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Paola: Scuole chiuse da Facebook? Perrotta chiede “il massimo” ai paolani

Rapsodica come mai era capitato sinora, l’ordinanza con cui il sindaco Roberto Perrotta ha disposto la chiusura delle scuole fino al prossimo 21 novembre, è al centro di particolari attenzioni da parte dei genitori di tutti quei bambini che, non potendo seguire le lezioni “in presenza”, saranno costretti a seguire la “didattica a distanza” (DAD).

Secondo quanto riporta l’autorevole testata “Quotidiano del Sud” (che alla faccenda ha dedicato quest’oggi ampio spazio), sarebbe già in corso un’iniziativa che potrebbe culminare in un rivolgimento al Tar di Catanzaro, per comprendere le ragioni che hanno indotto l’amministrazione comunale ad agire nel verso della chiusura.

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Nel suo dispositivo, il primo cittadino paolano ha ritenuto «che, pur in assenza di dati precisi, non può non considerarsi la situazione nel suo complesso che induce, responsabilmente, all’adozione di misure di prevenzione tempestive e cautelative della salute pubblica»; una formula che, nella sua vaghezza – “pur in assenza di dati precisi” – mette a nudo una realtà per la quale, almeno nella Città del Santo, la situazione appare “fuori controllo”.

A dirlo è sempre il sindaco, che nell’elenco di motivi a suffragio della sua decisione, denuncia gravi inadempienze, tra le quali: «le lungaggini imputabili alla congestione nell’attività di processazione dei tamponi molecolari eseguiti dal dipartimento di prevenzione presso l’ASP di Cosenza», «la oggettiva […] difficoltà dell’ASP […] di segnalare tempestivamente il caso di positività», «la derivante impossibilità per il Sindaco di emettere tempestivamente provvedimenti restrittivi della libertà personale», «il grave rischio per la popolazione residente in quanto, in molti casi, soggetti risultati contagiati con positività rilevate dai c.d. test rapidi […] non vengono sottoposti alle previste misure cautelative», «l’impossibilità di avere un quadro chiaro ed attualizzato in ordine alla presenza di eventuali contagi all’interno degli istituti scolastici cittadini».

Una vera e propria Babele, che fa decadere la tanto ostentata reattività del sistema locale, solo pochi mesi fa  celebrato ed encomiato con pubbliche cerimonie, proclamazioni d’eroismo e anticipazioni di potenziamenti ospedalieri che sono rimasti, però, solo sulla carta.

Alla notizia della positività dell’assessore con delega alla gestione emergenziale Covid-19, Ernesto Trotta, fino allo scorso giovedì partecipe a riunioni in municipio, da sabato 7 novembre la città è piombata in uno stato d’allerta generalizzato, compresi i membri della giunta che, per precauzione, malgrado la negatività dei tamponi effettuati, hanno deciso di porsi in isolamento volontario. Un fatto che, annunciato su Facebook, ha scatenato i commenti degli utenti, nella maggior parte dei casi propensi a provvedimenti “di pancia”, tra i quali – appunto – la chiusura delle scuole. Il tam tam non s’è arrestato neanche dopo le parole premurose del sindaco, che sempre sul social network, nella giornata di domenica 8 novembre (quando ha pure partecipato ad una trasmissione televisiva durante la quale ha elogiato il governo per aver tenuto aperte le scuole, e forse rimandando di un giorno il suo stesso autoisolamento) ha chiesto ad ognuno «di dare il massimo, al fine di contenere i danni della pandemia». Un massimo da richiedere – a quanto pare – solo ai cittadini, perché né le autorità e né le istituzioni (su tutte l’Asp), a quanto pare – e a dar retta al primo cittadino – ne sono incapaci.

Sta di fatto che, comunque, le scuole sono state chiuse, come richiesto a gran voce da tutti coloro che probabilmente hanno appoggi su cui poter contare, babysitter, nonni o persone di fiducia alle quali affidare i bambini durante l’orario di lavoro. «In assenza di dati precisi» (sempre per citare il sindaco), sembra proprio che sia prevalso il senso comune e quello di Facebook, perché al momento l’ufficialità dei contagi paolani è un argomento che probabilmente non conosce nessuno (e se qualcuno ci fosse, starebbe omettendo di renderli pubblici, cosa davvero grave anche solo da ipotizzare).

Nel marasma, per tutti gli altri – anche in assenza di previsioni da “ristoro” – non resta altro che stringere i denti e «dare il massimo».

Che Dio ce la mandi buona.

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