paola cecè barretta

Paola – Ogni “vriccio” un capriccio (storie di pietrisco, pasta e cecè)

A Paola, in questi giorni, le domande sembrano essere diventate quasi un genere amministrativo. Non una nuova categoria di atto pubblico, per carità: semplicemente il modo più efficace per provare a capire cosa stia accadendo in una città nella quale si susseguono interventi, avvisi, manifestazioni d’interesse, problemi quotidiani e discussioni politiche. E dove, talvolta, per comprendere una risposta bisogna prima riuscire a trovare la domanda giusta.

Il tema dei lavori pubblici, in particolare, merita qualche riflessione. Non perché ogni intervento debba necessariamente nascondere un problema — sarebbe una conclusione tanto facile quanto scorretta — ma perché quando si interviene sul patrimonio pubblico, sulle strade o sugli spazi cittadini, trasparenza e programmazione non sono optional.

Il Comune, del resto, dispone di una struttura amministrativa specificamente articolata per queste materie: il Settore 1 comprende Lavori pubblici, PNRR, Urbanistica, Appalti e Contratti e Patrimonio, mentre il Settore 2 si occupa, tra l’altro, di manutenzione, attività produttive, servizio idrico integrato, demanio e ambiente.

E proprio sul fronte della manutenzione l’amministrazione ha pubblicato, nel giugno scorso, un’indagine di mercato per affidare il servizio di manutenzione e pronto intervento sull’intero patrimonio comunale, comprese strade, immobili, strutture scolastiche e impianti. L’avviso prevedeva una durata di tre mesi, luglio-agosto-settembre 2026, ed è stato successivamente riaperto nei termini.

Le rotonde sponsorizzate: gara, concessione o iniziativa privata?

Una delle domande che circolano riguarda le tabelle pubblicitarie collocate sulle rotonde cittadine.

La questione, naturalmente, non è stabilire a priori se ci sia qualcosa di irregolare. Non lo sappiamo e non sarebbe corretto sostenerlo senza documentazione.

La domanda è molto più semplice: «con quale procedura sono state affidate o autorizzate?»

È stata effettuata una gara? È stata pubblicata una manifestazione d’interesse? Esiste una convenzione? Quali sono le condizioni economiche? Chi sostiene eventualmente i costi di realizzazione e manutenzione? E, soprattutto, quali entrate — se previste — derivano per il Comune dall’utilizzo di questi spazi?

Perché anche una rotonda, quando diventa uno spazio pubblicitario, può trasformarsi in una piccola questione amministrativa. E sarebbe bello che la risposta non fosse affidata alla tradizionale tecnica paolana del “chiedi a quello che forse sa”.

Poi c’è un’altra curiosità che meriterebbe, anche questa, una risposta amministrativa: l’affissione di targhe commemorative su opere artistiche inaugurate già oltre un decennio fa. Nulla da eccepire, naturalmente, sulla volontà di ricordare autori, amministratori o circostanze legate alla realizzazione di un’opera. Ma viene spontaneo chiedersi quale sia il senso, oggi, di una nuova targa su un’opera che ha già una storia consolidata: si tratta di una semplice integrazione informativa, di una nuova intitolazione, di un atto commemorativo o di altro ancora? Anche in questo caso, basterebbe probabilmente poco: conoscere chi ha disposto l’affissione, con quale atto e con quale eventuale spesa pubblica. Perché a Paola, a quanto pare, anche le opere che hanno già superato brillantemente il traguardo dei dieci anni possono sempre ricevere una sorta di “seconda inaugurazione”. E, se proprio dobbiamo inaugurare qualcosa, magari sarebbe utile inaugurare anche la relativa trasparenza documentale.

Il pietrisco sul nuovo spazio (proprietà privata) spianato sotto l’Agip e quella parola che mette tutti d’accordo: “vriccio”

Altra questione da chiarire riguarda lo spianamento dell’area sotto l’Agip, dove sarebbe stato posato pietrisco, il comunissimo “vriccio”.

Qui il punto non è il materiale in sé, naturalmente. Il punto è «chi abbia eseguito l’intervento, con quale autorizzazione e a spese di chi».

La presenza di cartelli indicanti la proprietà privata rende ancora più importante distinguere ciò che è stato realizzato dal Comune da ciò che eventualmente è stato realizzato da un privato.

