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Paola: Rapporti a rischio, 13 medici stoppano vaccinazione (6€ a iniezione)

A quanto pare ci sarebbero ancora elementi da “chiarire” nella faccenda che, sull’edizione odierna del Quotidiano del Sud venduto nelle edicole, ha occupato il titolo d’apertura sulla prima pagina. È ancora mistero sulle motivazioni che hanno indotto 13 medici di base a “sospendersi” dall’opera di vaccinazione della popolazione contro il covid-19.

Sebbene remunerati, secondo l’accordo raggiunto a Febbraio scorso col Governo, con 6,16 euro per ogni iniezione (che diventano 12 euro e 32 centesimi in caso di vaccino con richiamo), 13 medici di famiglia operanti nel palatenda di contrada Tina hanno deciso di sospendere il servizio.

Alla base di questa scelta ci sarebbero «condizioni di disagio per cui è opportuno non continuare – si legge nel virgolettato riportato dal Quotidiano – anche perché potrebbero lacerarsi dei rapporti interpersonali, e soprattutto sono venute meno le condizioni di fiducia e di unità di intenti e comportamentali che hanno permesso fino ad ora di raggiungere dei risultati ragguardevoli per quanto riguarda il numero delle vaccinazioni fin qui effettuate anche grazie al modesto contributo nostro, oltre che naturalmente dei colleghi del distretto, degli infermieri e del personale amministrativo, senza dimenticare l’opera delle associazioni di volontariato e la Protezione civile».

Parole forti, che probabilmente delineano uno scenario di lacerazione già in essere, magari favorito da qualche record declamato in ambito “social”, che forse ha finito per esacerbare animi già provati dallo stress che la più grande campagna vaccinale della storia sta comportando. La speranza è che possa trattarsi di una decisione su cui ritornare, perché è alta la probabilità che – avendo “campo libero” – quelle personalità che hanno portato ad un passo dalla lacerazione dei “rapporti interpersonali”, mettendo a rischio “le condizioni di fiducia e l’unità di intenti”, possano approfittarsi della circostanza per piazzare anche qualche colpo politico, magari di natura elettorale.

I 13 medici di famiglia “rinunciatari”, nella loro nota hanno anche ricostruito la nascita del centro vaccinale paolano, ricostruendone la storia. «Si è partiti da li – si legge ancora sul Quotidiano – incominciando ad interloquire con la dottoressa Angela Riccetti (capo distretto, ndr), col sindaco (di Paola, ndr) Roberto Perrotta e con esponenti della Protezione civile che ringraziamo per l’impegno e l’intuizione che hanno avuto, anche nel sostenere un progetto elaborato su carta per la organizzazione logistica e sanitaria della struttura del Palatenda ma soprattutto per avere capito ed avvallato (probabilmente s’intendeva “avallato”, forse un errore di battitura, ndr) il concetto della centralità della nostra città».

Quindi anche lo svelamento di qualche “intoppo”: «nonostante le enormi difficoltà di approvvigionamento – scrivono i medici di famiglia sul QdS – con una disponibilità di vaccini molto ridotta alcune volte la sera per la mattina successiva, il sabato per la domenica, però abbiamo vaccinato tutti quelli che è stato possibile vaccinare, e che senza il nostro impegno forse ancora sarebbero in attesa, poiché – questo è giusto che si sappia – la prenotazione in piattaforma anche per la legge dei grandi numeri escludeva proprio la popolazione paolana. Abbiamo vaccinato gli anziani anche e soprattutto gli allettati, i fragili, quelle situazioni particolari con implicazioni di natura psicologica, perché per noi il paziente da vaccinare non è un numero ma una persona dietro la quale comunque c’è una storia. E vi possiamo assicurare che abbiamo rischiato nel vaccinare, ci siamo assunti la responsabilità mettendo in conto che sarebbe potuto succedere anche qualche evento avverso e noi eravamo soli come sempre, e con l’aiuto di Dio. Certo ognuno di noi ha avuto dei comportamenti e dei modi di agire diversi l’uno dall’altro, ma noi non siamo qui a giudicare, l’augurio è che ognuno abbia agito in scienza e soprattutto coscienza, ne siamo convinti. Questa nostra comunicazione secondo noi era un atto dovuto verso i nostri pazienti, per le motivazioni più profonde che ci hanno indotto a prendere questa decisione se i vertici del Distretto lo riterranno opportuno noi siamo disponibili a chiarire la nostra posizione ma anche la posizione di tutti coloro che hanno lavorato e partecipato allo sviluppo della struttura Palatenda insieme a noi pronti ad assumerci le responsabilità che ci competono a patto che ognuno si assuma le proprie».

Ciò detto, ai camici bianchi è rimasta infine la voglia di consigliare alle persone di fare attenzione, affidando al buon senso la «gestione della propria vita di relazione con gli altri, perché ancora non siamo del tutto fuori dal tunnel della paura anche se intravediamo finalmente la luce».

In una situazione del genere, con i discendenti di Ippocrate a fare di tutto per evitare di litigare, l’utilizzo del termine “sperimentazione” (scritto di recente e poi rimosso dalla parte esterna del palatenda), inizia ad acquisire un senso. Si, “sperimentazione di rapporti interpersonali” (che si è preferito preservare dalla lacerazione).

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