Sant’Agostino, il mistero dell’adeguamento sismico
A Paola c’è un edificio che sembra avere una particolare vocazione alla reincarnazione amministrativa: il Sant’Agostino. Recuperato, restaurato, ristrutturato e riconsegnato alla città negli anni Novanta, tanto che nel 1997 era già pronto ad accogliere attività culturali e, successivamente, gli uffici comunali. Poi, qualche decennio dopo, rieccolo: “adeguamento sismico”, questa volta con tanto di finanziamento da 2,6 milioni di euro e procedura ufficiale avviata nel 2024.
Domanda maliziosa, ma lecita: che cosa è stato adeguato allora e che cosa bisogna adeguare oggi? Se il grande recupero degli anni Novanta interessò anche le strutture, dove sono progetto, calcoli, collaudo statico e certificazioni? E se invece quelle opere furono prevalentemente architettoniche e funzionali, allora perché per tanti anni un edificio destinato anche a funzioni pubbliche ha convissuto con una vulnerabilità sismica tale da richiedere oggi un intervento specifico?
Il Comune ha parlato di adeguamento sismico e di edificio strategico. Benissimo. Ma proprio perché parliamo di oltre due milioni e mezzo di euro, sarebbe interessante vedere le carte del “prima” e del “dopo”. Anche perché il vecchio restauro, secondo ricostruzioni giornalistiche, finì persino dentro le attenzioni dell’inchiesta denominata “Tela del Ragno”. Non è il caso di anticipare conclusioni giudiziarie: basterebbe, molto più semplicemente, aprire gli archivi. Magari scopriremmo che è tutto perfettamente spiegabile. Oppure che Sant’Agostino, più che un convento, è stato negli anni un vero laboratorio di amministrazione pubblica.
Il percorso tattile e il mistero dei sampietrini
Poi c’è Via 4 Maggio, dirimpetto alla Casa Natale del Santo: un luogo dove l’accessibilità dovrebbe essere una cosa seria, quasi sacra. E invece compare il percorso tattile. Ottima idea, naturalmente: peccato che ai lati – e in accostamento – resti il vecchio selciato in sampietrini.
Ora, proviamo a metterci nei panni, anzi sotto il bastone, di una persona non vedente. Il bastone bianco dovrebbe poter leggere il percorso, riconoscere gli elementi tattili e accompagnare una deambulazione sicura. Ma se accanto alla superficie tattile abbiamo una distesa irregolare di sampietrini, senza una vera fascia liscia, continua e complanare, quanto diventa facile distinguere ciò che è guida da ciò che è semplice pavimentazione?
L’accessibilità, insomma, non dovrebbe essere soltanto una questione di “posare” qualcosa che assomigli a un percorso tattile. Dovrebbe essere progettata pensando a chi quel percorso dovrà realmente utilizzare.
Perché altrimenti rischiamo il capolavoro: costruire una guida per chi non vede e contemporaneamente chiederle di interpretare un piccolo rebus sotto i piedi. E davanti alla Casa del Santo, francamente, sarebbe preferibile un miracolo più semplice: camminare senza inciampare nell’accessibilità.
Gli esperti, gli assessori e il curioso caso del commissariamento volontario
E poi arrivano gli “esperti”. Due incarichi da 3.000 euro per quattro mesi, prorogabili “secondo le disponibilità di cassa”, per occuparsi di settori che hanno già i loro assessori: da una parte l’igiene urbana e i servizi complementari, dall’altra il servizio idrico integrato. Una sorta di subassessorato a tempo determinato, insomma: gli assessori restano, ma qualcuno viene chiamato a spiegare loro come fare gli assessori.
Il particolare curioso è che non si tratta propriamente di sconosciuti alla politica paolana. Il professionista incaricato attraverso la società di “Rettifiche Nautiche” per l’igiene urbana è una persona che, alle ultime elezioni, si era candidata proprio nelle liste a sostegno dell’attuale maggioranza. L’altro è un volto ancora più noto: già assessore nella giunta Politano, fu collocato – nelle ricostruzioni politiche di quella crisi – nell’area forzista riconducibile al segretario provinciale Gianluca Gallo. Proprio il mancato accordo sul rimpasto e sul turnover degli assessori, anche alla luce del veto attribuito a quell’area, contribuì alla prematura conclusione dell’esperienza Politano.
E oggi il curioso contrappasso: uno torna dalla porta tecnica della maggioranza che aveva contribuito a mettere politicamente in crisi, l’altro vi entra direttamente dopo essersi candidato con quella stessa maggioranza. Cambiano le amministrazioni, cambiano le targhette sulle porte, ma i protagonisti sembrano avere un certo talento per ritrovarsi sempre dalla parte giusta del municipio.
Tutto perfettamente legittimo, naturalmente, se gli affidamenti sono regolari e le competenze adeguate. Ma proprio perché si tratta di personalità pubblicamente riconoscibili e politicamente collocate, la trasparenza dovrebbe essere doppia: curriculum pubblicati, motivazioni della scelta, criteri dell’affidamento diretto e risultati attesi.
E ai forzisti paolani, rimasti senza una guida ufficiale ma apparentemente sempre più centrali nella geometria della maggioranza Perrotta, una domanda sorge spontanea: come si sentono a fare da spina dorsale a un’amministrazione trasversale guidata da un sindaco dalla storia socialista? È evoluzione politica, pragmatismo o semplice arte paolana del “mai dire mai”?
Quanto agli esperti, resta la domanda più impertinente: se i risultati non arrivassero, restituirebbero almeno il compenso? Perché a Paola, evidentemente, anche le deleghe hanno bisogno di… consulenza.
Marsili Notizie Sito di Notizie sommerse e di informazione attiva
