lumen calabriae

E venne il giorno della Calabria. È tempo di confidare tutti nel Suo “Lumen”

Nella tempesta perfetta che ha colpito l’intera natura della Regione Calabria – fatta da gente che amministra e governa a suffragio popolare e per affiliazione, e da gente che è amministrata e governata a condizioni di “subalternità differenziata”, a seconda dello status di connivenza e convivenza coi cosiddetti “livelli superiori” (generalmente composti da persone che in qualche modo c’entrano con l’amministrare e il governare) – noi calabresi al momento stiamo messi peggio di quelli che popolavano l’Italia ai tempi di Dante Alighieri. Li perlomeno c’era una nave senza nocchiero, qui c’è solo la tempesta.

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Tempi lontani quelli di Dante, ma tanto vicini a quelli di Francesco da Paola, che nato Santo si dimostrò capace di miracoli ancora oggi  scolpiti nell’impossibile (come l’equilibrio delle “Pietre” a due passi dalla Sua Basilica). Il Taumaturgo paolano, prima di essere costretto a trasferirsi definitivamente in Francia (dove compì atti rimasti impressi fin dentro la Sorbona) ha vissuto comunque in Calabria, una terra uguale a se stessa da sempre, incapace di essere unita nei suoi pezzi e col resto, così come testimonia l’indisponibilità di quel marinaio ad offrire un passaggio per attraversare lo Stretto. Quindi “Miracoli”, da Milazzo fino a Napoli, passando per il Papa e tutti gli occhi ingannevoli degli inquisitori. San Francesco di Paola: che bello che è nella volta del Cupolone, inquadrato ogni volta nelle liturgie più solenni del Santo Padre.

La Luce che ha acceso Lui, a quel tempo, per la Calabria, è la direzione verso la quale dovremmo tendere tutti se vogliamo salvarci da questo naufragio.

L’esempio più fulgido di mancata compromissione col potere, l’interprete più autentico di quella Terra sapientemente tratteggiata da Leonida Repaci, San Francesco di Paola – anche spogliato di ogni aspetto mistico – è una personalità talmente importante a livello storico da essere nel novero dei “padri della Patria” del Vaticano, uno Stato.

Quindi, comunque lo si guardi, è un punto fermo dal quale i calabresi farebbero bene a non prescindere.

Patrono anche per gli atei, San Francesco di Paola è il “Lumen Calabrae”, fiamma eterna che si ravviva soltanto per ratificare un impegno, ogni due maggio, che ogni suo corregionale non dovrebbe mai tradire, quello di non farsi compromettere. Con Lui è morto il più umile servo del Signore ma ne sono sopravvissute le virtù, insegnate fino all’ultimo respiro.

Il Suo rispetto nei confronti del Creato è stato totale, quasi integralista anche rispetto a San Francesco d’Assisi, fratello di ogni cosa e a tutto legato, nello spirito che dovrebbe appartenere ad ogni calabrese.

Oggi hanno arrestato Tallini, ieri la moglie di Gaudio non è voluta venire a Catanzaro, l’altro ieri Zuccatelli s’è dimesso, giorni fa Cotticelli ha confidato una probabile dissociazione mentale, oggi che i “compromessi” di un intero popolo sono stati ridicolizzati agli occhi del mondo intero, oggi che i calabresi sono in balia delle onde, occorre più che mai cercare la luce di un faro, senza confidare nell’aiuto di chi ci tende una mano stando in groppa ad uno squalo.

Battersi il petto nelle processioni non basta. Ai cattolici e ai cristiani, che hanno abiurato l’idolatria già stigmatizzata a suo tempo da Mosé – contro il celebre “Vitello d’Oro” adorato dai miscredenti dell’unico Dio, l’Altissimo che poi si fece carne e morì sulla Croce, risorgendo nella domenica di Pasqua – a coloro che credono nella Chiesa e in Cristo, dovrebbe essere familiare l’idea di San Francesco di Paola “perennemente miracoloso”.

“A chi crede in Dio, tutto è possibile”. “Si può fare”. “Yes we can”. Indipendentemente dalla lingua che si preferisce utilizzare, il significato è lo stesso, anche e soprattutto oggi, che la Calabria sembra piroettare su se stessa come quei gorghi che poi finiscono nello scarico. Non è più consentito essere conniventi di sversamenti abusivi, cementificazione selvaggia, occultamento di rifiuti, concorsi “vestitino”, favori all’amico, creste sui conti, debiti fuori bilancio, dissesti messi in conto e così via fino alla fogna.

Le Istituzioni sono da rifondare e il tempo stringe, perché a dettarlo è il covid. È ora di seguire il migliore esempio. Basta compromessi.

About Francesco Frangella

Francesco Frangella
Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.

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