Era “salita” nella Capitale per cercare quello che a queste latitudini è difficile trovare.

Un lavoro, la stabilità economica, la possibilità di mettere su famiglia, il grande amore della sua vita.

Invece, malgrado gli sforzi e l’impegno, il sogno di Maria Sestina Arcuri – giovane e talentuosa parrucchiera calabrese – s’è infranto ruzzolando giù da una scala, difronte all’ingresso di un’abitazione in cui, forse, non si era mai sentita realmente “a casa”.

È morta a Febbraio Maria Sestina, nel mese che oltre ad essere il più corto dell’anno è anche quello in cui è incastonato l’appuntamento con San Valentino. Una caduta dalle scale fu la prima versione dei fatti, un capitombolo fatale sotto gli occhi del suo fidanzato, Andrea Landolfi, già reduce da una relazione finita male e padre di un bambino.

Sull’uomo, pugile dilettante che oltre a saper menare le mani sembra fosse avvezzo ad alzare il gomito, si sono immediatamente concentrate le attenzioni degli inquirenti, insospettiti da una ricostruzione molto fumosa e allarmati dalle testimonianze di parenti e amici della vittima, che ne avevano visto il lato oscuro proprio in occasione di una visita in Calabria (a Nocara, in provincia di Cosenza) fatta dalla coppia per conoscere il paese natale della giovane hair stylist.

Negli ultimi cinque mesi, nonostante la procura di Viterbo avesse chiesto l’arresto dell’uomo, Andrea Landolfi è rimasto a piede libero, in quanto – a parere del suo legale e del Gip del Tribunale – a suo carico non sarebbero stati riscontrati «elementi validi e sufficienti».

Appellatisi al Tribunale del Riesame di Roma, gli inquirenti viterbesi hanno infine visto aprirsi uno spiraglio nella giornata di ieri, quando è stata avallata la richiesta dell’arresto che il Pm, Franco Pacifici, ha continuato a perorare con insistenza, nella convinzione che la morte di Maria Sestina non sia stata un incidente ma un atroce delitto.

Andrea Landolfi è quindi ora accusato di omicidio volontario aggravato, omissione di soccorso e lesioni. Fu lui, secondo la Procura, a lanciare Sestina nel vuoto, dalle scale al piano di sotto della casa di sua nonna, a Ronciglione (Viterbo), nella notte tra il 3 e il 4 febbraio.

La relazione dei medici legali che hanno eseguito l’autopsia sulla 25enne calabrese insiste sulla “caduta libera” della giovane parrucchiera: un volo dal parapetto al pavimento sottostante e non un ruzzolone per i gradini, come aveva spiegato Andrea ai carabinieri quando Sestina era ancora in ospedale.

Il Riesame ha passato in rassegna tutti i gravi indizi che per la Procura erano a fondamento della richiesta d’arresto: dalle numerose testimonianze raccolte contro Andrea e la sua indole violenta, al racconto del figlio dell’indagato, un bimbo di 5 anni che era in casa la notte in cui Sestina è “caduta” e poi finita in ospedale.

Il bambino, ascoltato in modalità protetta con uno psicologo, avrebbe detto che Sestina sarebbe stata sollevata e lanciata di sotto.

Una versione ben diversa da quella del padre e della nonna, secondo i quali Sestina è rotolata per le scale insieme a Andrea, per poi rialzarsi da sola, dolorante ma cosciente, e sentirsi male solo più tardi, durante la notte.

Oltre all’omicidio volontario aggravato, Andrea è indagato anche per omissione di soccorso: ha chiamato il 118 solo alle 6 del mattino, mentre il trauma cranico gravissimo che porterà Sestina alla morte, il 5 febbraio, avviene all’incirca all’1.50.

L’altra ipotesi di reato è lesioni aggravate nei confronti della nonna, alla quale avrebbe rotto tre costole, tanto da costringere l’anziana a scappare a piedi, quella stessa notte, e andare al pronto soccorso di Ronciglione. Lei, però, continua a negare e difende il nipote che, a suo dire, non le avrebbe fatto alcun male.

I legali dell’uomo hanno già preannunciato l’intenzione di proseguire in Cassazione.

Maria Sestina Arcuri sarebbe stata uccisa dal fidanzato: disposto l’arresto ultima modifica: 2019-06-12T08:56:23+02:00 da Redazione
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