A distanza di tanto tempo ci sono momenti che continuano a ravvivare il fuoco, mai sopito benché la cenere sui tizzoni abbia ormai una stratificazione decennale, di un ricordo che proietta ancora luci nonostante le ombre che lo ammantano siano consistenti.

Sul delitto Losardo tanto è stato scritto, molto è stato demandato al sentimento dell’opinione pubblica e poco è stato certificato dalle sentenze dei processi. Lo Stato, nei confronti di un suo uomo, non è riuscito ad acclarare le responsabilità oggettive, ramificate in una sequela di mandanti ed esecutori che trascendono i banali colpi di pistola esplosi contro di lui. Giannino Losardo è morto, ucciso da una mano che era il terminale di tante braccia, tutte collegate ad una malsana idea di ordine precostituito che con timore, in certi casi forse riverenza, viene descritto come “mafia”.

Ma quando la mafia uccide una persona per bene, la vittima del delitto viene eternata. Quindi, paradossalmente, Giannino Losardo è vivo.

Proprio per verificare questa sensazione è stato necessario rivolgere l’attenzione a chi, di questo encomiabile servitore dello Stato, ne porta il cognome e ne vivifica l’azione quotidianamente. Raffaele Losardo, figlio del funzionario della Procura della Repubblica di Paola, ha parlato di suo padre in termini che – oscillando dalla vita lavorativa all’attività politica – potrebbero fungere da cardine comportamentale per molti amministratori di questa parte di Calabria e di gran parte d’Italia.

«È quasi scontato dire che la figura di mio padre – ha detto Raffaele Losardo – inteso come capo della famiglia, è mancata a tutti quanti noi. La sua assenza quotidiana è un riverbero che si infrange su tutto ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. La moglie, mia madre, i figli e finanche i nipoti, hanno avvertito ed avvertono questa situazione come uno sradicamento traumatico che ha viziato l’intero ciclo di vita di ognuno. Oggi, nonostante i tanti anni passati, ciò che rende ancor più vivido il dolore è la constatazione che il problema persiste, annegato in una questione morale non ancora risolta. Laddove la democrazia si misura in marketing elettorale e le differenze partitiche sono sfumate lungo il confine del consenso fine a se stesso, la battaglia per la legalità disperde le sue forze. L’unica certezza rimasta è l’interesse di Papa Francesco che, quasi a raccogliere il testimone lasciato da Enrico Berlinguer, ha fatto di questa tematica il cardine della sua ultima enciclica. Speriamo bene».

[Speciale] Giannino Losardo, il figlio: «Vittima della “Questione Morale”» ultima modifica: 2015-06-22T16:59:16+02:00 da Francesco Frangella
Francesco Frangella

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Giornalista. Mi occupo di Cronaca e Politica. Sono tra i fondatori del Marsili Notizie ed ho collaborato come freelance per varie testate.