Anche in questo caso, dunque, niente sentenze preventive: servono semplicemente atti, autorizzazioni, eventuali ordini di servizio e una risposta chiara.

Mercato coperto, Badia e teatro Ganeri: quale futuro per gli spazi pubblici?

Poi c’è il capitolo delle manifestazioni d’interesse e della gestione di alcuni immobili e spazi cittadini.

Il Comune ha effettivamente fatto ricorso, nel tempo, allo strumento delle manifestazioni d’interesse per diverse finalità. Nel 2026, ad esempio, risultano pubblicati avvisi relativi alla rigenerazione di aree verdi e all’individuazione di operatori economici per servizi comunali.

Ma una manifestazione d’interesse non è, di per sé, una privatizzazione. È una procedura che può servire a raccogliere disponibilità e individuare soggetti interessati. La differenza non è semantica: è amministrativa.

Ed è proprio qui che nasce il tema politico.

Se per il mercato coperto, per la Badia o per altri immobili comunali si ipotizzano nuovi modelli di gestione, «qual è il progetto dell’amministrazione?»

Quale destinazione d’uso si immagina?

Che fine farebbero eventuali associazioni già presenti?

Quali sarebbero i criteri di scelta?

Quali vantaggi concreti avrebbe la città?

Sono domande legittime, soprattutto quando si parla di patrimonio pubblico.

E la questione non riguarda soltanto il passato. Riguarda anche il futuro dei teatri e degli spazi culturali della città, compreso il Teatro Mauro Ganeri, che il Comune ha utilizzato anche per iniziative pubbliche e culturali. La stessa amministrazione comunale lo indica tra gli spazi collegati alle attività culturali cittadine.

Il rischio, altrimenti, è che la città accumuli contenitori prima ancora di aver deciso quale contenuto metterci dentro.

E questa sarebbe una forma di programmazione decisamente originale: prima si trova lo spazio, poi  con calma – si cerca l’idea.

Biblioteca: mentre la politica discute, cosa succede ai servizi?

Sul tavolo c’è anche la questione della biblioteca comunale.

La struttura amministrativa del Comune assegna espressamente la biblioteca al Settore 3, insieme alle attività culturali, sportive e ricreative.

Il punto, però, è politico e culturale: quale ruolo si vuole attribuire alla biblioteca nella Paola del futuro?

Perché una biblioteca non è soltanto un luogo nel quale conservare libri. È un servizio pubblico, un presidio culturale, uno spazio per ragazzi, studenti, famiglie e cittadini.

E qui si apre un discorso più ampio: cultura e turismo non si fanno con eventi isolati, per quanto riusciti o partecipati possano essere. Si costruiscono con continuità, programmazione, promozione del territorio, cura degli spazi, iniziative distribuite durante l’anno e una strategia capace di trasformare le singole occasioni in un progetto riconoscibile.

Altrimenti il rischio è quello di apparecchiare una tavola di eventi qua e là e pensare che basti a sfamare una città che, invece, sembra avere una fame ben più grande: la fame di costanza.

E no, non basta una “pasta e cecè” per saziare quella fame. Può essere un appuntamento piacevole, conviviale, persino identitario. Ma la cultura e il turismo hanno bisogno di molto altro: continuità, idee, calendario, promozione e soprattutto una visione.

Perché un territorio turistico non vive soltanto nei giorni in cui c’è qualcosa da fare. Vive anche nei giorni in cui non c’è una festa, non c’è una manifestazione, non c’è un palco. È proprio allora che si misura la capacità di una città di raccontarsi, accogliere e mantenere viva la propria identità.

Se la discussione politica si concentra sulle geometrie della maggioranza, della minoranza e sulle dinamiche interne al Consiglio comunale, la domanda dei cittadini rimane però molto più concreta: quali servizi funzionano e quali invece devono essere rilanciati?

E, soprattutto, quale idea di città c’è dietro il calendario degli eventi? Perché mettere insieme appuntamenti non significa ancora fare programmazione. E una città che aspira a vivere di cultura e turismo non può permettersi di avere una stagione fatta di fiammate: serve un fuoco che resti acceso tutto l’anno.

Acqua: una questione tutt’altro che teorica

Qui il discorso diventa ancora più concreto.

