Sulla tragica fine del piccolo Carmine Ricco, bambino di 8 anni deceduto in seguito ad un’emorragia causata da un incidente domestico mentre stava giocando, le parole pronunciate nell’immediatezza dal nonno, trovano ora conferme nelle accuse con cui, la Procura della Repubblica di Paola, ha inteso perseguire le persone coinvolte.

All’epoca, nonno Carmine (stesso nome del nipotino) scrisse una straziante lettera di cui se ne propone un estratto:

«Carmine,

un bambino allegro, socievole, un bambino forte, estroverso , un bambino capace e intraprendente. Un bambino normale come tutti i bambini di 8 anni. l’orgoglio dei genitori e non solo. Quattro calci al pallone nel cortile, uno scivolone sul pallone, un piede centra è sfonda un rettangolo di vetro di 19×50 cm. di una porta in vetro alluminio. Ripetere intenzionalmente simile manovra non è facile. Un frammento di vetro incide l’arteria femorale del bambino. Una fatalità.

Una fatalità che i vetri della porta del condominio non fossero a norma. Una fatalità lasciare il bambino al suolo ferito e sanguinante per circa 20 minuti invece di portalo in macchina al pronto soccorso.

Una fatalità nascere in una Regione da sempre amministrata in modo delinquenziale sperperando ed elargendo agli amici di merenda i pesanti tributi estorti ai Cittadini con prelievi e tassazioni sovente incostituzionali. Una fatalità vivere in una Regione che svuota gli ospedali dalle già scarse risorse professionali e tecnologiche e li riempie di zavorra elettorale. Una fatalità, nascere in una Regione che pur di continuare ad ingrassare i porci, smantella la rete pubblica del 118 e affida il servizio delle autoambulanze per il pronto soccorso ad associazione, spesso con operatori di dubbia professionalità.

Morire dissanguato a 8 anni in una ambulanza che gioca a rimpiattino con l’elicottero dell’elisoccorso per oltre mezz’ora a 10 km esatti di distanza di una struttura sanitaria colma di persone inutili e di stregoni arroganti. Non è fatalità. E’ omicidio. Oggi è toccato a noi, a Carmine , domani , a chi di Voi toccherà domani?».

Ora, per quella vita spezzata nel bocciolo degli anni più spensierati, dovranno rispondere alle accuse mosse dalla Procura diretta dal dott. Pierpaolo Bruni: Federica Ferraro (all’epoca babysitter del bambino), Ida Alimena (dottoressa), Antonio Serpa (infermiere) e Giovanni Crupi (autista dell’ambulanza).

La babysitter è imputata in quanto custode del minore, mentre la dottoressa è stata messa sotto accusa perché non avrebbe messo in pratica il protocollo ottimale in casi come quelli del piccolo Carmine, omettendo di confrontarsi con la centrale operativa del 118 con cui era in contatto e decidendo di attendere per quasi un’ora l’arrivo dell’elisoccorso, mentre sarebbe apparsa chiara la necessità di ospedalizzare immediatamente il bambino (presso il vicino ospedale di Cetraro). Al medico è inoltre contestata la procedura adoperata per tamponare l’emorragia del piccolo, consistita nell’applicazione di un laccio emostatico «inidoneo e insufficiente, anche per erroneo utilizzo, al raggiungimento di un livello di compressione adeguato del focolaio emorragico».

All’infermiere e all’autista dell’ambulanza sono imputati, rispettivamente, un comportamento di «imperizia assistenziale» e l’incapacità di individuare una pista idonea all’atterraggio dell’elisoccorso.

Il prossimo 12 dicembre il Pubblico Ministero, Maurizio De Franchis, chiederà le pene per gli imputati.

Paola – Lo strazio di un nonno trova conferme nelle accuse della Procura ultima modifica: 2019-11-16T09:48:52+01:00 da Redazione
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