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Dietro il “lungomuro” c’è il Circo

27062013740Finalmente è stata rappresentata, degnamente, la natura poetica dell’immagine nitida che si staglia sugli occhi dei paolani ogni qualvolta percorrono la parte meridionale del lungomare San Francesco. Dietro quella cinta muraria formata da griglie metalliche, al posto dell’onirico porto, ha preso vita un tendone giallo riempito d’attrazioni fenomenali e bestie esotiche. Poi pagliacci, scimmiette con lo zuccherino, funamboli e roulotte. Se questo vuole manifestare la natura di un progetto che si preannuncia – da sempre – in via di operatività, ha bellamente colto nel segno.

Un Circo, un recinto e una promessa. Onestamente, la brama di voler realizzare un’opera tanto “vantaggiosa” per la Città, tale da meritare cancelli di protezione tinti d’arancio, non merita menzione in questa invocazione. Ciò che risulta evidente è il fatto che a Paola, ormai da anni, si assiste al carcerario fenomeno del “sole a scacchi” proiettato, nell’ombra pomeridiana del tramonto, sui curvilinei ciottoli che compongono il marciapiede. Un sole filtrato da costosissime sbarre tolte,  rimesse e pagate già tre volte, un lungo separè “miracoloso” che funge da promemoria per la promessa da tenere presente: il Porto!

Il Circo, all’interno dell’area riservata allo spazio VIP del progetto del Porto, è bello come il sole nelle canzoni di Jovanotti. In quell’arena tendata, creata partendo dalle balle di fieno, ai giocolieri del birillo e agli sputafuoco alcolisti è riservato lo spazio per incantare la folla di curiosi che al Circo vanno, stando seduti su spalti ricavati da autoarticolati infiniti. Sotto quelle corde, tra lo scintillio sulla giacca del domatore e la lunga fascia gialla dell’occhio di bue, avviene – ad ogni spettacolo – un piccolo miracolo. Si capovolge la Realtà. L’illusionista prende la scena e divide in due il corpo dell’assistente, il clown inciampa su una buccia di banana ed piccolo pony con la criniera dorata gira in tondo lungo i mucchi che lo separano dal pubblico. La platea è entusiasta, perché condivide quella mistificazione e vi partecipa a sua volta.

Ma poi lo spettacolo finisce ed anche il miracolo si esaurisce. Il Circo leva le tende e riparte per un’altra Città, nel suo lungo serpentone gentile e ingolfato, va via coi caroselli e s’allontana. Al pubblico non resta che la mesta ritirata nella fisicità del mondo.

Ma la recinzione, a Paola, resta. Promemoria di un Circo che fu e che è, “lungomuro” di un lungomare dissestato.

Speriamo non sia la strada per il “futuro”.

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