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Spoke Paola-Cetraro: In piena crisi, no rianimazione sul Tirreno cosentino

Sembra che proprio nel giorno di San Francesco di Paola, patrono anche della Calabria e di tutta la gente di mare, non c’è festa pur intima religiosa che tenga, visto le inquietanti notizie sanitarie che giungono nel territorio che l’ha visto nascere e dare i suoi primi significativi segnali.

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Infatti, benché siamo tutti consapevoli di essere in una situazione tanto grave e difficile, evidentemente questo sfugge alla classe politica calabrese (in pratica senza distinzioni di parte) ed alle varie direzioni sanitarie e commissari, prendendo spunto da quanto si legge su un documento apparso su varie pagine social.

Premesso che ci attendiamo qualunque smentita o correzione, sperando non in in linguaggio politichese o burocratico, e che ovviamente pubblicheremo con pari evidenza, e non escludendo qualche vivace interpretazione legale, come capita in molti di questi casi a noi giornalisti, ecco il succo amaro ed indigesto dell’informazione.

Il Direttore sanitario dello Spoke Paola-Cetraro, dott. Vincenzo Cesareo, in data 2 aprile, ha appunto ritenuto di sospendere l’attività di reparto di rianimazione del presidio ospedaliero di Cetraro, così accogliendo la stessa richiesta di sospensione del 30 marzo del Direttore della U.O, Maria Franca Occhiuzzi.

Il tutto mentre i lavori nell’Ospedale di Paola per alcuni posti di rianimazione (sia momentanei che quelli poi definitivi) ovviamente richiedono i relativi tempi con tutti i problemi connessi.

Risultato è che la nota e poco sottile belligeranza tra i due Ospedali di Paola e Cetraro esprime il suo meglio in piena criticità sanitaria penalizzando gravemente tutta la fascia costiera medio-tirrenica priva praticamente di qualunque intervento al di là dell’encomiabile lavoro del 118 o di individuale assistenza di medici ed infermieri capaci di fare miracoli.

Tenendo però conto, sempre come ben si legge dalla lettera del dott. Cesareo, che di fatto il personale, in parte o non, potrebbe comunque essere destinato ad altri ospedali della provincia ove sussiste un reparto di terapia intensiva e rianimazione.

Sia chiaro che non poniamo alcun dubbio sulla lettera sicuramente lecita in tutto e per tutto, ma tant’è nei suoi effetti pratici immediati come nel suo indiretto sottolineare una situazione generale di fatto che oltre a rappresentare un’assurdità, ancor più in tale periodo, denuncia qualcosa di estremamente grave.

Un momento delicatissimo in cui emergono tutti i peggiori aspetti di questa inaccettabile situazione, sino ad episodi singolari come quando il commissario dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza Giuseppina Panizzoli fu oggetto di vivaci polemiche per i suoi viaggi tra Lombardia e Cosenza senza sottoporsi a quarantena, ma poi smentiti perché residente di Verona.

Certo è che i responsabili morali e materiali di questa condizione dovranno rispondere quando questo Covid-19 sarà finito, per non permettere ad alcuni di tornare nelle loro pratiche affaristiche e di parte, od addirittura, come talvolta accade, travestendosi da redentori. Forse l’unica cosa che resta in questi frangenti, e con tutto rispetto, è quella davvero di affidarsi al grande Santo calabrese!!

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