pit lungomare paola cs

Pit – L’incubo dell’ex amministrazione torna con atti trasmessi in Procura

Dopo averlo definito nei più variopinti modi, da “scempio” a “ecomostro”, i passati amministratori della città di Paola potrebbero trovarsi, a breve, nuovamente faccia a faccia con il “Pit”, edificio ancora incompleto che da mostra di sé sul Lungomare San Francesco.

Questa volta però, i ruoli paiono invertiti, perché se dapprima erano gli amministratori a dare la caccia al Pit, adesso sembra proprio che sia il Pit (o meglio, la situazione finanziaria che gli ruota attorno) ad inseguire loro.

La cifra che balla per la città consiste in 1.316.100,61 euro, somma che l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha pignorato al comune di Paola, definito “debitore esecutato”.

Tra le varie voci che compongono questo “salasso”, quella che spicca attiene ad una cartella di pagamento relativa alla revoca di un contributo concesso. In particolare, si tratta di un procedimento iniziato ad incancrenirsi nel 2013, all’alba dell’evo “ferrariano”, quando la Regione Calabria sollecitava il Sant’Agostino ad adempiere alla sottoscrizione della convenzione «… per il rinnovo, sino al 31/07/2013, del finanziamento concesso per la “realizzazione di un centro polivalente per la cultura ed il commercio, in quanto beneficiario finale del PIT n. 7 POR Calabria 2000/2006 asse 4, finanziato con le risorse della Misura 4.4 az. G, per l’importo quota PIT € 900.000,00 attualmente in avanzato stato di realizzazione  …».

Malgrado l’odio provato per la struttura – pianificata nel corso dell’amministrazione di centrodestra a guida di Giovanni Gravina, nata e “cresciuta” durante il periodo “Perrottiano” più lungo (escludendo l’attuale) – i governanti al timone quando ancora il Pdl aveva un perché, sembra proprio che abbiano commesso una svista, non rendendosi conto della gravità della situazione.

Infatti, correva l’anno 2016 (Scopelliti Giuseppe non era più governatore della Calabria e del Popolo della libertà restava solo il ricordo), era di Marzo quando l’ente ora presieduto da Mario Oliverio ha avviato il procedimento di revoca del contributo di € 900.000,00 in quanto il Comune di Paola, pur in presenza della convenzione di rinnovo siglata in data 04 novembre 2013, non aveva trasmesso né il certificato di ultimazione lavori né il certificato di regolare esecuzione collaudo lavori.

A Maggio di quell’anno «a firma del Responsabile del 2^ Settore – Ing. Pavone Fabio – si comunicava alla Regione Calabria che il R.U.P. geom. Salvatore Romito non aveva ottemperato a quanto richiesto; tuttavia nella medesima nota si rappresentava – tra l’altro che “ … il nuovo organico dell’Ufficio scrivente sta provvedendo alla ricostruzione della pratica al fine di produrre tutta la documentazione richiesta. Lo stesso ufficio ha provveduto a formulare l’ipotesi di dichiarazione di lotto funzionale all’Amministrazione …”».

Quindi, dopo aver scaricato su Romito ogni addebito, l’ingegner Pavone (all’epoca capo dell’Utc) s’era assunto l’impegno di «produrre tutta la documentazione richiesta». Lo avrà mantenuto?

All’esito del pignoramento non si direbbe.

Infatti, nell’ottobre del 2016, la Regione Calabria (a distanza di cinque mesi dalla promessa “marinaresca” dell’ingegner Pavone) intimava la restituzione di € 675.621,00 entro 30 gg. dalla notifica del provvedimento, in quanto a quella data «nessun certificato di regolare esecuzione/collaudo dell’opera è stato trasmesso che classificasse l’opera funzionale e funzionante …».

I giovani amministratori già proiettati alla imminente campagna elettorale del 2017, avranno fatto caso anche a questo avvertimento, rispondendo nella maniera adeguata?

All’esito del pignoramento non si direbbe.

Infatti, essendosi già giocata la “carta Romito” per le scuse preliminari, l’ingegner Fabio Pavone si è trovato costretto a mettersi sulla difensiva, deviando il provvedimento della Regione sul Presidente dell’O.S.L. (nonché al Segretario Comunale e per conoscenza al Sindaco del Comune di Paola), in quanto «… vista la Relazione Istruttoria agli atti – specifica l’ingegnere – visto l’esposto presentato all’ANAC di contestazione delle procedure … si precisa che le somme liquidate su capitolo di imputazione del suddetto finanziamento sono somme previste, accreditate e liquidate anteriormente al 2012 e quindi ricadenti nella procedura di dissesto …”».

Quindi, a parere del tecnico Pavone, non sarebbe dovuta sussistere nessuna preoccupazione in merito a tale esosa richiesta risarcitoria perché tanto sarebbe finita nel “dissesto”.

Intuizione vincente?

All’esito del pignoramento non si direbbe.

Infatti, il 20 Febbraio 2017, l’ingegner Pavone  trasmetteva al sindaco e al segretario comunale l’atto con il quale la Regione Calabria ingiungeva la restituzione della somma di € 675.621,00, più interessi legali entro 30 gg. dalla notifica del provvedimento, sollecitandoli  «… per i provvedimenti di competenza …».

Eppure, dalla dettagliata analisi degli atti compiuta dall’amministrazione attualmente in carica (a guida, nuovamente, di Roberto Perrotta), è emerso chiaramente che c’erano documenti per ottemperare a tutte le richieste formulate nel tempo dalla Regione.

C’erano le carte attestanti: 1) “lo stato finale”, a firma dell’Arch. Maurizio Vilardi quale Direttore dei Lavori relativi al Centro Polivalente per la Cultura ed il Commercio, datata 13 dicembre 2012, assunta in carico al prot. 20719 del 13/12/2012 del Comune di Paola; 2) lo schema di convenzione sottoscritto tra la Regione Calabria ed il Comune di Paola in data 19 aprile 2013, con cui – tra l’altro – all’art. 11 viene fissata la durata delle convenzione in mesi 6 (sei) e comunque entro il 31/07/2013 ed in cui si da atto che “ … tale durata ricopre il tempo necessario a completare i residui lavori e rendicontare le relative spese nel rispetto delle delibera di giunta regionale n.91 del 18/03/2011, nonché del documento “modalità di attuazione dei progetti finanziati con le risorse liberate trasmesse dal MISE il 16/03/2012 prot. 3459-U” …”; 3) la nota di trasmissione della “ … relazione riguardante la situazione del PIT …”,  a firma dell’Arch. Maurizio Vilardi, datata 27 giugno 2013, assunta in carico al prot. 11244 del 27/06/2013 del Comune di Paola; 4) la certificazione di ultimazione lavori,  a firma della impresa appaltatrice MANUTAMBIENTE Soc. Coop. P.IVA/C.F. 02629140795 e dell’Arch. Maurizio Vilardi priva di data; e 5) il certificato di regolare esecuzione,  a firma della impresa appaltatrice MANUTAMBIENTE Soc. Coop. P.IVA/C.F. 02629140795 e dell’Arch. Maurizio Vilardi nonché del visto del responsabile del procedimento per il Comune di Paola, priva di data.

Sul “come” e “perché” non si sia verificata la produzione di tali atti agli Uffici della Regione Calabria, saranno probabilmente la Procura della Repubblica di Paola e quella della Corte dei Conti a doversi pronunciare, perché a loro si è rivolta la giunta Perrotta per venire a capo di una situazione paradossale.

Nel frattempo all’avvocatessa Francesca Amendola è stato conferito mandato di opposizione al pignoramento da oltre 1milione e 300mila euro.

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