Paola: Il contagio fa “10”, la paura fa “90” e certi aggiornamenti fanno pena

Pubblicata sull’edizione odierna del “Quotidiano del Sud”, a firma del giornalista professionista Guido Scarpino, c’è una notizia che merita – senz’altro – la più ampia diffusione e condivisione possibile, perché mette in risalto una realtà già stigmatizzata da più parti, sin dal momento in cui l’emergenza coronavirus è cominciata e, sul web, è iniziata a scatenarsi una spasmodica attività “informativa”.

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Ma se in principio erano disgustosi messaggi whatsapp, basati su chiacchiericcio e deduzioni personali, a generare le più diverse reazioni in coloro che sono risultati “riceventi” e in quelli che sono stati “additati” d’essere untori, oggigiorno i patemi viaggiano direttamente sulle bacheche pubbliche dei social network.

Ed è così che, da quando i bollettini dell’Asp vengono gestiti da personalità istituzionali, amministratori locali e “chi più ne ha, più ne metta”, i quali decidono autonomamente le tempistiche di ogni comunicazione e annuncio, si è generato una sorta di caos al quale neanche le ordinanze e i dispositivi di chi governa ai livelli superiori hanno posto un freno.

Fermo restando che è necessario avvisare la popolazione rispetto a ciò che viene censito in ambito nuovo coronavirus Covid-19, con dati che siano quanto più precisi possibile a livello “capillare”, sarebbe opportuno rispettare quantomeno un vademecum, che tenga in considerazione lo stato d’animo di quanti sono in attesa dell’esito di procedure che li riguardano personalmente.

Condivisibile o meno, in Calabria bisogna rispettare ciò che è stato deciso dalla Presidente Jole Santelli, la quale – consapevole della agitazioni derivate dalla diffusione incontrollata di notizie (seppur veritiere) – ha “imposto” tempi e modi per annunciare ogni novità.

Purtroppo, però, non tutti si sono allineati al dettame imposto, continuando una frenetica attività di aggiornamento che, sebbene gradita a tanti followers, si è tramutata in un boomerang per coloro che – purtroppo – si trovano dall’altra parte, nelle fredde maglie dei dati “in attesa di esito” o in quelle, ancor più stringenti, dei “casi di positività”.

Per questa ragione sul “Quotidiano del Sud” di oggi è stato riportato lo sfogo di una persona, la quale ha lamentato che, quello in vigore su certe bacheche molto seguite, «Non è un modo corretto di trattare le persone in un momento così drammatico per la loro vita».

«In tanti abbiamo fatto il tampone il 7 aprile – prosegue il virgolettato esclusivo della Testata – una sessantina di persone circa. Giovedì 9 abbiamo letto su Facebook di quei tre positivi e ci è cascato il mondo addosso, a me ed ai miei parenti. Ci siamo attivati con decine di chiamate a medici e Asp per conoscere la nostra posizione, senza ricevere però risposte. Abbiamo poi ricevuto decine di telefonate di amici e parenti preoccupati per il nostro stato di salute, alla luce delle notizie fatte circolare sul web. Siamo stati sulle spine fino alla fine, ma ancora oggi (ieri, ndr) c’è gente che non ha ricevuto l’esito del tampone. A nome mio e dei miei parenti ci chiediamo e, al momento opportuno, chiederemo a chi di dovere: è possibile diffondere l’esito di un esame così delicato a soggetti terzi, prima di comunicarlo agli interessati? E’ possibile diffonderlo pubblicamente prima di accertarsi che gli interessati ne siano venuti a conoscenza? E’ una questione di correttezza e buon senso».

La speranza è che il detto “a buon intenditor poche parole” possa rivelarsi efficace.

Per la cronaca inerente la Città di Paola, da ieri è ufficiale l’aumento del dato relativo ai contagi, passato in pochi giorni a 5 a 10, con un decesso, sette isolamenti domiciliari e due ospedalizzazioni.

Coloro che stanno “realmente” combattendo il Covid-19, a differenza di quelli che cercano visualizzazioni e like, si sono ben guardati dall’indicare pubblicamente (mediante lo svelamento di dettagli messi “tra le righe”) chi, purtroppo, si trova oggigiorno ad affrontare il virus, ma hanno – anzi – prontamente ricostruito catene di contatti e possibili circostanze infettive, predisponendo la strategia ritenuta più efficace per tutelare la salute pubblica e la privacy delle persone. Dato importante che, forse, sfugge a quelli che circoscrivono le cronache improntando i messaggi su dati “identificativi”, dimostrando poca professionalità e abitudine a far leva sulla “pancia” dei loro interlocutori.

About Francesco Frangella

Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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