Il Comune ha emanato il 16 luglio 2026 l’ordinanza sindacale n. 63, con la quale è stato disposto, in via precauzionale, il divieto di consumo dell’acqua per uso potabile per le utenze alimentate dal serbatoio San Miceli. L’atto è pubblicato sul sito istituzionale dell’ente.

Questo dato documentale è sufficiente per dire una cosa: «il problema idrico non appartiene soltanto alla dimensione delle lamentele da strada; almeno in una circostanza recente ha prodotto un provvedimento ufficiale dell’amministrazione».

Resta invece da verificare, sulla base di dati più completi, l’entità e la frequenza delle criticità idriche.

Ma per cittadini, turisti e soprattutto per le persone più fragili, l’acqua non è una voce di bilancio né un punto di programma elettorale. È acqua. E dovrebbe arrivare dal rubinetto con una frequenza decisamente superiore a quella delle discussioni politiche.

Tari: il bonus sociale c’è, ma la domanda resta

Sul fronte della Tari emerge un altro elemento documentato.

Il 16 luglio il Comune ha pubblicato un avviso ai contribuenti relativo al “bonus sociale Tari”, predisposto dal Settore 7 – Contabilità e Programmazione Finanziaria – Tributi. Nella stessa sezione del sito comunale compare anche la domanda per l’agevolazione Tari 2026.

A questo punto si pone però una questione specifica: l’eventuale emissione dei bollettini prima dell’applicazione delle agevolazioni e il conseguente meccanismo di eventuale conguaglio.

Su questo punto, allo stato delle verifiche effettuate, non è possibile affermare che le somme siano state calcolate in modo errato né che i contribuenti debbano necessariamente pagare prima e ottenere successivamente un conguaglio.

È però perfettamente legittimo chiedere all’amministrazione di spiegare:

  • sulla base di quali dati siano stati elaborati gli avvisi;
  • come vengano applicate le agevolazioni;
  • se chi ne ha diritto debba presentare una richiesta;
  • come venga gestito l’eventuale conguaglio;
  • quali siano le scadenze effettive.

La trasparenza, in materia tributaria, è una cosa molto meno romantica di una conferenza stampa ma molto più utile a chi deve pagare.

La bretella di Rione Croce: progetto, terreni e soldi pubblici

Infine, c’è la questione della bretella di aggiramento a Rione Croce, collegamento verso Viale Charitas e la Piazzetta.

Anche qui le domande sono precise: «qual è il progetto? Qual è il quadro economico? Quali sono gli stanziamenti? Quali terreni sono interessati? Qual è il titolo che consente di intervenire sulle aree private eventualmente coinvolte?»

Non sono dettagli secondari.

Quando un’opera pubblica interessa terreni privati, la trasparenza sull’iter amministrativo, sugli eventuali espropri o accordi, sulle autorizzazioni e sulla copertura finanziaria diventa essenziale.

Al momento, nelle fonti ufficiali consultate per questa verifica, non è stato possibile ricostruire integralmente il quadro documentale specifico della bretella così come si presenta. Per questo non sarebbe corretto trasformare i dubbi in accuse.

La domanda finale è sempre la stessa: qual è il progetto?

Il filo che unisce tutte queste questioni è forse più semplice di quanto sembri.

Non si tratta di sostenere che a Paola “non si fa nulla”. Sarebbe una rappresentazione semplicistica e smentita, tra l’altro, dalla mole di avvisi e procedimenti pubblicati dall’amministrazione: dalle manutenzioni agli interventi sul patrimonio, dalle aree verdi ai servizi, fino alle iniziative culturali e sociali.

Il problema, semmai, è capire quale sia il disegno complessivo.

Quale città si vuole costruire?

Quali spazi pubblici devono rimanere tali?

Quali possono essere affidati a soggetti esterni?

Quali servizi devono essere potenziati?

Quanto costano le opere?

Chi le finanzia?

Con quali procedure?

E soprattutto: quali risultati concreti vedranno cittadini e visitatori?

Sono domande che non appartengono né alla maggioranza né alla minoranza. Appartengono alla città.

E forse, proprio per questo, meritano risposte molto meno ironiche delle domande.

Perché a Paola, in fondo, non manca il materiale per fare politica. Manca — almeno su alcune delle questioni sollevate — una cosa molto più semplice: la possibilità per il cittadino di capire, senza dover diventare egli stesso un investigatore, chi fa cosa, con quali soldi, secondo quale progetto e con quale risultato.

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