È ancora freschissima la notizia dell’eruzione di Stromboli, che – al momento – ha provocato un morto  ed  alcuni feriti, con turisti in fuga.

Ne abbiamo parlato con il giovane paolano Pierfrancesco Calabria, dottore in scienze geologiche e studente Magistrale ad indirizzo “Rischi Naturali” presso l’UNICAL, socio dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, della Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, e della Società Italiana di Geologia.

Le notizie che ci giungono sono allarmanti, che cosa ci può dire in merito?

Di certo stiamo parlando di un Vulcano attivo, quasi nostro dirimpettaio e senza considerare quelli “sottomarini” . Stromboli è caratterizzato da un’attività moderatamente esplosiva e  cosi costante (il tempo che intercorre tra un pulso eruttivo e l’altro va dai 10 ai 15 minuti)  tanto da guadagnarsi, in epoca greco-romana, l’appellativo di “Faro del Mediterraneo”, diventando oggi una delle maggiori fonti di attrazione turistica. Sto parlando delle  cosiddette  eruzioni Stromboliane, più volte citate e utilizzate per molto tempo come criterio classificativo da straordinarie personalità  nel campo della vulcanologia come Giuseppe Mercalli.

Oggi l’intensità di un’eruzione vulcanica viene classificata con una scala logaritmica in base al contenuto di magma emesso , espresso in metri cubi.

Ritornando alle eruzioni stromboliane, queste ultime sono generate da un fenomeno di “essoluzione” ossia una separazione tra la fase liquida e quella gassosa che avviene nel fuso magmatico quando la pressione diminuisce . Un po’ come quando stappiamo una bottiglia di spumante togliendo la pressione del tappo e notiamo che la schiuma bianca, piena di bolle, fuoriesce per prima, separandosi dal liquido. Quando il magma è poco viscoso , le bolle sono libere di crescere e di risalire fino ad esplodere allorquando la pressione al loro interno è maggiore di quella esterna. Ciò si verifica in prossimità del cratere, generando pulsi eruttivi di debole intensità ad intervalli di poche decine di minuti. Può succedere ,però, in alcuni casi che un input di nuovo magma più ricco in gas non riesce ad espellere la componente gassosa (le bolle) la quale al suo interno acquista un volume notevole fino a frammentare la porzione fusa, creando una miscela accelerata che esplode in maniera più violenta ed energetica e che prende il nome di “parossismo”. Un’esplosione parossistica può anche essere generata dall’interazione dell’acqua col magma.

Senza entrare in tecnicismi, che si rimandano ad altra sede,  si può affermare senza indugio che la Protezione Civile Nazionale e locale è ben organizzata, sia nel monitoraggio che sugli aspetti logistici, così come l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  studia e raccoglie dati di grande necessità per la comprensione di tali fenomeni .

È di grande importanza la crescente cultura del rispetto della natura, della quale ci si occupa giustamente sempre di più a tutti i livelli, specialmente nelle nuove generazioni.

È sotto quest’ottica che bisogna considerare questi accadimenti.

È vero però che  la “sete” di conoscere   non deve invadere il campo della sicurezza personale e collettiva. Per amare la natura bisogna in primo luogo rispettarla, senza averne timore. Mi riferisco ad escursioni che devono essere effettuate sempre con personale preposto dalle Organizzazioni e dagli Enti specifici.

In questi casi, a parte gli incidenti di natura “meccanica” come la fuoriuscita di lava, la caduta di massi e lapilli, un ruolo purtroppo importante lo giocano anche le emissioni di vari gas come l’Anidride Carbonica e l’ anidride solforosa. La pericolosità  sta nel fatto chi, essendo esse inodore  non allarmano chi le respira, ma pur non percependole e respirandole possono avere anche conseguenze letali.       

Quando si parla di eruzioni in prossimità del mare , si parla sempre del pericolo “Tsunami”…

Generalmente questo fenomeno è provocato dal crollo in mare di una porzione dell’edificio vulcanico.

Tuttavia, visto dalla costa, i “segni premonitori” potrebbero essere un ritiro momentaneo delle acque  costiere, per poi essere sopraggiunti dalla massa d’acqua che invaderebbe le stesse coste.

Questo è un segnale che, se opportunamente individuato ed allarmato, potrebbe salvare molte vite.  

Il dott. Pierfrancesco Calabria, dopo essere stato alcuni  giorni fa con docenti, ricercatori ed il suo gruppo dell’UNICAL proprio presso il cratere di Stromboli per il corso di “Vulcanologia e Rischi Vulcanici”, e  dopo un corso propedeutico presso la Protezione Civile Nazionale in Roma per il progetto “Vulcano Informa” dell’INGV, tornerà il prossimo mese a Stromboli presso la struttura dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e della Protezione Civile,  per attività di monitoraggio e divulgazione anche in due lingue straniere.

Parla Pierfrancesco Calabria, paolano in team Unical che studia Stromboli ultima modifica: 2019-07-05T10:10:28+02:00 da Redazione
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