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Paola – Pillole rotonde: le domande girano e i cartelli si piantano

A Paola le rotonde non girano soltanto: sembrano anche produrre pubblicità. E, visto il proliferare della cartellonistica lungo la Statale 18 e in altri punti della città, una domanda viene spontanea: con quale procedura vengono autorizzati questi impianti?

Non è un’accusa e non è nemmeno una sentenza. È una domanda amministrativa, dunque dovrebbe avere una risposta amministrativa.

Il Comune dispone di un regolamento che disciplina il canone patrimoniale di concessione, autorizzazione ed esposizione pubblicitaria e di un regolamento specifico sugli spazi e sulle aree, che disciplina autorizzazioni, concessioni e revoche.

Allora basterebbe pubblicare gli atti: chi ha autorizzato la cartellonistica sulle rotonde? Con quale procedimento? Esiste una concessione? Quanto dura? Quali eventuali entrate produce per l’ente? Chi provvede a installazione e manutenzione?

Domande semplici. Talmente semplici che sarebbe curioso vedere quanto tempo serva per trovare le risposte.

Poi c’è il capitolo degli spazi davanti al parcheggio sotto l’Agip. Qui la questione diventa ancora più curiosa perché sui cartelli compaiono due definizioni che sembrano appartenere a due realtà parallele: «Spazio privato» e «Spazio privato ad uso pubblico per gentile concessione».

Privato, pubblico, privato a uso pubblico: una piccola trilogia amministrativa.

La domanda, però, è molto concreta: chi ha spianato quell’area? Con quali fondi? Esistono determine, autorizzazioni, convenzioni o altri atti che documentino l’intervento? Per quanto tempo sarebbe valido l’eventuale uso pubblico?

Non sono interrogativi peregrini. Un precedente cittadino, quello dell’area di Via Nazionale, merita infatti di essere ricordato: Marsili Notizie ha già sollevato il tema di un’area privata oggetto di interventi di riassetto e successivamente tornata nella disponibilità del privato. Per un’idea in merito si pensi proprio a Via Nazionale, laddove insiste la stele dedicata al compianto Luigi Gravina, che proprio in virtù dell’assetto “privato” dell’area su cui era installata – e che è stata spianata e utilizzata ad “uso pubblico” per qualche tempo – è stata poi spostata quasi a ridosso del calpestio del minuscolo marciapiede, mentre il parcheggio è stato recintato ed il proprietario oggigiorno chiede un affitto a chiunque volesse metterci la macchina. Un altro precedente insiste su Via Cristoforo Colombo, ma lo scopo non è sciorinare quanti sono i casi, piuttosto fare emergere quella che sembra essere piuttosto una modalità amministrativa reiterata e fallimentare (perché lenisce per qualche tempo e poi aggrava le situazioni). Tanto per dire: Via Nazionale oggigiorno è uno sfacelo per quanto riguarda i parcheggi, con macchine sui marciapiede e furgoni che scaricano in mezzo al traffico.

Proprio per evitare che la storia si trasformi in una replica, sarebbe sufficiente conoscere preventivamente le regole del gioco. Anche perché il contribuente potrebbe avere la sgradevole sensazione di finanziare il livellamento di un’area oggi utilizzabile dalla collettività e domani, magari, utilizzabile a condizioni decise da altri.

Finché questi documenti non saltano fuori, meglio non fare il salto acrobatico dalla domanda alla certezza.

La nuova caserma dei Vigili del Fuoco: un presidio che non può restare sulla carta

E qui dalle rotonde si passa a una questione decisamente meno ornamentale.

A Paola c’è un’emergenza che riguarda direttamente la sicurezza: quella della nuova sede dei Vigili del Fuoco.

Non si tratta di un’idea tirata fuori dal cilindro per riempire qualche riga. Nel luglio 2025 il Ministero dell’Interno ha annunciato ufficialmente la realizzazione di un nuovo distaccamento dei Vigili del Fuoco a Paola, su un’area già individuata, inserendolo in un programma da circa 8 milioni di euro complessivi destinato anche al nuovo presidio di Fuscaldo.

