora, che il dialogo prendesse il posto dello scontro e della contrapposizione. Che si guardasse al rilancio degli ospedali di Paola e di Cetraro in modo organico e intelligente. Si era detto, e noi lo ribadiamo, che non è il reparto X sotto casa a fare la differenza, e questo vogliamo ricordarlo a noi stessi, per accantonare ancora una volta la politica dei doppioni, della confusione e della inefficienza».

L’Ugl attacca la nuova disposizione (questione di lavandini?), poi – a seguire – altri sindacati e partiti

L’Ugl Sanità provinciale interroga il commissario straordinario dell’Asp cosentina in merito alle sale operatorie dell’ospedale di Paola, chiedendo se i lavori siano stati conclusi e collaudati, in ossequio a quanto prescritto dai Nuclei antisofisticazioni dei Carabinieri il 7 agosto 2018. Il segretario provinciale di Cosenza dell’Unione generale del lavoro, Valentina Alba Battendieri, con una dura nota ha preso posizione sul provvedimento protocollo 24850 del 25 febbraio scorso da parte del dipartimento di Chirurgia nella figura di Massimo Candela, il quale ha disposto che “le emergenze chirurgiche vengano espletate presso il Presidio ospedaliero di Paola sede della struttura complessa di Chirurgia Generale, in attesa della definizione dell’applicazione integrale” del decreto Scura. Il sindacato vuole chiarimenti sulla lista delle prescrizioni dei Nas e sulla osservanza delle stesse da parte dell’Azienda sanitaria. Secondo alcune indiscrezioni, sussisterebbero margini per ipotizzare che i lavandini non sarebbero a norma, perché poco profondi.

A seguire la presa di posizione della Uil Fps territoriale, che con Robertino Serpa e Luigi Adele, ha espresso la sua opinione senza però voler entrare nel merito «delle polemiche e dello scontro in atto sul futuro dell’ospedale spoke Paola-Cetraro». Ritenendo opportuno, «che si metta in atto il potenziamento dei due presidi tirrenici realizzando un polo chirurgico di eccellenza a Paola e un polo medico di eccellenza a Cetraro, come da decreto Scura, condiviso da tutte le parti», i sindacalisti Uil hanno lamentato che sinora «si è perso già troppo tempo». A parere di Serpa e Adele: «Si deve ora cogliere l’occasione della ristrutturazione delle sale operatorie del San Francesco di Paola per recuperare il tempo perso e potenziare i due ospedali per ottimizzare le risorse e rendere la sanità territoriale efficiente e puntuale. Non si può più guardare ai due ospedali come entità separate sotto l’influenza di soggetti che si pongono in contrapposizione tra loro, penalizzato gli operatori e lo sviluppo delle strutture. Dobbiamo pensare ad un unico grande ospedale che offre servizi di eccellenza. Ed è proprio a tale fine che condividiamo lo spostamento delle attività chirurgiche in emergenza e urgenza al S.Francesco di Paola».

Le organizzazioni sindacali Uil, Cgil, Csil, Confial e Cse in una nota congiunta, inviata anche ai consiglieri regionali e provinciali di Cetraro ed al sindaco Angelo Aita, chiedono al commissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza «l’immediata revoca della disposizione e sollecitano a prendere le necessarie decisioni». In particolare, per quanto riguarda «le condizioni di sicurezza per l’utenza, atteso che presso il presidio ospedaliero di Paola non esiste il servizio di Rianimazione, si precisa che le attività chirurgiche dello spoke Paola- Cetraro e in particolare quelle in urgenza-emergenza dovrebbero essere strettamente legate alla presenza di un reparto di Rianimazione che a tutt’oggi non è presente nel presidio di Paola». Le organizzazioni sindacali chiedono inoltre, al commissario Cotticelli «l’ottemperanza del famigerato Dca n. 64 del 5 luglio 2016, del quale auspichiamo la sua revisione, laddove prevede che le attività chirurgiche di emergenza urgenza vengano effettuate presso il presidio ospedaliero di Paola non sono da considerare vangelo. Tant’è che. nonostante l’emanazione dello stesso risalente al 2016, per ovvi motivi, non è stato attuato. Rimane inteso che queste organizzazioni sindacali Uil, Cgil, Csil, Confial e Cse sono disposte al confronto con il commissario straordinario generale Cotticelli e con il commissario straordinario dell’Asp Cosenza Caterina De Filippo. Stigmatizzando fin da ora colpi di mano perpetrati da chi da sempre si mostra poco dialogante ed armato di arroganza nei confronti delle istituzioni sovrapposte, delle organizzazioni sanitarie e dei cittadini».

«La decisione del dottor Candela appare in netto contrasto con le decisioni assunte a suo tempo dal direttore generale con disposizione numero 0107891 del 18 luglio 2017». Questo l’attacco frontale di Salvatore Farina, della Sinistra Democratica di Cetraro. «La decisione, giustamente contestata dalla Cgil, cui va il pieno sostegno di Sd, appare oltreché ingiusta, viziata sotto diversi profili. In particolare, la decisione del dottor Candela, assunta in modo assolutamente unilaterale, oltre che in palese violazione di atti precedentemente posti in essere da chi ne aveva la competenza e l’autorità, appare oltremodo viziata da eccesso di potere ed appare quale manifestazione di una palese arroganza che non favorisce il dialogo ed una seria organizzazione dei servizi sanitari locali, il tutto con evidenti ricadute sulla salute dei cittadini. Si condivide pertanto la netta presa di posizione del Sindaco Angelo Aita, che si invita a porre in essere ogni iniziativa utile a ripristinare uno stato di legittimità che appare oggi violato dagli atti del dottor Candela».

Infine si registra la presa di posizione dei socialisti di Cetraro, anch’essi contrariati per le decisioni assunte dal dottor Candela, criticato dal segretario locale Marco Occhiuzzi, per l’utilizzo di «prassi irrituale, per non dire inopportuna. Non compete a noi – prosegue il Psi cetrarese – stabilire se rientri nelle prerogative di un direttore di dipartimento, emanare disposizioni che di fatto modificano l’organizzazione sanitaria di un polo ospedaliero. Come socialisti – va avanti Occhiuzzi a mezzo stampa – esprimiamo, pertanto, sconcerto e preoccupazione. Tale disposizione rappresenta infatti l’ennesimo, e probabilmente non l’ultimo, atto di una logica schizofrenica di cui, da oltre un decennio, è vittima la sanità calabrese ed in particolare quella del Tirreno cosentino». Secondo i socialisti, il provvedimento del dottor Candela «rischia, intanto, di innescare una indecorosa guerra fra comunità che dovrebbero, invece, avere visioni convergenti e di piena collaborazione». Quindi la richiesta al commissario «di fare immediata chiarezza sulla vicenda, ma, soprattutto di intraprendere un’iniziativa, concertata con i Sindaci della zona e la Regione Calabria, che punti al ripristino di una politica sanitaria territoriale che risponda a logiche di efficienza e di buon senso, tralasciando interessi di parte ed effimeri campanilismi».

About Francesco Frangella

Francesco Frangella
Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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