Venerdì sera, stimolante conversazione a caminetto del Rotary Club Paola-MTC.

Il socio del Club, dott. Giuseppe Perrotta, ha tenuto una interessante relazione su una proposta di riorganizzazione degli ospedali della fascia tirrenica cosentina.

Alla riunione, presieduta dal Presidente del Club, dott. Valter Anselmucci, erano presenti Il PDG del Rotary International, ing. Francesco Socievole, i presidenti dei Rotary Club di Riviera dei cedri (Scalea) e di Cetraro, e il Past President del Club di Paola e di Cetraro, dott. Piero Borsani.

Erano inoltre presenti i dott. Cosmo De Matteis, Presidente onorario del Sindacato Medici Italiani, il dott. Roberto Pititto, Segretario regionale dello stesso SMI, la dott.ssa Daniela Dino, rappresentante locale dell’Associazione Donne Medico Italiane, i dott. Giancarlo Mantuano, Guglielmo Guzzo, Luigi De Luca e Marina Perrotta, professionisti tutti ben noti a Paola, che hanno speso parte o tutta la loro vita lavorativa presso il nosocomio paolano e, naturalmente, la maggior parte dei soci del Club.

I recenti, ma anche passati fatti di malasanità programmatoria (politica), gestionale (di emanazione politica), amministrativa e sanitaria hanno portato allo sfascio della nostra sanità ospedaliera e allo sfascio della sanità calabrese. Sprechi, malaffare, incapacità di ideare e programmare il futuro hanno portato la sanità regionale molto vicina al default. E dire che sono anni che i Calabresi pagano tasse maggiorate per colpa di una classe dirigente che ha portato la Calabria a sottostare ai vincoli di un piano di rientro.

Ma nulla è stato fatto e una criminale inerzia programmatoria ha portato alla stato attuale, con una soluzione ancora di là da venire nonostante, per quanto riguarda il nostro territorio, siano passati circa 15 anni dal grido d’allarme che lo stesso relatore ebbe a lanciar ai primi sentori di cessazione del periodo delle vacche grasse e a scelte programmatorie che portarono a sprechi indicibili.

Il relatore della proposta, numeri, dati e analisi di situazioni incontestabili alla mano, ha affermato ciò che è sotto l’occhio di tutti, ma che nessuno vuole considerare, e cioè la necessità che si ponga fine alla diatriba insulsa e condannevole Paola-Cetraro, con necessità prima di tutto clinica, e poi anche di sostenibilità economica, di un ospedale unico, sede di tutte le Unità operative complesse e sede di tutti i servizi h 24 la cui sede – numeri, dati, analisi di situazioni incontestabili e moderni principi di allocazione di strutture e risorse sanitarie – non può essere che Cetraro.

Il “San Francesco di Paola”, per la sua vicinanza all’ospedale hub di Cosenza, ospedale multispecialistico e raggiungibile ben entro la golden hour, sarebbe un ospedale destinato alla chiusura, ma può essere convertito in una forma ospedaliera moderna e di successo sia la soddisfazione dell’utente sia per quanto concerne l’utilizzo.

A Paola potrebbe trovare sede un ospedale interamente di Day Hospital e Day Surgery con tutti i servizi, il Pronto soccorso da ampliare e dotare di un maggiore numero di personale, di maggior numero di posti-letto per la osservazione breve e sotto il profilo strumentale, la Cardiologia, la Radiologia, il Laboratorio analisi, la Dialisi e un’emoteca.

Una tale soluzione, altamente innovativa e, per quanto risulti, non adottata ancora in Calabria, comporterebbe alta specializzazione e organizzazione di un unico reparto multispecialistico di Chirurgia di giorno o di un giorno (One day surgery), con perfetta selezione dei pazienti, con assenza di degenza preoperatoria, con data dell’intervento certa e non modificabile da interferenze con l’urgenza, con diminuzione di complicanze postoperatorie, soprattutto quelle legate alla permanenza in ospedale, e con dimissione protetta in giornata stessa, con fornitura dei farmaci necessari e con precise indicazioni sanitarie anche in ordine ai controlli, realizzando così anche una maggiore integrazione con la medicina territoriale.

Il reparto multispecialistico di Day Surgery è una UO a ciclo diurno funzionante 5 giorni a settimana, mentre il servizio di Pronto soccorso è naturalmente operativo h 24 sette giorni su sette, per l’osservazione dei pazienti, la stabilizzazione delle condizioni cliniche, e la dimissione o l’invio presso la struttura ospedaliera più idonea e non necessariamente la più vicina, avvalendosi della possibilità diagnostica anche dei tanti servizi collaterali già elencati e da potenziare (US).

La proposta, corredata da documenti e precisi modelli organizzativi – che in una seconda fase sarà portata all’esame delle istituzioni, amministrative e sanitarie, delle associazioni mediche, delle associazioni di malati, del volontariato e dei cittadini che vorranno partecipare – ha raccolto unanimità di consensi e l’auspicio che i Rotary Club di tutta la Calabria, di fronte all’indegno spettacolo di una sanità calabrese che considera il malato come un mezzo più che come un fine, vogliano e sappiano rendersi interpreti delle necessità dei loro territori, individuando scelte che restituiscano o donino, finalmente, un senso alla frase “centralità del malato”: non più un vuoto copia-incolla dei Piani sanitari regionali o locali ma, finalmente, un preciso fine delle istituzioni sanitarie.

Nel 2005 il relatore invitava le istituzioni a governare il futuro per non restarne vittima e non creare vittime. Di vittime, purtroppo, in questi ultimi 14 anni, ce ne sono state tante: è tempo, finalmente, di una sana riflessione generale per dare dignità e certezze al cittadino malato e dignità e certezze al nostro servizio sanitario.

Sanità Tirreno, per il Rotary Club c’è «criminale inerzia programmatoria» ultima modifica: 2019-08-05T10:12:33+02:00 da Redazione
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