Paola – La vergogna della mancanza d’acqua arriva in Consiglio Comunale

Nel mentre dal Sant’Agostino prendono corpo voci che vorrebbero il disservizio legato a presunte criticità dovute alle tubazioni (private) che servono i palazzi, tanti paolani sono alle prese con un lockdown da clausura domiciliare senza il fondamentale servizio dell’acqua in casa.

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Non essendoci una posizione ufficiale in merito, data probabilmente la quarantena volontaria cui si sono sottoposti i membri della giunta e gran parte dei vertici amministrativi dell’ente, i commenti in merito a quanto denunciato dal capogruppo di minoranza Pino Falbo, sono giunti per vie traverse, mediante considerazioni riportate da fonti terze che però avrebbero interloquito con “chi di dovere”.

Secondo queste voci, la teoria alla base del silenzio scelto da taluni “decisori”, sarebbe basata sulla considerazione (tutta da verificare) secondo cui i disservizi idrici subiti dai residenti di Paola “alta” e altre zone della città, sarebbero legate allo stato di anzianità delle tubature che servono le abitazioni, che risulterebbero incapaci di garantire la pressione necessaria all’erogazione dell’acqua dai rubinetti.

Una teoria suggestiva, che però non tiene conto del fatto che fino a maggio tutto è filato liscio, senza intoppi, che invece si sono verificati a partire dall’estate e tuttora funestano la condizione di “zona rossa” e lockdown vissuta dai cittadini.

A pensar male si fa peccato… – diceva Andreotti – …ma spesso ci si indovina”, considerazione che porta a chiedere agli attuali amministratori comunali se sia stato operato un aumento della portata della risorsa così come accadeva negli anni precedenti, quando a Sorical – ovviamente dietro pagamento – veniva richiesto di rafforzare il tronco liquido che serve l’area urbana.

Perché Paola senz’acqua a novembre è un’occorrenza che non si era mai verificata. Figurarsi durante la pandemia. Ma intanto l’Ufficio Tributi del comune continua a mandare letterine con le richieste dei tributi relativi al servizio idrico.

Ritornando alla presa di posizione di Pino Falbo, questo il testo dell’interrogazione posta alla Presidente del Consiglio Barbara Sciammarella, al Sindaco Roberto Perrotta e alla Segretaria Generale dell’Ente, Virginia Milano: «A seguito di segnalazioni giunte allo Scrivente da parte di alcuni cittadini residenti in Via Fontana Saia (traversa di Via San Salvatore, periferia settentrionale di Paola, ndr) i quali lamentano la mancanza di erogazione dell’acqua per molte ore della giornata, causando notevoli disagi alle proprie famiglie e tendendo conto anche del periodo difficile dovuto alla pandemia Covid-19, con la presente chiede di conoscere le motivazioni del grave problema al quale i suddetti cittadini sono ingiustamente sottoposti e quali eventuali soluzioni si intendono adottare. Si richiede risposta scritta».

Per quanto Falbo abbia circostanziato la sua richiesta su un’unica zona, sono tante le segnalazioni relative al medesimo problema da tante altre parti della città che, a scendere dalla sommità immediatamente nei pressi del Santuario di San Francesco, sono estesi a tutto il territorio urbano seppure “a macchia di leopardo”.

Per quanto possibile, l’unica soluzione sembra quella di munirsi di un’autoclave, andando a spendere ulteriori soldi rispetto a quelli già richiesti con le tasse. Che bellezza!

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