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Paola – Cortocircuiti nel “pubblico-privato”? Monumenti e terreni, che storie!

“Il Marsili Notizie” riceve e pubblica una lettera di un suo lettore*

Strana situazione quella che si vive a Paola, dove il diritto cambia verso a seconda delle parti in causa, mentre le prese di posizione si contano in base al consenso che si tirano appresso.

Il riferimento è a quanto sta accadendo con lo spostamento della scultura dedicata alla memoria del compianto Luigi Gravina, eroe vero di un’antimafia dimostrata a prezzo della vita, lavoratore onesto e padre capace di infondere valori anche dopo la morte, esempio fulgente di civiltà che la Città del Santo, con spirito davvero encomiabile, ha inteso eternare in un monumento che – però – è stato posto su di un’area privata, la cui concessione, a quanto pare, è stata subordinata ad una serie di adempimenti che il Comune di Paola sembra aver disatteso.

Per questa ragione, nessuno ha potuto opporsi alla decisione del proprietario del terreno, che oltre a pretendere la ricollocazione della statua in altro sito, ha anche “chiuso” l’area che fungeva da parcheggio sull’intasatissima Via Nazionale.

Ora s’attende la “soluzione” trovata da chi è in grado di decidere il da farsi, a quanto pare propenso a installare la scultura appaiandola al bordo interno del (già risicato di suo) marciapiede dirimpetto, che potrebbe diventare di ostica percorrenza per i pedoni.

Comunque lo si interpreti, un pessimo epilogo, figlio di approssimazione e sopravvalutazione dei rapporti personali (Geremia 17: «Così dice il Signore: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno e dal Signore si allontana il suo cuore. Egli sarà come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene non lo vede; dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere”»).

Stanti le critiche della minoranza consiliare, lette ieri sulla carta stampata, pare proprio che l’evento avverso sia stato propiziato da una strabiliante serie di svarioni burocratici, compreso quello dell’inesistenza – di fatto – di incartamenti utili a riconoscere il monumento come presente nel contesto urbano della città. Una vergogna alla quale l’amministrazione in carica ha provato a mettere una pezza, anticipando il prossimo intervento del “Don” antimafia per eccellenza sul Tirreno cosentino, Ennio Stamile, che al momento però si trova in Africa e farà ritorno solo il prossimo Ottobre.

Chissà quali sorprese ci saranno da attendersi, quali parole buone a suffragare l’andamento di fatti che sono andati “contro verso” per chi aveva promesso (e che ora denuncia “lesa maestà” per le critiche ricevute dalla minoranza consiliare) e “di traverso” ai familiari di Luigi Gravina, nonché a tutta la comunità paolana, sempre più stordita da “cortocircuiti” gestionali in cui tutto e il contrario di tutto paiono coesistere alla grande.

A ben pensarci, di situazioni “simili” Paola è piena, per esempio: quei campetti realizzati sul litorale sud del Lungomare San Francesco di Paola, di quali autorizzazioni godono?

Per carità, nessuna critica a chi si è impegnato a tendere reti sulla pubblica spiaggia, proprio dirimpetto ad una struttura di carattere sportivo con annesso punto di somministrazione di cibi e bevande. Anzi, gratitudine per la valorizzazione di uno spazio che altrimenti sarebbe stato in balia del pubblico, con annessi e connessi cattivi comportamenti dei bagnanti d’assalto. Però… è possibile che quando si tratta di confronti coi privati riguardo questioni di terreni, il Comune sia quasi sempre perdente? Che sia il privato a reclamare il suo, o sia il privato a privatizzare il nostro, possibile che dal Municipio si esca sempre con le pive nel sacco?

Nel frattempo la stele Gravina è stata spostata (di un metro o 60 cm, non fa testo, è stata comunque spostata) e i campetti autorizzati da “non-si-sa-chi”, sono stati il teatro di una bella estate per tanti sportivi (ai quali è stata riservata – nei paraggi – anche un’area attrezzata da svariate migliaia di euro, che se un giorno dovesse farsi il porto, probabilmente ricadrebbe nell’area del cantiere).

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