Di motivi per auspicare la non proclamazione del dissesto finanziario del  Comune, a Cosenza, i cittadini ne avevano tanti.

Come già scritto e paventato in altre sedi, la dichiarazione di fallimento da parte dell’Ente comporterebbe l’installazione di un “tecnico” in seno al Municipio. Questi sarebbe tenuto ad approvare un nuovo bilancio, basato principalmente sull’elevazione delle entrate, nelle casse comunali, al livello massimo consentito dalla legge. Tutte le tasse comunali (IMU, addizionale comunale, TARSU) saranno aumentate il più possibile fino ad arrivare al tetto massimo consentito dalla legge, basato, inoltre, sul contrasto all’evasione e sul contenimento di tutte le spese. Cosenza rischia di tramutarsi in una landa desolata, in una macchia di muffa su di un muro marcescente, in un teatro di posa degno del vecchio West quando, lungo una strada dissestata, galleggia una palla di sterpi. E questo per i cittadini.

Anche i dipendenti comunali hanno ben poco da stare allegri: gli enti arrivano il più delle volte alla dichiarazione di dissesto solo quando, a seguito delle azioni esecutive dei creditori che pignorano le somme della cassa comunale, non è più possibile pagare neppure gli stipendi al personale dipendente. […]  Ridurre le spese comunali significa innanzitutto “personale”: la legge prevede che gli impiegati comunali devono essere nella misura di 1 su 93, pertanto da questa procedura scaturiranno esuberi di personale che verrà posto in mobilità. […]L’Ente locale, inoltre, deve deliberare la rideterminazione della pianta organica qualora sia numericamente superiore alle unità spettanti sulla base del rapporto dipendenti/popolazione della fascia demografica di appartenenza secondo quanto previsto dalle norme. La mancata prioritaria rideterminazione della pianta organica può costituire pregiudizio ai fini dell’emissione del decreto ministeriale di approvazione dell’ipotesi di bilancio. La rideterminazione della pianta organica deve ispirarsi a criteri di funzionalità ed efficienza nell’erogazione dei servizi, assicurando prioritariamente quelli indispensabili. E questo per i lavoratori.

E per i politici?

Gli amministratori riconosciuti responsabili non possono ricoprire, per un periodo di cinque anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali o di rappresentante di tali enti presso istituzioni, organismi ed enti pubblici o privati, quando, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, si accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore è stato riconosciuto responsabile.

Adesso, chiarito che per la cittadinanza sarebbe una “iattura”, compreso che per i dipendenti comunali sarebbe una “tragedia”, quello che accade per i politici: è “abbastanza”?

Ad osservare il livore espresso dai politici, si potrebbe pensare che una parte sia timorosa di sparire definitivamente dalla scena politica cittadina, o quantomeno venirne ulteriormente ridimensionata indipendentemente dall’età anagrafica, mentre l’altra parte sia desiderosa di dare inizio all’ anno zero, un’epoca nella quale il “nuovo” modo d’intendere la Città possa avere corso senza intoppi. Questo se si pensa che in Città esistano solo due parti.

Crepa insanabile, Cosenza=DISSESTO: che succederà a servizi e cittadini ultima modifica: 2019-10-16T18:13:10+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.