Paola – Non contro altri genitori ma a difesa dei nostri figli: lettera di chi “teme” il via libera sul ripristino della didattica “in presenza”

Lettera di un gruppo di genitori a sostegno della sospensione della didattica “in presenza” come forma di contenimento e contrasto dell’emergenza sanitaria in atto.

«Essere genitori è una condizione che, per quanto soggettiva e personale di ognuno, tende ad assumere caratteri comuni dal momento in cui i figli raggiungono l’età scolare, quando al calore della famiglia d’origine s’aggiunge quello della comunità, delle generazioni coetanee, degli educatori e di tutto il personale quotidianamente impiegato nella trasmissione della conoscenza.

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Pertanto, considerando “in blocco” tutto l’apparato che ogni giorno è in moto per consentire il corretto andamento di questo sistema, non sembra affatto fuori luogo paragonarlo proprio ad una famiglia che, per quanto allargata, resta comunque un nucleo indissolubile. Sulla scorta di questa osservazione appare quindi scorretto puntare il dito contro qualcuno che appartiene alla famiglia, anche se al momento non se ne condividono le ragioni.

Il riferimento è ovviamente rivolto a quanto sta accadendo a Paola riguardo il ripristino dell’attività Didattica “in presenza”, ordinata dal Tar dopo l’adizione delle vie legali da parte di un gruppo di genitori.

Tenendo presente la posizione esposta finora, è quindi impossibile biasimare persone che sono parte della stessa categoria di noi scriventi, però sia concesso proporre dei distinguo, perché l’essere “famiglia” non vuol dire giustificare ogni sorta d’azione dei membri che la compongono.

Fermo restando il numero dei ricorrenti, di gran lunga inferiore al gruppo che con questa lettera intende esprimere ragioni contrarie ai loro intendimenti, ciò che preme enfatizzare – soprattutto dopo l’odierna “lettera aperta” del Sindaco di Paola – è l’aspetto inerente la “reale” sicurezza che attenderà i bambini al momento del rientro a scuola.

Per quanto sia comprensibile la presa di posizione, “in punta di diritto”, assunta da coloro che hanno impugnato davanti al Tar le recenti ordinanze sindacali e regionali in merito alla sospensione dell’attività didattica in presenza, riteniamo sia altrettanto condivisibile il nostro punto di vista, vertente sulla necessità di conoscere il reale andamento dell’emergenza sanitaria in Città, al momento impossibile da stabilire per le note criticità palesate dall’Azienda Sanitaria Provinciale nel computare resoconti puntuali per ogni realtà.

Da ciò dipende l’allarme con il quale ci rivolgiamo alle istituzioni, perché non vorremmo mai che i nostri figli possano vedere messa a repentaglio la loro salute e quella delle loro rispettive famiglie, composte non solo da mamma e papà ma anche da fratelli, cugini, zii e nonni, con questi ultimi che rappresentano l’anello più debole nella catena del contagio.

La nostra opinione non è basata sul mero avvertimento di un pericolo, perché non è l’isteria il movente che ci spinge, ma è suffragata da autorevoli pareri, come quello dei pediatri cosentini che – consapevoli del sistema sanitario in cui viviamo – hanno messo in guardia, ed in maniera piuttosto vigorosa, tutti gli amministratori della cosa pubblica, ad ogni livello sino a quello locale. D’altronde, come tutti sanno, l’istituzione della “zona rossa” in Calabria non è dipesa dai numeri, bensì dal gravissimo stato di inefficienza del sistema sanitario che dovrebbe proteggerci.

Malgrado ciò, rispettando i pronunciamenti della giustizia amministrativa, noi saremmo anche ben disposti a mandare a scuola i nostri figli a partire da giorno 9 dicembre, però contestualmente vorremmo sapere, dalle istituzioni, con quale stato d’animo dovremmo attendere i bambini al loro rientro, visto che i dati che riguardano particolarmente Paola sono estremamente preoccupanti e non accennano a migliorare.

Probabilmente, quando il ricorso – che oggigiorno rappresenta la pietra miliare del “liberi tutti” (in senso figurato e solo inerente le scuole) – è stato presentato (a ottobre), nessuno aveva in mente l’eventualità che in Città si potessero superare gli 80 casi di positività (dato tra l’altro “in differita” rispetto a quelle desumibile dal numero di tamponi effettuati e non ancora processati).

Oggi che siamo consapevoli d’essere praticamente in mezzo ad un focolaio di covid-19, com’è possibile guardare alla scuola come ad un’isola felice priva di rischi?

Per questo chiediamo, se possibile, l’attuazione della Didattica Integrale Digitale (DID), da affiancare alla Didattica “in presenza”, in modo che tutti possano pensare di partecipare alla vita di questa bella famiglia che siamo, senza doversi preoccupare delle conseguenze che implica anche il solo uscire da casa. Sarebbe un bel segnale di equità e, soprattutto, di rispetto.

Nella speranza che questo appello venga colto, ci rimettiamo ai pareri degli organi preposti».

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