E il tema è tornato anche nel Documento unico di programmazione comunale, dove la nuova caserma viene indicata tra gli interventi previsti, su un’area già acquisita dal Comune. Dunque il punto non è più chiedersi se l’esigenza esista.

Esiste.

Il punto è capire quando quella nuova sede diventerà realtà.

Perché un presidio dei Vigili del Fuoco non è un’opera qualsiasi. È una struttura che può fare la differenza tra un intervento tempestivo e uno che arriva dopo. Lo dimostra, banalmente, il lavoro quotidiano del distaccamento paolano, chiamato a intervenire non soltanto in città ma su un territorio più ampio e particolarmente delicato, soprattutto nei mesi estivi.

E allora la domanda torna ad essere amministrativa: a che punto è l’iter? Qual è il cronoprogramma? Quali risorse sono effettivamente disponibili? Qual è il progetto? Quando inizieranno i lavori?

Perché sarebbe davvero paradossale che, mentre altrove in provincia si posano prime pietre, si inaugurano nuove sedi e si rafforzano i presidi, a Paola ci si limitasse ancora a parlare della caserma del futuro.

Il rischio, naturalmente, non è quello di “perdere” oggi il presidio dei Vigili del Fuoco, che continua ad operare. Il rischio è più sottile: lasciare che una necessità strategica rimanga sospesa così a lungo da trasformare un progetto annunciato in un’altra opera eternamente attesa.

E per una città che vuole essere centro di riferimento del Tirreno cosentino, non sarebbe esattamente un buon segnale.

E le Fiamme Gialle? La nuova sede è finalmente una gara

La questione della Guardia di Finanza presenta, invece, un elemento nuovo e molto concreto.

A Paola opera una Compagnia della Guardia di Finanza; la nuova sede prevista in via Colonne è però formalmente indicata negli atti del Demanio come nuova sede della Tenenza della Guardia di Finanza. La distinzione terminologica non è un dettaglio da poco, ma soprattutto non deve far perdere di vista la sostanza: da anni si parla della rifunzionalizzazione dell’ex sede dell’I.P.S.I.A./I.P.S.C. Pisani per ospitare il presidio delle Fiamme Gialle.

E stavolta non siamo più soltanto davanti a un annuncio.

La storia amministrativa dell’intervento parte almeno dal 2019, quando l’Agenzia del Demanio annunciò la destinazione dell’immobile di via Colonne a nuova sede della Guardia di Finanza. Negli anni successivi sono stati avviati i servizi di progettazione, effettuati ulteriori passaggi tecnici e, nel 2024, è stata avviata la Conferenza dei servizi relativa alla ristrutturazione e rifunzionalizzazione dell’immobile. Gli atti del Demanio identificano l’intervento con la scheda CSB1165 e il CUP E96E19000220001.

Poi, finalmente, è arrivato il passaggio che più di tutti trasforma un progetto in qualcosa di concreto.

L’Agenzia del Demanio ha pubblicato il 7 agosto 2026 la procedura G02723 per i lavori di ristrutturazione e rifunzionalizzazione ad uso uffici dell’ex sede dell’I.P.S.I.A. Pisani di via Colonne, destinata alla nuova sede della Tenenza della Guardia di Finanza.

L’importo dell’intervento è di 2.537.122,42 euro.

La gara aveva una scadenza fissata al 28 agosto 2026, alle ore 12:00. Il portale ufficiale del Demanio, nella consultazione aggiornata al 14 agosto, la riportava come procedura “in corso”.

Ma oggi, 31 agosto, quel dato va letto con cautela: l’aggiornamento del portale è precedente alla scadenza della gara. Non sarebbe dunque corretto sostenere che la procedura sia ancora formalmente “in corso” sulla base di quella sola schermata.

Quello che possiamo dire è che la gara è arrivata alla scadenza prevista il 28 agosto e, al momento della consultazione, non risulta ancora pubblicato un esito definitivo di aggiudicazione.

Tra la documentazione collegata alla procedura compare inoltre un “Verbale di Gara”, elemento che rende particolarmente interessante capire cosa sia accaduto dopo la scadenza: quante offerte sono state presentate, quali operatori economici hanno partecipato, se vi siano state esclusioni, quale sia l’eventuale graduatoria e se sia stata formulata una proposta di aggiudicazione.

