Nota del collettivo della Casa del Popolo di Paola
L’art 32 della costituzione sancisce il diritto alla salute, come diritto fondamentale ed inviolabile dell’individuo ed interesse primario per la collettività.
Tale diritto, di fatto in Calabria, da decenni non viene garantito. La recente qualificazione della nostra regione come zona rossa, infatti, è la certificazione del fallimento del nostro sistema sanitario e dell’inadeguatezza dei soggetti preposti al suo risanamento.
Di fatto, eravamo zona rossa sanitaria ancor prima che iniziasse la pandemia!
La recente nomina del commissario Zuccatelli, al di là di ogni giudizio di merito, è sintomatica: si sceglie una figura manageriale per la gestione della sanità durante un’epidemia globale.
Nessuna rottura, ma l’ennesimo inequivocabile segnale di continuità con quella logica affaristica, spartitoria e clientelare delle cariche dirigenziali, che ha condannato questa terra alla disastrosa situazione sanitaria in cui oggi versa.
È giunto il momento di pretendere che la gestione della sanità in Calabria abbia come unico scopo la tutela e l’effettività del diritto alla salute, affidandola a soggetti onesti, capaci, competenti e liberi dal giogo dell’appartenenza e sudditanza politica.
È arrivato il tempo di pretendere uno scatto d’orgoglio. Perché se ci si vuole riscoprire migliori domani, oggi è il momento della rivoluzione. Una rivoluzione culturale che deve partire da ognuno di noi.
Perché l’adesione al modello culturale di quella classe dirigente oggi sotto accusa è totale, assoluta, completa. Siamo vittime e carnefici, allo stesso tempo, di un’indistinta omologazione di massa tendente inesorabilmente ad un mediocre triste e grigio pressapochismo. Non c’è nessuna distanza tra chi amministra e chi viene amministrato. Siamo tutti Cotticelli. Piegati alla stessa logica. Lo siamo quando, chiusi nella cabina elettorale, concediamo la nostra preferenza all’amico fidato, a quello che ci ha promesso un favore. Lo siamo quando ci pieghiamo ad una qualche logica miope e campanilistica. Lo siamo ogni volta che sistematicamente anteponiamo ad una visione collettiva, una logica di personale utilitarismo. Che ci piaccia oppure no, siamo tutti Cotticelli.
E solo se impariamo ad essere diversi possiamo domani tornare a sognare.
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