La notizia della sentenza pronunciata – in primo grado – nei confronti di tre medici operanti presso l’ospedale “San Francesco di Paola” nel 2011, non ha lasciato indifferente il dottor Guglielmo Guzzo, condannato – insieme ad altri due colleghi – a 8 mesi di carcere per l’accusa di omicidio colposo, nonché il pagamento delle spese di costituzione in giudizio e il risarcimento dei danni da liquidare in separata sede alle parti civili costituitesi a seguito alla morte di Antonio Petrai, originario di Napoli, residente a Lamezia Terme.

«Intanto le sentenze si rispettano ed io rispetto il giudizio di un Giudice – ha rilasciato a mezzo stampa il medico, già primario dell’unità operativa di chirurgia del San Francesco di Paola (oggi in servizio a Rossano) – ma ciò non mi toglie il diritto di continuare a difendermi e a difendere l’operato di colleghi, anestesisti, infermieri ed altri operatori che con abnegazione ogni giorno dimostrano dedizione impegno ed affezione verso chi ha bisogno».

 I fatti, come riportato l’altro ieri, riguardano un decesso a seguito di intervento chirurgico necessario a rimuovere un’occlusione intestinale, operazione che in un primo momento – secondo periti e magistrati che avevano disposto l’archiviazione del procedimento – non era parso inquadrabile come causa della morte dell’uomo.

Tuttavia, a seguito di un’opposizione a tale disposizione giudiziaria che ha determinato una seconda perizia, il processo ha comunque preso avvio, motivo per il quale, secondo il dottor Guzzo, «si evince che ci sono due versioni dei fatti: quella finale emessa da un Giudice su richiesta di un Pubblico ministero e sulla scorta di una perizia che da giudizio avverso; una iniziale richiesta di archiviazione di un autorevole Giudice ed un autorevole Pubblico ministero sulla base di un’altra autorevole perizia avevano ipotizzato l’assenza di relazione fra evento avverso ed intervento chirurgico».

Il camice bianco, senza esprimersi sull’operato della magistratura, è comunque entrato nel merito del lavoro condotto dai periti, sia quelli che in un primo tempo avevano escluso responsabilità dei medici in merito alla morte del paziente, sia coloro che successivamente ne hanno determinato il rinvio a giudizio e la successiva condanna.

«Inizio con le perizie ed i curricula dei periti – ha fatto sapere Guzzo sempre a mezzo stampa – autorevoli docenti universitari dell’ateneo Magna Grecia, concludevano la perizia con l’assenza di nesso causale fra evento funesto ed intervento chirurgico; una seconda perizia, che ha determinato la condanna è stata stilata da periti anonimi che non hanno mai rivestito ruoli dirigenziali o avuto successi professionali; è legittimo pensare che a confutare una autorevole perizia sia stato affidato l’incarico a professionisti che hanno prodotto solo una perizia piena di acredine, confusionaria e con riferimenti che non hanno nessuna attinenza con il caso clinico se è vero come è vero che si è confusa la letteratura con l’evidenza clinico anatomopatologica e con affermazioni alcune volte scurrili che rasentano l’illeceità deontologica ed il falso ideologico nell’emettere conclusioni distorte (per esempio si parla sempre di infiammazione quando tutti gli indici di flogosi erano sempre negativi)». Guzzo, inoltre, aggiunge che: «Contemporaneamente non è stato dato mai peso ed attenzione al caso clinico ed alle situazioni ambientali che hanno determinato eventi che sono stati imputati all’esclusiva responsabilità dei tre medici per aver partecipato agli interventi chirurgici».

Secondo il chirurgo: «Il paziente, persona elegante, gentile ed affabile, veniva dal Nord, più volte era stato ricoverato per lo stesso motivo presso ospedali del Nord, e sempre aveva avuto diniego all’intervento per l’alto rischio operatorio. Ebbene, a Paola è stato prontamente operato per occlusione irrisolvibile, in anestesia periferica praticata da una bravissima anestesista, con un intervento dichiarato dai periti universitari perfetto come poi si è convenuto da tutti, anche dalla parte offesa, durante il dibattimento. Il paziente aveva categoricamente espresso il rifiuto di una colostomia, pena il rifiuto dell’intervento stesso».

Ripercorrendo le fasi successive all’intervento, il medico attualmente in forza nell’ospedale di Rossano, ha ricordato che «il paziente è stato benissimo fino all’episodio dell’introduzione di una sonda che ha provocato danni nel momento della mobilizzazione e la mobilizzazione dal letto su una sedia imprudentemente è stata effettuata da un ausiliario e dal familiare che l’assisteva».

Precisando ulteriori dettagli su quanto accaduto, il dottor Guzzo ha aggiunto che «Fino al decesso al paziente, sono state profuse attenzioni da parte del personale sanitario in modo continuo, basta visionare i tabulati delle timbrature e gli interventi sono stati tempestivi, tant’è che alla fine della vicenda la moglie ha espresso più volte gratitudine e ringraziamenti».

Quindi, sempre a mezzo stampa, l’ex primario della chirurgia paolana ha svelato che «la denuncia iniziale non è stata pensata dalla parte dei familiari ma è stata sollecitata da un direttore sanitario che negava, per sue ed incomprensibili motivazioni, l’autorizzazione ad una volontà di cremazione, quale presupposto e soluzione per l’autorizzazione stessa».

Quindi le precisazioni conclusive: «Il sottoscritto e gli altri medici pur richiedendolo non sono stati mai sentiti da alcun giudice», motivo per cui il dottor Guzzo e i suoi colleghi hanno inteso dare mandato agli avvocati per la presentazione di un ricorso «trattandosi di sentenza di I° grado ed è mia volontà ad interessare del caso sia l’Ordine dei Medici che altri organismi competenti».

Paola – Condanna a 8 mesi per “omicidio colposo”: sfogo di uno dei medici ultima modifica: 2019-03-03T07:55:54+01:00 da Redazione
Redazione

About