«Ad esempio a me piace la strada. Col verde bruciato, magari sul tardi. Macchie più scure, senza rugiada, coi fichi d’India e le spine dei cardi». Con questo verso bellissimo, Rino Gaetano inizia la sua celebre canzone “Ad esempio a me piace il sud”, una delle poesie musicate più intrise di identità locale, meridionale, anche se parla di un tempo che oggigiorno è diverso.

Perché la strada col verde bruciato è stata sostituita da quella col percolato, dove sacchetti d’immondizia si slabbrano sotto al sole estivo, collassando in posizioni simili a quelle dei cadaveri, in attesa di una raccolta civica o di un rogo ritenuto “purificatore”.

È un sud molto diverso da quello che cantava Rino Gaetano, perché oggi c’è l’assoluta certezza che determinati comportamenti conducono ad esiti tragici, all’epoca mica tutti potevano immaginare cosa significasse interrare un fusto nel terreno.

Oggi, tutti dovrebbero sapere quanto danno si fa all’ambiente disperdendo la spazzatura, quanto danno si fa alla salute, quanto danno si fa all’immagine del territorio, quanto danno all’identità stessa della popolazione, etichettata come “sporcacciona”, “maleducata” e quindi “inferiore” da certi razzisti, molti dei quali siedono in parlamento.

Perché contribuire ad amplificare con più intensità l’aspetto negativo di questo territorio?

Sembra sia una specie di predisposizione innata, quella di tendere verso le caratterizzazioni “furbesche”, “imprudenti” e “impudenti”, che si danno dei meridionali.

Quasi un’epica, celebrata degnamente da quei neomelodici che inneggiano a latitanti o boss in galera.

Dev’essere una specie di malattia, dalla quale persino Paola non è immune.

Perché anche nella ridente cittadina governata dalla Coalizione di “Salute Pubblica”, ci sono situazioni spinte ormai oltre il limite.

Per rendersene conto basterebbe fare un giro sotto i viadotti ferroviari dalle parti delle “T”, dove a due passi dal mare vengono periodicamente sversati rifiuti (spesso ingombranti), oppure sotto i ponticelli stradali che arrivano fin sotto al confine con Fuscaldo (dove è stata bruciata persino la tana che una cagnolina abbandonata s’era fatta tra i cespugli, dolcissimo animale di cui oggi non c’è più traccia).

La cagnolina abbandonata, scomparsa dalla zona a confine tra Paola e Fuscaldo

Scene raccapriccianti: di roghi ricoperti con terriccio, ciarpame indifferenziato ammassato, rifiuti ingombranti dispersi alla bell’e meglio.

Rifiuti dispersi sotto ad un viadotto

Scene che si ripetono, in forma ridotta, anche in luoghi più frequentati, quali il cimitero, dove accanto al punto in cui molti vanno a prendere fiori per le tombe dei congiunti, c’è un bel “saccottino” gigante, farcito di guaine catramate ammassate una sull’altra.

Le guaine di catrame sono rifiuti speciali, perché lasciarle li?

Oppure che dire di uno dei corridoi d’accesso alla spiaggia libera che c’è sul Lungomare?

Il passaggio in questione, molto stretto in verità, fa da confine a due strutture balneari, si tratta di una lingua di sabbia larga pochi metri e lunga per quanto si estendono i recinti delle due concessioni.

Il corridoio in questione, fotografato all’inizio di Luglio

Costellato da rovi di vegetazione “selvaggia”, il percorso per arrivare al mare è reso ancor più fastidioso dalla discreta quantità di spazzatura che insiste al suo interno, robaccia senza più alcun valore che ogni giorno si consuma sotto al sole di Luglio.

Eh già, perché è Luglio. Un mese in cui è più difficile far passare inosservate queste evidenze. Soprattutto all’occhio del Maligno.

L’occhio del Maligno: sguardo sulle stranezze – Quel tocco d’incuria ci sta? ultima modifica: 2019-07-11T08:44:03+02:00 da Giampiero Delpresepe
Giampiero Delpresepe

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Autore "collettivo", nominato caporedattore della Testata on-line Marsili Notizie, mi occupo dello scibile in generale, con particolare attenzione alla Politica.