Insomma, dopo sette anni di passaggi amministrativi, adesso la domanda non è più soltanto quando partiranno i lavori?

È diventata una domanda molto più concreta:

chi ha partecipato alla gara e a chi verranno affidati quei 2,5 milioni di euro?

E qui nasce anche la domanda politica per Paola: l’amministrazione comunale sta seguendo questa partita? Sta interloquendo con Demanio, Guardia di Finanza e Ministeri competenti? Sta facendo tutto quanto è nelle proprie possibilità perché un presidio dello Stato di questa importanza venga effettivamente realizzato nei tempi previsti?

Perché il dato nuovo, questa volta, c’è.

La gara è stata pubblicata. La scadenza è arrivata. Adesso bisogna vedere cosa c’è dentro il verbale e cosa succederà dopo.

E forse, dopo tanti anni, è proprio questo il momento in cui sarebbe utile che qualcuno spiegasse ai cittadini a che punto è realmente la nuova sede della Guardia di Finanza di Paola e quando si potrà finalmente parlare di lavori, anziché soltanto di progetti.

Ferrhotel: e quell’area vicino alla stazione?

E poi c’è un’altra piccola tessera di questo mosaico, che per ora va trattata esattamente per quello che è: un’ipotesi, una suggestione, una domanda da verificare.

All’incrocio tra via Sant’Agata e la stazione ferroviaria, nell’area riconducibile al vecchio Ferrhotel, sembrerebbero essere in corso lavori di sgombero e sistemazione.

La domanda che circola è quasi inevitabile: che cosa si sta preparando?

Un nuovo slargo? Un’area di manovra? Un parcheggio?

E soprattutto: un parcheggio destinato anche ad autovetture “di servizio”?

Se fosse davvero questa la destinazione, sarebbe interessante conoscere il progetto, la proprietà dell’area, la destinazione urbanistica, gli eventuali atti autorizzativi e, soprattutto, chi dovrebbe utilizzare quegli spazi.

Perché proprio il Ferrhotel, per posizione e storia, rappresenta uno di quei luoghi cittadini che potrebbero avere molte possibili vite.

Potrebbe diventare uno spazio funzionale alla mobilità, un’area di servizio, un luogo di accoglienza o chissà cos’altro.

Ma se l’idea fosse semplicemente quella di ricavare un grande slargo destinato alle automobili, magari per esigenze di servizio, sarebbe bello che qualcuno lo dicesse.

Non servono indiscrezioni.

Serve il progetto.

Anche perché il modo migliore per spegnere una suggestione è sempre lo stesso: pubblicare gli atti.

La “nuova bretella” e quella curva che merita qualche risposta

Poi c’è la nuova bretella che collega Viale Charitas a Rione Croce.

Un’opera che, sulla carta, dovrebbe migliorare la viabilità e creare un collegamento utile. Ma che, osservandone il tratto terminale, lascia spazio a una domanda tutt’altro che teorica: perché la strada sembra sbucare praticamente dentro una curva?

Chi percorre il nuovo tratto non può non accorgersi della particolare configurazione dell’innesto.

Ed è qui che la domanda diventa inevitabilmente tecnica: chi ha approvato quella soluzione?

Esiste un progetto esecutivo?

Sono stati acquisiti tutti i pareri necessari?

È stata effettuata una verifica della sicurezza dell’innesto?

Esistono ordinanze, autorizzazioni e certificazioni relative alla disciplina della circolazione?

E soprattutto: è vero che la Polizia Municipale avrebbe dato il proprio via libera? Se sì, dov’è l’atto?

Perché un conto è dire che l’opera è stata realizzata e resa transitabile; un altro è sapere se tutti i passaggi amministrativi e tecnici siano stati completati e con quali motivazioni.

Anche qui non serve accusare nessuno.

Basterebbe vedere le carte.

Del resto, quando si costruisce una strada, soprattutto nel punto in cui questa termina e si innesta sulla viabilità esistente, la sicurezza dovrebbe essere il primo elemento del progetto e non l’ultima domanda dei cittadini.

E l’estate? Quando il calendario sembra più lungo della partecipazione

Poi c’è il capitolo dell’estate paolana.

