Da piccola non avrei mai pensato di affrontare la mafia, non conoscevo la mafia, non si poteva parlare di mafia… Il 21 Luglio lei ha incontrato me portandosi via mio padre.

“La mafia non esiste”.

Con questa amara considerazione, Chiara Maiorano – figlia di Tonino, vittima innocente, assassinato dalla mafia il 21 luglio 2004 – ha ricordato l’appuntamento odierno, una data scolpita nella memoria dell’intera comunità paolana che, in questa penultima domenica di luglio, si ritroverà unita a celebrare il ricordo nel segno di un impegno proiettato nella prospettiva del “mai più”.

Quindici anni fa era mercoledì, un giorno lavorativo come tanti per un padre di famiglia, devoto alla moglie e ai figli che, ancora pargoli, non vedevano l’ora di riabbracciarlo al suo ritorno.

Però, quasi fosse il 10 agosto di pascoliana memoria, quel mercoledì 21 luglio 2004 fu l’ultimo nodo sul filo della vita che a Tonino Maiorano venne concesso di sgranare come un Rosario, perché a casa non fece ritorno e la famiglia lo attese invano.

Chi invece lo incontrò per l’ultima volta, senza neanche incrociarne lo sguardo perché Maiorano era assorto a leggere un giornale, fu un sicario con l’ordine di assassinare Giuliano Serpa, referente locale dell’omonimo clan che diverse inchieste della magistratura hanno contribuito a smantellare.

Scambiandolo per l’ex boss tuttora in vita e “collaboratore di giustizia”, l’assassino venuto da fuori esplose i colpi della sua arma, uccidendo all’istante una Persona che nulla aveva a che vedere col mondo da cui sgorga la putrescenza.

«L’uccisione di Tonino Maiorano non fu un errore – ebbe a dire due anni fa il vicesindaco Antonio Cassano – Tonino è una vittima di mafia. Guai a parlare di errore. Si è detto che era nel posto sbagliato, nel momento sbagliato e nel giorno sbagliato. Tonino era nel posto giusto, era sul posto di lavoro. Nell’orario giusto, nel momento in cui doveva lavorare. Stava facendo quello che doveva fare. È la mafia che non doveva essere li in quel momento. È la mafia che non dev’essere qui».

Ebbene, a distanza di tre lustri oggi Paola si ritrova a fare i conti con un passato impossibile da cancellare, cristallizzato nella cicatrice di una slavina costantemente in movimento, sempre pronta a scendere a valle da quella “montagna di merda” che inghiotte ogni giorno le speranze e il futuro di tutti i territori su cui si erge, così come dimostrano le varie “interdittive” emesse dalla Prefettura, le inchieste della magistratura e le condanne dei tribunali.

Si partirà tra meno di un’ora presso lo stadio Tarsitano di Via Sant’Agata, ultimo posto che ha visto Tonino Maiorano camminare sui suoi piedi, laddove una delegazione guidata dal Sindaco Roberto Perrotta deporrà una corona in segno di perpetuo ricordo. Nel tardo pomeriggio invece, a partire dalle 19.30, sarà il centro storico a diventare altare commemorativo, prima con la messa nella chiesa di Montevergine (dedicata a tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata) e poi con il dibattito che avrà luogo in Piazza del Popolo, un appuntamento che vedrà impegnata l’amministrazione comunale, col primo cittadino, il suo vice e il presidente del consiglio Graziano Di Natale, insieme al docente Unical Giap Parini e al magistrato Eugenio Facciolla, Procuratore che assestò colpi mortali al locale di ‘ndrangheta paolano, smantellato grazie all’inchiesta “Tela del Ragno”. Il tutto coordinato dall’avvocatessa Marta Perrotta, referente del movimento politico “Cambia Paola”.

Altre vittime innocenti di faide “nostrane” sono: Salvatore Altimari, Francesco Bruno, Nicola Campolongo, Mario Cilento, Fazio Cirolla, Sergio Cosmai, Catello De Judicibus, Mario Dodaro, Lucio Ferrami, Luigi Gravina, Mario Lattuca, Giannino Losardo, Pompeo Brusco, Pompeo Panaro, Silvio Sesti, Roberta Lanzino, Alessandro Bozzo, cui va aggiunta una “richiesta di verità e giustizia” per Denis Bergamini e Giuseppe Passarelli.

Paola non dimentica.

15 anni fa l’ultima vittima innocente, la montagna di merda resta pericolosa ultima modifica: 2019-07-21T10:07:12+02:00 da Redazione
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