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DeMatteis: «L’espressione di una donna di Mariupol non si può descrivere»

In tanti anni di volontariato, ho visto tanti visi: gli Albanesi con la loro espressione di speranza, di un benessere, falso, appreso tramite la tv satellitare; di Romeni e Polacchi che giungevano da noi, sapendo di trovare un lavoro da badante,  muratore o altro.

Ho visto il viso disperato di chi fuggiva dalla Libia ed era stato salvato mentre il gommone affondava nel mediterraneo, ho visto in Eritrea, i tanti visi di un popolo, che se aiutato rimarrebbe a casa sua.

Oggi nel corso della mia giornata di volontariato sul tirreno, ho visto per la prima volta il viso di una donna che proviene dalla fabbrica di MARIUPOL.

Ebbene le espressioni di tutti coloro che avevo visto in passato, singolarmente, erano stampate sul volto e nelle lacrime di quella donna… La sera. sdraiati sulla nostra comoda poltrona, guardiamo come un film, morti, feriti, bombardamenti. Uomini, donne, bambini fatti a brandelli dai missili intelligenti… come possa un missile o una bomba essere “intelligente”, è una cosa che solo l’idiozia umana può partorire.

Ma noi guardiamo in modo distaccato, ed assistiamo alla farsa dei commentatori che, in TV, sembra commentino una partita di calcio.

Descrivere il viso lo sguardo di una madre, una donna, che ha vissuto trentacinque giorni nel bunker della fabbrica di Mariupol, per me è impossibile.

Centinaia di persone  ammassate, una accanto all’altra, accovacciate a terra senza potersi alzare, né distendersi per terra, dormire appoggiati l’un l’altro, rimanere senza poter bere cinque giorni.

La signora che in Ucraina, o in Italia, verrebbe identificata di classe “borghese”, è giunta senza nulla ed il buon cuore dei volontari calabresi le sta fornendo aiuto.

Ma mentre la visitavo, il suo sguardo era perso nel vuoto, paura, rabbia, rassegnazione, disperazione, lacrime, tutte queste emozioni in pochi attimi.

Oggi dopo i primi slanci di solidarietà, l’attenzione sta scemando.

Nelle scorse settimane, grazie all’impegno dell’oasi di padre Fedele di Cosenza, dei volontari paolani come il sempre presente Rinaldo Perrotta, la forza di volontà e la capacità di Davila Sorrentino, Ermelinda Guglielmetti, sono partiti oltre cinque tir con materiale umanitario.

Ma gli stessi volontari, Perrotta, Sorrentino, Guglielmetti, fanno appello alla vostra sensibilità, perché anche un piccolo contributo economico può essere utile per una grande causa.

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