Il Comune ha pubblicato un programma ufficiale di eventi per luglio e agosto 2026, dunque sarebbe ingeneroso sostenere che non sia stato organizzato nulla.

Ma un calendario di appuntamenti non equivale automaticamente a una stagione estiva riuscita.

La domanda è un’altra: quanta gente è stata realmente coinvolta?

E qui arriviamo all’ultimo, curioso fotogramma di questa estate: la proiezione de Lo Squalo sulla spiaggia, organizzata il 28 agosto sul lungomare, in zona Mantello.

Un’idea che, sulla carta, avrebbe avuto anche un certo fascino: il mare davanti, il grande schermo, un film diventato leggenda e quella musica che, probabilmente, avrebbe dovuto far guardare con un certo sospetto anche la prima onda.

Peccato che la partecipazione, almeno per quanto si è potuto osservare sul posto, sia apparsa decisamente modesta.

E forse è proprio questo il dato sul quale sarebbe utile riflettere.

Non basta organizzare un evento.

Bisogna capire perché la gente dovrebbe venire.

Serve promozione. Serve tempismo. Serve una programmazione riconoscibile. Serve una proposta capace di intercettare residenti, turisti, famiglie, giovani e attività commerciali.

Altrimenti si rischia di organizzare eventi come si piantano cartelli: uno qua, uno là, sperando che qualcuno li guardi.

E se il culmine dell’estate arriva con una spiaggia che avrebbe dovuto trasformarsi in sala cinematografica e invece restituisce l’immagine di una partecipazione ridotta, forse non è il pubblico ad avere torto.

Forse bisogna semplicemente chiedersi se la programmazione abbia davvero incontrato la città.

Alla fine, le domande sono sempre le stesse

Rotonde, cartelloni, aree private utilizzate a uso pubblico, cassonetti bruciati e mai rimossi, caserme, bretelle stradali, slarghi, parcheggi, eventi.

Questioni apparentemente lontanissime tra loro.

Eppure tutte riconducono alla stessa domanda: chi decide, con quali atti, con quali soldi e secondo quale progetto?

C’è poi un’ultima piccola – si fa per dire – domanda che riguarda un manufatto comparso sul marciapiede della strada che da Corso Roma conduce verso via San Rocco, lungo uno dei percorsi-belvedere più suggestivi di Paola.

A quanto pare, si trattava di un raccoglitore destinato alla plastica delle bottiglie. Il manufatto, però, è stato bruciato e da allora sembra essersi guadagnato una nuova, assai meno nobile destinazione: quella di rifiuto solido urbano permanentemente installato su suolo pubblico.

Una sorta di installazione artistica contemporanea, insomma. Peccato che nessuno abbia ancora spiegato quale sia il messaggio.

La domanda è semplice: quando verrà rimosso quel che resta del manufatto? Oppure si intende sostituirlo e ripristinare il servizio per il quale era stato installato?

Perché lasciarlo lì, carbonizzato e inutilizzato, lungo una delle strade panoramiche più belle della città, non sembra esattamente la migliore delle cartoline che Paola possa offrire a residenti e visitatori.

Anche in questo caso basterebbe poco: un atto, un intervento, una rimozione.

E magari, già che ci siamo, un po’ di attenzione per quei dettagli che, messi tutti insieme, finiscono per raccontare molto più di quanto sembri sulla qualità della manutenzione dello spazio pubblico.

Perché le questioni importanti, in fondo, non sono soltanto quelle che fanno rumore.

Una caserma che aspetta di essere costruita fa rumore.

Una strada che sbuca dentro una curva dovrebbe farne altrettanto.

Un presidio dello Stato che attende una nuova sede merita attenzione.

Un’area che cambia aspetto dovrebbe avere un progetto.

Un evento deserto dovrebbe suggerire una riflessione.

E una città che aspira a essere punto di riferimento del comprensorio dovrebbe avere una visione all’altezza delle proprie ambizioni.

Dopotutto, se le “Pillole Rotonde” vogliono avere una morale, potrebbe essere questa:

a Paola non mancano le domande.

Mancano, talvolta, soltanto i cartelli con le risposte.

E magari, per una volta, sarebbe bello che quei cartelli non fossero pubblicitari.

 

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