A quanto pare, il software Compilatio – utilizzato in via sperimentale dall’Università della Calabria per analizzare l’eventuale presenza di copiature nelle tesi di Laurea – è fallibile, e la sua capacità di sbagliare ha inguaiato una ragazza che, da oltre un anno, viene additata come cattivo esempio di studentessa.

I fatti risalgono all’Aprile del 2018, quando Serena C., in sede di seduta di Laurea, è stata invitata a desistere dal suo intento di concludere il percorso di studi con la Tesi presentata per l’ultima discussione.

Motivo: secondo “Compilatio” il suo elaborato finale presentava copiature per il 96% delle sue parti, risultando “troppo corrispondente” ad un altro lavoro simile, pubblicato nel 2011 da un laureando in giurisprudenza all’Università di Bari.

Alla ragazza era quindi stato “consigliato” di non presentarsi affatto dinnanzi alla commissione, perché era troppo alto il rischio che in quella sede sarebbe potuta incappare in uno stop forzato imposto dai professori.

Forse perché consapevole dei suoi mezzi, Serena C. ha ignorato quell’avvertimento e, con uno stuolo di parenti e amici al seguito, s’è posta dinnanzi ai docenti, affrontando le insidie di un appuntamento rivelatosi tremendo.

Infatti, come ampiamente previsto, al momento della discussione di quella Tesi tanto controversa (dal titolo: “Il reato di diffamazione e i nuovi mezzi di comunicazione: profili legislativi ed evoluzione giurisprudenziale”) i lavori della seduta sono stati sospesi, col professore Enrico Caterini, ordinario di diritto privato, che senza pensarci troppo ha bloccato tutto chiamando i Carabinieri.

Immediato il putiferio, cui sono seguiti giorni e mesi di gogna mediatica per la ragazza, divenuta addirittura slogan pubblicitario di un istituto scolastico privato, che invitava i suoi potenziali clienti a non fare come lei.

A distanza di un anno e qualche mese, però, è emersa un’altra verità: la tesi era originale e non si trattava affatto di un plagio. A determinarlo è stata la Procura di Cosenza, intervenuta nella vicenda proprio a seguito delle turbolenze registrate nell’aula “Sorrentino” dell’Unical il giorno della mancata proclamazione.

A determinare questo epilogo sono state le indagini coordinate dal pm Domenico Frascino e i rilievi mossi dal difensore della 26enne cosentina Serena C., l’avvocato Cesare Badolato, che hanno messo in luce l’equivoco costato caro all’inconsapevole universitaria.

A quanto pare, nel caso della studentessa cosentina, l’algoritmo di “Compilatio” avrebbe individuato come plagi le citazioni di sentenze e altri atti giuridici richiamati nella tesi, arrivando così alla percentuale del 96%.

Il sospetto, adesso, è che oltre alla tecnologia, un controllo de visu della tesi incriminata avrebbe, forse, disinnescato l’equivoco già in partenza, ma quelle «verifiche approfondite» non sono mai state effettuate, anche perché la stessa candidata, dopo aver incassato la notizia dello stop forzato, ha rinunciato alla seduta di laurea, spiegando di voler chiarire i termini della questione con la sua relatrice, assente nel giorno fatidico perché all’ estero.

Ora non resta che fare gli auguri e le scuse alla dottoressa Serena C. che, nel frattempo, ha già predisposto una lunga sequela di querele contro chi – in quest’ultimo anno e mezzo – l’ha diffamata.

Vergogna – Tesi copiata all’Unical: da scandalo a bluff, riabilitata Serena C. ultima modifica: 2019-06-26T09:02:29+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.