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Visti dal Cosmo – Sanità, è sempre anno zero: «Simu ‘mbrazza a Mmaria»

«Simu ‘mbrazza a Mmaria» (Confidiamo nella protezione della Madonna).

Questo detto, riassume perfettamente, lo stato della sanità in provincia e in particolare sul Tirreno. Scrivo questa nota dopo l’ennesima telefonata di una paziente che lamentava uno dei tanti disservizi, o carenza, dei nostri ospedali; recatasi al P.S. di Paola per il classico boccone andato di traverso, uso parole semplici per i nostri lettori, veniva invitata a recarsi con il proprio automezzo all’ospedale di Cosenza, in quanto non esiste un servizio di endoscopia ,per estrarre il corpo estraneo.

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L’elenco potrebbe continuare a lungo sulle oggettive difficoltà che incontrano i cittadini per problematiche banali.

Negli ultimi dieci anni la gestione di direttori generali e commissari, in gran parte incapaci, hanno ridotto al minimo la risposta sanitaria sul tirreno. Politiche errate hanno di fatto smantellato i tre ospedali che riuscivano a dare in gran parte risposte alle basilari richieste di servizi.

Giorni fa il sottosegretario alla sanità in visita in Calabria riconosceva il grave errore della chiusura o ridimensionamento dei piccoli ospedali.

Oggi senza ipocrisia tutti siamo consapevoli che tranne poche eccezioni, la risposta sanitaria nella nostra zona è carente e la sfiducia dei cittadini è cosa nota. La quasi chiusura dell’ospedale di Praia ha lasciato sguarnita tutta la fascia dell’alto tirreno, solo la follia politica costringe giornalmente centinaia di cittadini di quel territori a recarsi in Basilicata per le più banali patologie, aggravando la spesa sanitaria regionale per emigrazione in regione confinante.

Siamo tutti stanchi di sentire di morti annunciate, siamo stanchi delle farse di commissioni inviate dal ministero, che non concludono nulla, in quanto la soluzione paradossalmente è molto semplice.

L’ ospedale di Praia è stato sempre definito un ospedale di frontiera dove andrebbero organizzati i reparti essenziali , ma dotati di personale e strumentazioni tali da poter far fronte alle patologie più ricorrenti, un notevole potenziamento del pronto soccorso e  del 118.

Discorso più complesso per i due ospedaletti di Paola e Cetraro, qui mi rivolgo ai due consiglieri regionali Di Natale e Aieta con i quali mi ritrovo come area sociale  e politica. L’ esistenza di queste due  realtà sono ormai ampiamente superate dalle nuove indicazioni per un ospedale che dia delle risposte adeguate ai nostri tempi. Nel 95 i trentuno sindaci della costa, presidente la senatrice Ganeri accettarono il piano, elaborato dal sottoscritto con altri colleghi, di creare un polo medico ed uno chirurgico. Il piano fu avversato da una parte dei dipendenti, in quanto qualcuno si sarebbe dovuto recare  a Cetraro e viceversa. Oggi noi paghiamo lo scotto di egoismi e l ‘incapacità della politica di imporsi su alcuni personaggi.

Tranne qualche lodevole eccezione, gli ospedali sul tirreno danno una scarsa o insufficiente risposta alle necessità della popolazione, assistiamo ad un campanilismo stupido per reparti fotocopia che anche per questo motivo non possono far fronte alle richieste dell’utenza.

Senza nascondere la realtà, chi ha il tempo la possibilità, si reca fuori regione per farsi curare.

Non parlo di Cosenza, essendo questo ospedale spesso alla ribalta nazionale per gravi episodi ,anche con decessi, e che nonostante i soliti appelli e l’invio di ispettori non migliora assolutamente. La volontà a mio parere è solo politica, se i nostri esponenti si confrontassero con la popolazione  potrebbero capire che la difesa di quel reparto o servizio a Paola o Cetraro non risolve nulla, e la gente continuerà a morire, come già successo, criminalizzando medici ed infermieri  che spesso si trovano ad operare senza supporti e personale sufficiente.

Il pronto soccorso dovrebbe essere un punto di eccellenza, la realtà, sono attese di ore, in un corridoio dove transitano tutti indistintamente, non esiste un triage esterno ai locali dove si possa fare una selezione dei codici ,il personale medico ed infermieristico è assolutamente insufficiente e viene sottoposto ad un ritmo di lavoro stressante. Nei pronto soccorsi  dove dovrebbero esserci medici preparati  all’emergenza, spesso vengono inviati medici idonei ad altri servizi.

Ora non si può continuare in questa assurda situazione, il sottosegretario  alla  sanità ,a Lamezia ha detto d’aver chiuso i piccoli ospedali è stato un errore. Bene voi politici fatene tesoro, poiché l’ideale sarebbe fare un solo ospedale tra Paola  e Cetraro, e non penso che vi sia la volontà, riprendete l’idea del 95 un polo medico ed un polo chirurgico, si avrebbe immediatamente il raddoppio del personale in ogni reparto, si potrebbero fare le guardie divisionali h 24, abolendo la reperibilità, si potrebbero potenziare servizi che lavorano a pieno ritmo, ma soprattutto andrebbero affrontati il nodo dell’emodinamica ,non può continuare a stare tutta la costa con una cardiologia senza questo servizio , oggi fondamentale.

Il privato di Belvedere non può sostituire il pubblico, la presenza dell’emodinamica significa poter salvare centinaia di persone colpite da infarto. Lo stesso dicasi per la neurologia, non esiste nulla per far fronte con immediatezza a questo accidente ,se non il trasporto a Catanzaro o  Cosenza.

Ho ricordato due priorità di un certo livello, ma purtroppo accade giornalmente che per delle banalità ,quali un ossicino ingoiato o un violento mal d’ orecchi, il malcapitato si vede invitato ,mezzo proprio, a recarsi a Cosenza, che dire poi di una banale ecografia, spesso affidata alla buona volontà di un singolo operatore. Altro esempio, fare una ostetricia con personale sufficiente ,ma senza avere la possibilità della consulenza cardiologica o chirurgica, significa  mettere a repentaglio la vita della malcapitata, dicasi lo stesso per la rianimazione ,lo abbiamo visto col covid le rianimazioni sono reparti complessi ,dove serve molto personale, oggi non si trovano anestesisti e rianimatori quindi non possiamo disperdere le forze.

Al cittadino che sta veramente male non importa se deve prendere la macchina  e spostarsi di qualche chilometro, interessa  sapere che dove andrà avrà la possibilità di rispondere al male.

Infine sempre agli amici politici, in questi anni sono andati via medici che con i loro limiti ,con la loro umanità hanno dato risposte ai pazienti, purtroppo si denota in alcune  nuove  leve, una professionalità non sempre all’altezza dei compiti loro  affidati, in alcuni casi col sostegno del politico di turno.

E questo lo sanno in molti.

Cosi come in parte la carenza di personale ,medico ed infermieristico è causato dall’ utilizzo improprio degli stessi.

Personalmente io sono favorevole al tempo pieno, ma poichéè è prevista anche l’attività libero professionale che se ben gestita in questo frangente è utile  per le note carenze, bisogna evitare che alcuni, nella provincia sono diversi, trasformino l’ospedale in una dependance dei loro ambulatori privati.

Tra l’ altro non abbiamo dei grandi luminari che giustificano il ricorso ai privati.

Un invito a chi ha potere decisionale: “evitate altre morti”; parlate con tecnici ed operatori disinteressati, ma capaci.

RINNOVARE LA SANITÀ SUL TIRRENO È URGENTE

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