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Paola – Accusato di omicidio, Antonio Chianello condannato a 10 anni

In merito alla morte di Antonio Dodaro, tassista cosentino deceduto a seguito di un’aggressione all’arma bianca, la Corte d’Assise di Cosenza ha condannato a dieci anni Antonio Chianello, 35enne paolano arrestato il 29 gennaio di quest’anno.

Accolta in pieno la tesi dell’accusa, elaborata a seguito di un’accurata attività d’indagine, malgrado una prima e fuorviante testimonianza della stessa vittima – rilasciata nel corso dei 6 giorni di agonia trascorsi in ospedale – in cui s’indicava come autore dell’aggressione un non meglio identificato soggetto extracomunitario.

Gli inquirenti, grazie ad intercettazioni, analisi dei sistemi di videosorveglianza, acquisizioni di dichiarazioni testimoniali e accertamenti di natura tecnica, sono riusciti a stringere il cerchio attorno ad Antonio Chianello, pregiudicato paolano che avrebbe agito per “futili motivi”.

Questa la ricostruzione che ha convito i giudici a condannare il 35enne: «la mattina del 7 gennaio 2020, Dodaro Antonio, mente si trovava a bordo del proprio taxi nella zona centrale di Cosenza, veniva aggredito a colpi di coltello da un ignoto attentatore che gli sferrava fendenti al collo e all’addome e alla mano. Subito dopo l’aggressione la vittima malgrado le gravi ferite subite riusciva ugualmente a raggiungere il locale nosocomio dove riceveva le cure del caso: lì dichiarava di essere stato aggredito da un extracomunitario di colore, sconosciuto allo stesso, asseritamente perché non voleva pagare la corsa. Immediatamente dopo aveva incontrato casualmente un suo amico Antonio Chianello, e assieme a lui era giunto in ospedale. Tale versione dei fatti, fornita direttamente dal Dodaro, è apparsa sin da subito agli investigatori poco credibile, alla luce delle numerose incongruenze raccolte, così come poco credibile apparivano le dichiarazioni del Chianello, che forniva una versione contraddittoria sia rispetto a quanto dichiarato dal Dodaro, sia rispetto alle dichiarazioni poi rese dalla fidanzata, in ordine alla tempistica e alla dinamica dell’aggressione. Il Dodaro, a causa delle gravi lesioni riportate, decedeva sei giorni dopo, il 13 gennaio 2020. Le investigazioni della III Sezione “Reati contro la persona, in pregiudizio dei minori e reati sessuali” della Squadra Mobile, che sono durate un anno e si sono avvalse di attività di intercettazione, di analisi dei sistemi di videosorveglianza della zona, di acquisizione di dichiarazioni testimoniali e di accertamenti di natura tecnica, hanno infine evidenziato la responsabilità dell’evento delittuoso proprio in capo al predetto Chianello, il quale avrebbe aggredito la vittima per motivi passionali. Oltretutto gli accertamenti tecnico-scientifici effettuati hanno evidenziato, in maniera inconfutabile, che le tracce ematiche presenti su Antonio Chianello e sui suoi indumenti, erano assolutamente compatibili con le ferite riportate dal Dodaro. La chiusura del cerchio indiziario sulle responsabilità dell’odierno arrestato giungeva l’11 novembre 2020, quando la moglie del Dodaro, incontrando Antonio Chianello nei pressi della locale stazione ferroviaria, lo minacciava e cercava poi di accoltellarlo proprio perché ben consapevole, sulla base di quanto le aveva confidato il marito poi deceduto, che l’autore dell’omicidio era appunto Antonio Chianello che aveva accoltellato il Dodaro asseritamente per motivazioni di carattere passionale».

La difesa dell’imputato era rappresentata dall’avvocata Sabrina Mannarino, mentre le parti civili sono patrocinate dall’avvocato Antonio Spataro. Per l’accusa, invece, il Pubblico Ministero Antonio Tridico con la corte presieduta dal giudice Maria Lucente, con a latere il magistrato Marco Bilotta.

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