«Roba in comune? Buttala nel fiume»; «Chi spartisce e per sé non tiene, un malanno gli viene».
Sulla scorta di proverbi come questi, figli di una sottocultura refrattaria al senso civico, la popolazione contribuente dello Stato propriamente inteso, ha maturato una sorta di distacco riguardo le finalità per cui si sono rese necessarie le tasse.
Sorvolando sugli aspetti evasivi ed evadenti di quei miserabili che non contribuiscono affatto al funzionamento del “sistema Paese”, i quali sono poi magari i primi a lamentarsi dei disservizi e a sfasciare i Pronto Soccorso, il fulcro di questa riflessione vuole innestarsi nella disattenzione che annebbia lo sguardo di chi paga e non sa perché lo fa.
I fondi, che siano di natura “europea”, “statale”, “regionale” o “comunale”, si generano a partire dal contributo dei cittadini, che con ogni loro attività, garantiscono il rimpinguamento delle finanze che gli amministratori (eletti dai cittadini) vanno poi a spendere per la collettività.
Senza scomodare i massimi sistemi e volendo focalizzare l’attenzione sui fatti più locali, si prenda l’esempio di Paola, una cittadina che un tempo anelava al titolo di “Reginetta del Tirreno” o “Perla della costa cosentina”, oggigiorno spersa in una nebbia dove le progettualità non vengono rese note e le opere prendono forma d’incanto.
Di stranezze ce ne sono a iosa ma i casi più eclatanti riguardano i movimenti terra, vale a dire i costosissimi sbancamenti che qua e là costellano l’area urbana. Da quelli a terrazze operati lungo Viale Charitas (alla cui sommità pare stia sorgendo una strada della quale non si comprende neanche il percorso intestinale), a quelli più centrali, come il livellamento e l’asfaltatura dell’area sotto l’Agip che a tutt’oggi è caratterizzata dalla presenza di transenne che ne certificano la natura privata, fino ad arrivare a Via Nazionale, dove il privato – dopo essersi giovato di “lavori pubblici” di riassestamento dell’area e aver ricambiato con un periodo di parcheggio gratuito – ad oggi ha eretto una bella cancellata e legittimamente imposto una tariffa a chiunque volesse lasciare la vettura.
Ultimo, in ordine di tempo, un nuovo sbancamento, proprio di fronte l’area parcheggio sotto l’Agip, già costato la vita (o la vegetazione) a qualche albero e al marciapiede (pubblico) adiacente. Di questo lavoro, a tutt’oggi, non si conosce né il progetto, né il tipo di contratto che ne farà – eventualmente – un bene comune. Ma se le premesse sono quelle di cui sopra, appare chiaro che difficilmente la cittadinanza paolana (pagante per via delle tasse) potrà giovarsene considerandolo un bene collettivo.
A chi giova questo che, a tutti gli effetti, pare un “sistema”?
Sicuramente non ai contribuenti, che d’ora in avanti farebbero bene a tenere gli occhi aperti e a chiedere spiegazioni in merito a ciò che viene fatto con i soldi che, volenti o nolenti, versano all’erario.
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