Lettera di una nostra lettrice
Gentile Redazione, approfitto nuovamente della disponibilità del Marsili Notizie per riprendere il filo di un discorso iniziato ieri. Considerata la rilevanza mediatica avuta ieri dalla mia ultima missiva, la cui tematica è stata ripresa stamane da un giornale prestigioso qual è “il Quotidiano del Sud”, mi permetto di aggiungere ulteriori tasselli al racconto, proponendo un paradosso tutto paolano che rischia di impantanare i soggetti impegnati nella gestione dei servizi di natura “sociale” messi a disposizione dal Comune.
Tenendo a mente il recente rimpasto cui è stata oggetto la giunta, bisognerà attendere che il nuovo assessore al ramo (la vicesindaco Marianna Saragò), disbrighi il suo bel da fare per mettere ordine al lavoro condotto – prima di lei – dal dr. Ernesto Trotta, quindi è probabile che tante risposte non giungeranno in tempi brevissimi.
Ma se i politici amministratori possono contare su soggettivi periodi di ambientamento, lo stesso non può dirsi per tutti coloro che dalle loro decisioni dipendono, perché i tempi della burocrazia e, soprattutto, quelli delle banche, sono ritmati secondo cadenze imprescindibili.
A questo punto allora, giusto per proporre un promemoria a quanti stanno affacciandosi a gestire i servizi (sociali) comunali, è doveroso annunciare che, a causa di alcuni inadempimenti sul fronte “Durc”, il Comune di Paola è attualmente privo della disponibilità di 50mila euro per far fronte ai costi sostenuti dalle cooperative nell’ambito dei servizi erogati con l’Home Care. Un gruzzoletto che giace presso l’INPS di cui, però, l’ente locale non può usufruire in quanto non in regola con tutti gli adempimenti burocratici.
Ma se il Comune può attendere le calende greche di chi, fino a questo rimpasto, ha potuto gestire le finanze in capo all’Ufficio Personale, lo stesso non può dirsi per tutti quei soggetti che, privati delle risorse necessarie a pagare il personale e a mettere in regola i propri conti, rischiano seriamente di restare escluse da qualsiasi altra procedura.
Perché senza i conti in regola non è possibile ottenere i documenti di regolarità richiesti per partecipare ai bandi, e senza partecipare ai bandi non si lavora.
Una impasse davvero grottesca, al limite del paradosso. Una situazione che qualcuno dovrà rimettere in equilibrio, perlomeno per dare un segnale di speranza a chi, nonostante tutto, ha garantito continuità in ogni condizione e sotto ogni tipo di regime. Depauperare queste risorse sarebbe davvero imperdonabile.
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