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Dal simbolo di partito in Chiesa fino ai personaggi imposti: abbiamo scelta?

In questi giorni, trovandomi a Parma in prossimità del 25 Aprile, è stato inevitabile discutere di politica e di pandemia, con i giovani infermieri colleghi di mio figlio ed altri giovani.

Ciò che mi ha notevolmente sorpreso, è stato constatare la quasi unanime avversione alla politica ed in particolare agli esponenti dei partiti. La qual cosa mi ha sorpreso, essendo in Emilia la patria dei fratelli Cervi, luogo in cui ancora oggi, quando vado a rivedere la loro casa museo, mi commuovo, ove ogni angolo ricorda la lotta partigiana, ebbene questi giovani non si riconoscono più in nessun ideale.

Ascoltando senza  preconcetti i loro discorsi, ti rendi conto di tante realtà; nel campo sanitario il personale è stanco, demotivato, senza ricambi, senza riposi sufficienti, senza quel giusto riconoscimento economico che costringe molti di loro a fare notevoli sacrifici, per condurre una vita appena dignitosa.

Le tante belle parole, “eroi”, “ce la faremo”, le parate davanti ai reparti covid per ringraziare il personale, non hanno successivamente portato alcun cambiamento lavorativo.

Che dire di dei tanti ragazzi, anche del sud, che qui speravano in una occasione di riscatto, ed oggi si ritrovano disoccupati o sfruttati, in una regione che tutto sommato funziona meglio di altre?

Inevitabile mi sovviene il confronto con la nostra Regione. Ancora una volta la Calabria ha espresso il peggio in tutti i settori.

La pandemia ha dimostrato la totale incapacità del nostro servizio sanitario regionale: ospedali subito al collasso, la medicina del territorio totalmente abbandonata a se stessa, dirigenti ed amministratori nominati sempre su base politico-clientelare hanno palesato la loro totale incapacità, nel gestire anche le cose più semplici ,quali organizzare l’assistenza  a domicilio e la campagna vaccinale.

Anni di gestione commissariale non ha prodotto alcun miglioramento, solo oggi l’ennesimo commissario, per di più un poliziotto, si accorge, solo adesso, che in sanità è infiltrata la mafia.

Che dire della classe politica? Cerco di limitare le mie parole per non essere scurrile, prendo l ‘ultimo episodio che ci riguarda da vicino, e che solo Francesco Frangella ha evidenziato in una intervista.

Mai si era verificato che un Presidente di Regione si fosse recato ad accendere la lampada  di  S. Francesco ostentando un  simbolo di partito: ebbene il f.f. Spirli si è presentato in Basilica col simbolo della Lega, quel simbolo che rappresenta l’opposto degli ideali propugnati dal Santo.

“Razzismo”, “negazione dell’aiuto al prossimo”, “intolleranza verso il diverso”, “prevaricazione” , “uso della forza”.

Bene, il rappresentante di questo partito oggi rappresenta la Calabria, una regione  che per i leghisti, come tutte le regioni meridionali, dovrebbe essere cancellata con una bella esplosione del Vesuvio.

Questa classe politica, che mentre il covid mieteva vittime e la popolazione era abbandonata  a se stessa, si riuniva in consiglio regionale per deliberare incarichi, prebende e aumenti: follia pura.

In questo silenzio assordante, io speravo che quei consiglieri di sinistra “ideale in cui io mi ritrovo”, si ergessero a difesa dei cittadini di cui sono espressione: nulla di tutto ciò.

Ma devo dare atto, in questa circostanza, al consigliere Graziano Di Natale, che è stato l’unico a rappresentare il disagio e le necessità dei territori: la sua presenza costante dove necessario, il denunciare le carenze, sono servite a richiamare l’attenzione nazionale sulla nostra martoriata Regione.

Fra pochi mesi noi saremo chiamati a votare: che speranze abbiamo di cambiamento con questa classe politica?

Mi dovrò allineare al non voto dei giovani di Parma??

Certo, anche io come quei giovani sono ampiamente deluso, non esistono più sedi di partito dove si discute, dove nascono nuovi leader realmente convinti.

La politica la fa il personaggio di turno che ricopre qualche carica, assistiamo tutti noi alla farsa dei tanti, troppi professionisti che trasmigrano da una formazione all’altra, solo per avere incarichi e prebende, questo discorso è ancora più evidente quando parliamo di comuni.

Oggi la delusione è anche dalla mancanza di partecipazione alle scelte da parte dei cittadini.

Se il candidato al parlamento lo decide il segretario di partito nazionale, alla Regione il ristretto gruppo di chi comanda al momento, lo stesso dicasi a livello locale, dove la scelta di un sindaco dovrebbe essere espressa dagli appartenenti a quella area politica.

Le primarie furono una bella invenzione della sinistra, ma durarono poco e poi abbiamo avuto il disastro Renzi, che ha imposto candidati che certo non rappresentano la sinistra.

Prossimamente ovunque, rischiamo candidati “imposti” che, magari sino a ieri abbracciavano altri ideali (“si fa per dire”) ed allora, come i giovani di cui sopra, si potrà dire “votatelo tu”.

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